“Le gazze non sono ladre!” La cattiva fama che accompagna tali volatili viene smentita nel modo più categorico da Gianfranco Canato, mentre le sue pupille, tre gazze addomesticate, gli svolazzano attorno, cercando col becco la sua bocca per scambiare – vedere per credere – un affettuoso bacetto.
L’incontro con Gianfranco Canato, noto non solo a livello nazionale, ma anche europeo come ammaestratore di gazze, è casuale. Ci troviamo infatti in casa di comuni conoscenti, che l’amico delle gazze ha raggiunto portando con sè i suoi “inseparabili tesori”. Definizione questa dello stesso Canato, per il quale ormai la vita ha senso solo in simbiosi con i suoi volatili che, oltre alla fama, costituiscono per lui la fonte principale del suo sostentamento economico. Grazie ai simpatici numeri realizzati, Canato è spesso richiesto per esibizioni nell’ambito di intrattenimenti o spettacoli di varietà. La partecipazione a trasmissioni televisive come Fantastico, Pronto Raffaella, Domenica In e Superflash, gli hanno dato una risonanza vastissima. Ciò che affascina gli spettatori è indubbiamente la complessità degli esercizi compiuti dalle gazze, che eseguono a puntino i comandi del loro ammaestratore, ma è soprattutto l’atteggiamento amorevole del “papà delle gazze” e lo strettissimo legame che si è stabilito tra l’uomo e i suoi volatili a tener desta l’attenzione e determinare l’incondizionato assenso del pubblico.
Il rapporto affettuoso che si è instaurato con questi uccelli si coglie anche a livello verbale. Per Canato non sono animali. “Il termine mi sembra del tutto inadatto – ci dice –. Orribile alle mie orecchie giunge poi la parola bestie con cui qualcuno chiama le mie gazze. Certo – argomenta Canato – non possono nemmeno essere definite persone: ci mancherebbe! Ma la parola giusta c’è: creature! Ecco, questa è l’unica che accetto, perché in essa è implicito un rispetto per questi essere ai quali vanno riconosciute doti di intelligenza e capacità di legarsi affettivamente con l’uomo. Guai se mi trattengo troppo con una gazza trascurando le altre! Emerge subito la gelosia, segno questo evidente dell’affetto che reciprocamente ci lega”.
Ogni giorno Canato si intrattiene varie ore a dialogare con le sue dilette e a provare nuovi esercizi: “E qui emerge l’intelligenza – ci dice –. Nel gruppo c’è sempre la gazza più veloce ad apprendere, che in certo qual modo funge anche da modello alle altre: proprio come in una classe, in cui i migliori fungono da traino per tutta la scolaresca”.
I risultati raggiunti dall’ammaestratore lendinarese sono seguiti con attenzione sia dal mondo dello spettacolo per la varietà dei numeri programmati, sia dagli stessi ornitologi che guardano con interesse allo stretto rapporto che Canato sa instaurare con questi uccelli.
Ma le gazze sono ladre? torniamo a domandare. “L’equivoco – ci spiega Canato – nasce dalla loro attitudine al gioco e dalla capacità di afferrare e spostare oggetti tenendoli con il becco. È proprio su questi elementi del loro temperamento che io faccio affidamento per impostare i miei esercizi. Cosa che per esempio con un colombo mi sarebbe impossibile realizzare”.
Canato non si distrae dalle sue predilette rispondendo alle nostre domande.
La sua vita ha assunto una dimensione del tutto originale, meritando una indubbia citazione nel libro che racconta gli infiniti episodi che parlano di amore tra l’uomo e gli animali.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il “papà” delle gazze”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-papa-delle-gazze/