Gli automobilisti che transitano sull’ormai vetusto ponte in ferro sull’Adige, che collega le province di Rovigo e Padova – in località Boara Pisani e Boara Polesine – avvertono oscillazioni della struttura derivate dal traffico ben più intenso rispetto a quello esistente ai tempi della sua progettazione e costruzione. Lavori completati nel 1947, per complessive 60mila ore di lavoro.
Lungo 122 metri, il ponte presenta una struttura a traliccio, con tre campate di circa 40 metri ciascuna, una carreggiata per i veicoli larga 6 metri e di lato le passerelle per i pedoni di 1 metro ciascuna, dal peso complessivo di 5.500 tonnellate.
Con il passare degli anni, le lunghe colonne di auto e di mezzi pesanti, hanno indebolito l’opera facendo vibrare la struttura, ormai vetusta. In seguito alle sollecitazioni delle Autorità competenti, è intervenuta l’Anas, la società che gestisce la manutenzione delle reti stradali, predisponendo una bozza di progetto basato sulla rimozione del vecchio ponte e la sostituzione con uno più sicuro, moderno, ampio, adeguato a sostenere l’intenso traffico. L’attuazione è però rimasta per ora sospesa a causa di vincoli burocratici sollevati dalla Sovrintendenza di Verona e di Padova che ritiene il ponte – già ristrutturato nel 1945 dopo il danneggiamento causato da un bombardamento degli aerei alleati per colpire i tedeschi in fuga – una struttura legata a vincoli storici.
I passi volanti
Nei secoli passati, in assenza di ponti, per permettere il trasporto di merci e animali da una riva all’altra, si ricorreva a passi volanti, cioè traghetti costituiti da una grande zattera, con un basamento di assi di legno e legati con una fune ad un palo infisso al centro del fiume, che venivano manovrati dal traghettatore. Il passaggio richiedeva il pagamento di un pedaggio – come si rileva da documenti risalenti al Settecento durante il governo della Serenissima – stabilito dal Magistrato dell’Adige, cioè un apposito ministero che soprintendeva tutte le problematiche attinenti al fiume.
In conseguenza al crollo della Serenissima, nel 1797 il controllo del territorio passò alla dominazione napoleonica che riservò all’Adige un ruolo di rilevanza strategico-militare per gli scenari bellici che avrebbero caratterizzato i successivi decenni.
Il ponte ligneo denominato “Ponte Sissi”
Durante la successiva dominazione austriaca, l’Imperatore Francesco Giuseppe nel 1854 deliberò di unire stabilmente le sponde del Polesine e del Padovano con un ponte in legno da costruirsi a Boara. I lavori ebbero inizio nel 1856 e furono completati l’anno successivo in occasione della visita in Polesine dell’Imperatore e della moglie Elisabetta, meglio conosciuta come Sissi.
La coppia imperiale attraversò il ponte a Boara Polesine, fra l’entusiasmo e la curiosità della popolazione, poi riprese il viaggio verso il capoluogo, entrando in città dalla barriera di San Giovanni a Borgo Catena, dove per l’occasione era stato eretto un arco trionfale in stile gotico per i festeggiamenti.
Eugenio Piva (1820-1903) così ebbe a documentare l’evento nei suoi Ricordi: “In tale circostanza il Municipio preparò al Sovrano del suo cuore un’accoglienza regale col profondere denari per l’erezione di un grande arco trionfale alla barriera San Giovanni ed una splendida illuminazione fantastica a palloncini nelle due piazze, quella detta maggiore e l’altra detta del teatro, oltre all’innalzamento di un nuovo stendardo municipale nel mezzo della piazza maggiore.”
Il ponte, denominato dal popolo “ponte Sissi” era costruito in legno di larice con 12 arcate; tra un parapetto e l’altro correva una strada di fango e terriccio con un’unica carreggiata per pedoni e veicoli ed era ricoperto da una elegante tettoia.
Il governo asburgico lo aprì definitivamente al libero transito il 19 ottobre 1857 vigilia dell’annuale Fiera di Rovigo e, come riportano le cronache del tempo: “per degnazione speciale di SUA MAESTA’ I.R.A. è fregiato del nome Augusto della graziosissima nostra Imperatrice ELISABETTA”¹. L’opera realizzata costò al demanio lire austriache 100.864,80 pari a lire italiane 87.167,11.
Alcuni anni dopo, nelle vicinanze del ponte stradale, fu costruito, sempre ad opera del governo austriaco, un secondo ponte, questo in ferro per la linea ferroviaria che avrebbe congiunto Padova con Ferrara, passando per Boara.
Di seguito l’autorità imperiale, avendo ben presente le spinte nazionalistiche del tempo, ritenne di fortificare con una tipica struttura a quadrilatero la città di Rovigo, realizzando quattro forti, cioè opere di difesa collocate a Boara Polesine, Roverdicrè, Borsea e Sarzano².
Purtroppo tutte queste costruzioni – ovvero il ponte ligneo, quello in ferro e il forte di Boara – ebbero vita breve, poiché furono investite dagli eventi bellici della Terza Guerra di Indipendenza: fra l’8 e il 9 luglio del 1866 vennero fatte esplodere con cariche di dinamite dai comandi imperiali austriaci in fuga, dopo la sconfitta riportata contro i prussiani, alleati con l’esercito piemontese³.
Il Veneto entrava così a far parte del giovane stato italiano. E subito si pose il problema della ricostruzione del ponte sull’Adige di Boara. Le magre finanze erariali e l’urgenza di riattivare il collegamento tra le due sponde del fiume, portò alla decisione di riparare in via provvisoria quanto sopravvissuto alle fiamme, recuperando quel che di buono restava del materiale del 1857.
In qualche modo il ponte fu riaperto al transito, ma la situazione di emergenza, per varie ragioni si protrasse sino al 1871: il nuovo ponte ligneo fu completato il 30 giugno 1872, per un costo complessivo di lire 59.558,23.
Il ponte in ferro costruito nel 1935
Nel 1928 il Genio Civile, che aveva il compito di verificare, monitorare e sovrintendere le opere pubbliche, intraprese un lavoro di rialzo ed ingrosso degli argini del fiume Adige, per far fronte a esigenze idrauliche e nello stesso tempo per offrire opportunità di lavoro ai numerosi braccianti in difficoltà economica. Si ravvisò la necessità di sostituire il vecchio ponte con una costruzione nuova, finalmente in ferro, che avrebbe garantito maggiore stabilità e sicurezza.
L’incarico fu assunto dalla ditta Cantiere Anteo, che, dopo aver demolito il precedente manufatto, ne costruì uno nuovo, con tre campate, poggiante su due pilastri di muratura. La nuova costruzione fu realizzata leggermente più a valle, comportando pertanto una rettifica della strada statale numero 16.
Il ponte fu completato con una strada asfaltata e due corsie laterali per il transito di pedoni e biciclette.
L’opera fu inaugurata nel 1935 dal Governo fascista, che aveva inteso in tal modo migliorare le condizioni socio-economiche dei residenti e soprattutto ottenere maggiore visibilità politica a livello nazionale e internazionale.
Il pesante attacco aereo e il nuovo ponte del 1947
Durante l’ultimo conflitto mondiale il territorio polesano costituiva una zona militarmente strategica per la presenza dei due fiumi Adige e Po e dei ponti di attraversamento. Nel 1944, pertanto, la nostra provincia divenne oggetto della pianificazione militare alleata, che aveva tra i suoi obiettivi la distruzione dei ponti stradali e ferroviari per bloccare la ritirata tedesca verso nord.
Il 10 luglio 1944 Rovigo subì il primo pesante bombardamento alleato, cui ne seguirono oltre 140 nei mesi successivi. Il ponte ferroviario di Boara dopo ripetute incursioni aeree, fu colpito e reso inagibile il 17 agosto 1944, impedendo così ogni collegamento su strada ferrata tra Bologna e il nord-est d’Italia.
Le operazioni belliche raggiunsero l’apice con il pesante bombardamento del 20 aprile 1945; l’incursione aerea si sviluppò in più ondate successive: gli aerei alleati sganciarono una quantità di ordigni esplosivi tale da distruggere definitivamente il ponte sulla statale e con esso buona parte del paese.
Terminate le ostilità, il 28 aprile 1945, gli alleati iniziarono ad attraversare il fiume con potenti mezzi anfibi, costruendo in breve tempo un ponte “bailey”, ovvero una struttura militare in chiatte che permetteva il collegamento tra i due argini.
Il ponte provvisorio rimase in funzione per due anni, finché nel 1947 fu costruito il manufatto attuale, che oggi, come detto, presenta importanti segni di deterioramento, rendendo necessario il rimpiazzo con un nuovo ponte, sicuro e al passo con i tempi.
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Come citare questo articolo
Federica Panziera. “Il ponte sull’Adige di Boara”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-ponte-sulladige-di-boara/