Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Le donne nella Grande Guerra

A Rovigo suor Giuseppina Vasoin riposa nel Sacrario Militare con un migliaio di soldati, vittime dell’immane conflitto

di Renzo Avanzo

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 66–68

Durante la Prima Guerra Mondiale in più occasioni le donne ricoprirono ruoli importanti, sia nella società civile, sostituendosi in molte attività agli uomini impegnati al fronte, sia partecipando in vario modo ad alcuni eventi bellici, o ancora svolgendo attività infermieristiche. E a questo proposito eroico fu in molte circostanze il comportamento di infermiere e suore nell'assistere i soldati malati e feriti negli ospedali di guerra.

Tutti conosciamo il Sacrario di Redipuglia che contiene più di 100.000 corpi di soldati, ma pochi sanno che in mezzo a loro c’è anche una donna, Margherita Kaiser Parodi, tenente della Croce Rossa, morta di febbre spagnola, la pandemia di allora, innescata dalla globalizzazione che in quegli anni si produsse con i movimenti di milioni di soldati da un continente all'altro.

Suor Giuseppina Vasoin

Anche nel Cimitero di Rovigo un’unica donna, una suora infermiera, riposa tra tanti soldati vittime dei combattimenti. Durante la Grande Guerra Rovigo fu un importante polo ospedaliero militare perché non molto lontano dal fronte, particolarmente dopo la rotta di Caporetto, in seguito alla quale anche la provincia di Rovigo fu dichiarata zona di guerra.

Ben otto furono gli ospedali militari in città ricavati da varie strutture come il Seminario vescovile, la Caserma Silvestri, l'Ospedale psichiatrico, Palazzo Roverella, il Liceo Celio Roccati, l'ex Collegio Ghedin, il Sacro Cuore e l'Angelo Custode. Fu così che nel cimitero civico cominciarono ad essere sepolti soldati in gran numero, arrivando ad un migliaio, di cui circa duecento prigionieri di guerra austroungarici.

Nel 1930 il grande spazio occupato dalle tombe dei soldati sepolti a terra individualmente venne sostituito da un bel sacrario militare.

La suora infermiera presente tra tanti soldati nel Sacrario rodigino apparteneva alla Congregazione della Carità di Maria Bambina. Il suo nome era Suor Giuseppina Vasoin, al secolo Maria, nativa di Thiene. Morì nel 1916, a 39 anni, (anche lei di febbre spagnola, come la crocerossina sepolta a Redipuglia) mentre era in servizio di assistenza all'ospedale della caserma Silvestri.

Recentemente a Rovigo le è stata intitolata una via, senza però (a quanto mi risulta) che per l’occasione sia stata fatta una cerimonia commemorativa. Per avere informazioni sulla angelica infermiera mi sono rivolto alle Suore Serve di Maria Riparatrice, ancora presenti a Rovigo, le quali mi hanno indirizzato correttamente alla Congregazione delle suore di Carità di Maria Bambina con sede centrale della congregazione a Milano.

La Casa di Milano mi ha subito fornito una nota biografica relativa a suor Giuseppina e il suo necrologio del 1916. Io penso non dovrebbe mancare un'occasione per ricordare questa suora con una cerimonia che veda la partecipazione delle Associazioni d'Arma, rappresentanze del comune di Rovigo, di Thiene (la sua città di nascita) e della casa madre della sua congregazione. Nel riquadro proponiamo il testo molto probabilmente letto durante il rito funebre.

Maria Plozner Mentil

Ma, oltre che come infermiere, in alcuni casi troviamo anche donne in prima linea, quasi militarizzate, per rifornire i soldati di viveri e munizioni. Nell’alta Carnia fu molto elevato il numero di donne che accettarono di servire l’esercito. Avevano un bracciale rosso col numero del reparto da cui dipendevano. Ogni viaggio veniva pagato 3,5 euro.

Una di queste era Maria Plozner Mentil, 36 anni, quattro figli e il marito che stava combattendo sul Carso. Il 15 febbraio 1916 sta salendo verso la cresta di confine che domina il passo di Monte Croce Carnico. A 1610 m. di quota; si ferma un momento per riposare ma viene colpita ad un fianco da un cecchino austriaco.

Maria muore il giorno dopo a Paluzza e viene sepolta con gli onori militari. Dopo la fine della guerra con la costruzione dei sacrari il suo corpo verrà traslato al sacrario di Timau poco lontano da Paluzza. Questo è un tempio preesistente del XVIII secolo, adattato a sacrario costruendogli portici intorno con loculi. Il corpo di Maria verrà posto all'interno di un sarcofago nella chiesa, le cui pareti presentano affreschi rappresentanti le portatrici in attività.

Nel 1955 le fu intitolata la caserma di Paluzza, unica caserma in Italia intitolata ad una donna. Nel 1997 le fu assegnata la medaglia d'oro al valor militare premiando in lei anche tutte le portatrici carniche.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Renzo Avanzo. “Le donne nella Grande Guerra”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-donne-nella-grande-guerra/

Pubblicità