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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il porto dei delfini

poesie di Mattia De Poli

di Mattia De Poli

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 137–139

LE NUBI E IL FOCOLARE

Quell’albero, quell’alto ramo verde che oscillava nel vento è ora nera brace morta: anche l’ultimo riverbero del sole al tramonto si è spento in quella fibra, sulla terra.

Su un altro ramo canterà il passero che nascerà col primo tepore della primavera: e sarà festa ancora e giochi e voli e amori tra i rami degli alberi.

Sarà sole e sarà di nuovo vento: gelo, brina, neve, e colori e profumi e frutti; sarà pianto e sudore, sarà corsa e calore; guardo le nubi e il focolare.

LA SALITA¹

Oltre il vòlto, la strada sale lungo i muri delle case del borgo, aggrappata, appesa sul pendio della valle. E sale tra gli alberi fino a perdersi oltre il dosso nel silenzio del sottobosco, interrotto dal crepitare dei passi di chi sale. Oltre il dosso svetta una cima, a cui, forse, arriva la strada: e par già di udire lontano risuonare il passo di un uomo che, piano piano, sale.

1 Segnalazione di merito al I Concorso nazionale di poesia in lingua italiana “Premio Minerva”, Minerbe (Vr) 2004.

I TUOI OCCHI²

I tuoi occhi, in cui è naufragata la vita, hanno visto la tempesta ed ora godono ancor più del sole. Ma il cielo, azzurro intenso, quasi blu, davanti al sole è nudo come te che tra le onde e le assi spezzate cerchi quel mondo finito per sempre sul fondo del mare. Ti perdi a guardare nel sole la vita che acceca, perduta: è finita. È partita, la nave con le vele sciolte; sale, sale a solcare un nuovo mare in cielo e vola e danza lieta tra gli uccelli: e vola.

2 Primo premio all’VIII Rassegna di Poesia in Tassina “Sport e Poesia. Momenti di emozione” (sezione poesia a tema libero), Rovigo 2005.

«COME SE…»³

Come se si spegnessero le stelle in una notte senza luna…

Come se si spegnessero i lampioni in questa strada di periferia dove risuona lontano il fragore di un treno, mentre strillano nell’erba le cicale. Come se si spegnessero le lucciole in una notte d’Agosto e volassero solo pipistrelli e falene per l’aria, quando già si è addormentata anche la luna…

Tutti attendiamo trepidanti l’alba.

3 Segnalazione di merito al III Concorso internazionale di poesia e prosa “L’arcobaleno della vita – Città di Lendinara” (sezione poesia a tema libero), Lendinara (Ro) 2004.

UCCELLI D’AUTUNNO

Vola senza far rumore sopra le città e sopra le storie della gente. Vola senza battere le ali, e senza fretta e senza posa scruta l’orizzonte.

Una vela gonfia scivola silenziosa tra le onde del mare ed una bandiera tesa dal vento palpita singhiozzante. Corse e giochi dei bimbi sulla spiaggia si sono ammutoliti nel ricordo.

«Metti il cappotto, mettiti la sciarpa, Autunno, fuori c’è vento e fa freddo».

IL PORTO DEI DELFINI

C’è un porto, laggiù, oltre l’orizzonte, – così almeno raccontano le storie di vecchi marinai che hanno viaggiato, sopravvissuti a tempeste sul mare e al sole che brucia la pelle – là dove la terra scende ad abbracciare un lembo di oceano, che infinito si stende intorno, quasi a trattenerlo: è il porto dove nascono i delfini che scivolano via presto al largo. E, sommerse dal fumo delle pipe, scivolano via anche queste storie, lente, dalle loro labbra riarse.

TRAMONTO AL FARO⁴*

Strati di cielo, strato immobile di mare e la terra divisa sulla linea tesa dell’orizzonte. Il faro attende che il sole tramonti, sentinella e custode della luce, della forza che unisce l’uno all’altro i lembi estremi della terra.

Io non riesco ancora a dormire: nell’ora in cui si svegliano i ricordi, nell’ora dei sogni e delle paure, guardo nel calore del cielo. La lenta litania del mare in lutto, preda della notte, ferisce l’orecchio che ascolta.

4* Quarto premio al V Concorso internazionale di poesia e prosa “L’arcobaleno della vita – Città di Lendinara” (sezione silloge inedita), con la silloge “Sonetti Polesani”, Lendinara (Ro) 2006.

LA CASA NELLA GOLENA

Tra i pioppeti nella golena riposa sull’erba una casa: gli anni hanno scrostato l’intonaco, hanno levigato i mattoni, i coppi scomposti sul tetto, sventrato le porte e le imposte.

Fermati, passante, e ascolta la storia che qui un tempo pulsava, la fatica e il sudore, le gioie, i dolori e l’amore di un bacio rubato nell’ombra dietro un cappello intrecciato di paglia.

Ora, memoria devastata, sole e vento consumano le ceneri.

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Come citare questo articolo

Mattia De Poli. “Il porto dei delfini”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-porto-dei-delfini/

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