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ARTEOGGI

Il surrealismo di Osvaldo Forno

Opere come riflessioni sulla contemporaneità, a volte venate da toni ironici

di Leonardo Raito

Ventaglio Novanta n. 33 2006 pp. 99–102

Le opere ultime di Osvaldo Forno, coronano un percorso iniziato nel lontano 1959 e segnano il trionfo della policreatività dell’artista che, attraverso la padronanza della tecnica, riesce a rendere sulle sue tele influssi surrealisti che si abbinano alla perfezione con l’eleganza degli sfondi, reminiscenza di altre precedenti esperienze come l’optical art, o arte programmata, che Forno non aveva vissuto come un effimero esercizio di tecnica, ma come profonda ricerca sperimentale, che implica anche una trasposizione dei propri sentimenti.

Così nelle opere “Il generale”, “Interni familiari” e “La recita” le scacchiere, che in passato avevano rappresentato privilegiati elementi di indagine, diventano sfondi funzionali al prodotto e alla forma primaria, soggetti resi attraverso la brillantezza dei colori accostati con maestria, forti della qualità di un olio usato con sapienza. La sperimentazione raggiunge caratteri fantastici, a volte quasi caricaturali come nell’opera “L’oratore”, dove Forno accentua alcuni particolari del soggetto (la bocca) proprio per esaltare i tratti talvolta farseschi delle personalità di questi grandi mangiatori di parole, gente che parla senza riferimenti alla vita concreta di tutti i giorni.

Queste opere si segnalano quindi anche come riflessioni sulla contemporaneità, frutto di un ruolo sociale dell’artista che può permettersi, attraverso il suo lavoro, di riaffermare una concezione di mondo, esaltarne momenti di riflessione, anche con toni ironici. In “Il generale” ad esempio, convivono, in una riflessione a tutto tondo sul ruolo della guerra e di chi le guerre le ordina e le guida, elementi naturali ed artificiali, mentre in “Interni familiari” la composizione della tradizionale scacchiera si affianca a sezioni di elementi tipici della vita di tutti i giorni (una forchetta, un coperchio, l’immancabile cravatta) a costruire un impianto reso ancora più impressionante attraverso l’accostamento di colori.

La profondità della ricerca, in alcuni frangenti, si tras pone in drammaticità della riflessione personale. La studiosa Maria Zita Binaschi, ha voluto così sintetizzare gli ultimi lavori di Forno: «Attraverso un percorso originale e sofferto, le opere di Forno evolvono verso un originalissimo surrealismo. Cambia il grafismo, si esprime non solo attraverso il colore ma attraverso segni e simboli; le opere fanno parte di una sua visione, in cui la parte più interiore dell’artista si sfoga direttamente sulla tela in piena libertà, senza vincoli con la realtà razionale».

Una sintesi completa che denota l’originalità del lavoro di un maestro che non si è piegato al conformismo e non ha adottato uno spirito commerciale che potesse privarlo di eleganza e personalità.

Le opere ultime sono frutto di disegni originali che Forno aveva tracciato in tempi non sospetti, negli anni sessanta, quando il panorama artistico, imperversato dalle avanguardie, si apriva a progetti e idealismi più ampi, più profondi; idealismi che potevano portare ad accesi scontri con ordini, tradizioni e culture imperanti. Ecco l’importanza di un percorso, che ha portato l’artista rodigino a confrontarsi con i grandi maestri avanguardisti, un confronto che ha trovato supporto nella meticolosità del lavoro, che diventava in taluni frangenti un travaglio personale, uno sforzo teso al completamento di un’indagine, di una sperimentazione ispirata all’assoluto rigore.

Ecco perché le opere surrealiste di Osvaldo Forno si possono inserire in un contesto affine alla personalità di questo maestro che ha raccolto riconoscimenti in Italia e all’estero e che ha potuto confrontarsi con palcoscenici di assoluto rilievo come la Biennale di Venezia, la Casa dei Carraresi, il Museo Bargellini di Cento, ricevendo, tra l’altro parole di apprezzamento da critici del calibro di Di Genova.

Un artista che ha fatto del suo studio un cassetto dei sogni, dove l’uomo ama scavare in se stesso per trovare una via artistica che è anche un modo di comunicare all’esterno le proprie sensazioni e le proprie idee. Mai prive di stimoli. Mai prive di un’originale umanità.

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Come citare questo articolo

Leonardo Raito. “Il surrealismo di Osvaldo Forno”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-surrealismo-di-osvaldo-forno/

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