Della volontà di far rivivere in Polesine un vitigno un tempo molto apprezzato, quale quello dell’uva Basegana, soppiantato da altre coltivazioni più alla moda, si è parlato nel n. 36 del Ventaglio nell’articolo “Il ritorno del baseganin” (pag 76).
La soddisfazione per il salvataggio dell’uva basegana (vedi scheda a lato) ci porta ad una considerazione più ampia: l’agricoltura in Polesine ha ancora radici salde? Ci sono attualmente giovani veramente interessati a continuare un’attività un tempo tanto fondamentale per la terra tra Adige e Po?
Lo chiediamo a Paolo Rigoni, responsabile di Slow Food Rovigo che osserva: “Non mancano in questo senso segnali incoraggianti. E che dei giovani restino in agricoltura è una notizia consolante. I giovani sono la salvezza dell’agricoltura, come ripete in continuazione il presidente Carlo Petrini”.
E per fornirci un valido esempio di questo “futuro dalle radici antiche” Paolo Rigoni ci accompagna in visita all’Azienda Valle di Papozze, dove i fratelli Nadia e Fabio Rigoni, hanno deciso di restare in campagna ed affiancare il padre Alberto che ormai inizia a sentire il peso degli anni. “Un’azienda -sottolinea il fiduciario di Slow Food -, con cui l’associazione Slow Food ha iniziato una positiva collaborazione. E questo per due motivi: innanzitutto perché l’uva che vi si produce e il vino che si ottiene sono di ottima qualità e sono espressione della nostra terra. All’inizio vi era chi storceva il naso con sufficienza, ma i buoni risultati hanno fatto ricredere anche i più scettici. In secondo luogo perché è una azienda giovane con giovani dalle idee chiare, ed i giovani vanno aiutati in ogni settore, in agricoltura specialmente perché o vi ritornano i giovani o l’agricoltura morirà”.
Presso l’azienda Valle, a Borgo di Papozze, Rigoni ci presenta i due giovani viticoltori: “Fabio ha 26 anni e sacrifica molte domeniche in cantina a disposizione dei clienti e serate per le pubbliche relazioni; Nadia, 33 anni, è geometra. Diplomatasi brillantemente, ha iniziato la professione presso uno studio tecnico del capoluogo, poi ha deciso di abbandonare uno stipendio sicuro e restare in azienda. Meglio di così!…”
Decisioni non improvvisate dunque, frutto di scelte ponderate e di un forte richiamo esercitato da un particolare lembo di terra che si stende sotto l’argine del Po. E i due fratelli hanno le idee chiare. “I nostri vini sono l’Incrocio Manzoni bianco 6013, uno dei nostri fiori all’occhiello, un incrocio tra Riesling renano e Pinot bianco che nel nostro fondo ha incontrato condizioni pedologiche ottimali e piace molto. Poi lo Schioppettino, ottenuto con uve di Ribolla rossa e, se interessa una notizia storica, risulta dagli Statuti di Adria che già nel 1400 tale vino era commercializzato in zona. Poi l’Ancellotta dal gusto deciso che si abbina secondo noi ai molti piatti polesani della tradizione, al “bundlìn” papozzano ad esempio. E produciamo pure Merlot, Cabernet franc, Refosco dal peduncolo rosso, ma sui primi tre intendiamo connotare la nostra azienda”.
Chiediamo informazioni sull’estensione del fondo e sulla filosofia dell’azienda.
“L’estensione coltivata è di 7 ettari – ci dicono i fratelli dell’azienda Valle -, ma contiamo in un ampliamento: siamo in attesa di notizie e dei relativi nulla osta da parte dell’Ispettorato agrario di Rovigo e dell’Istituto enologico di Conegliano perché siamo pronti per mettere a dimora tutte le barbatelle di Tuchetta che ci concederanno. Il Tuchetta è un vitigno che è stato isolato ed individuato in Polesine. Si tratta di un’uva autoctona, dalla buccia rossa, documentata nella prima metà dell’800, resistente alle malattie e perciò sopravvissuta alla fillossera. Noi ci contiamo, il nostro obiettivo è quello di avere una sempre maggior connotazione territoriale. Purtroppo ci dobbiamo accontentare della quantità assegnataci perché le quote sono contingentate, la liberalizzazione dovrebbe scattare nel 2013”.
Mentre visitiamo l’azienda ci informiamo sulla vendemmia in corso e sulla clientela.
“La vendemmia quest’anno appare buona, anche se il 15 di agosto la grandine ha lasciato segni evidenti sui grappoli quasi maturi. Noi comunque intendiamo proseguire decisi sulla nostra strada sino a quando, almeno, il nostro prodotto incontrerà il favore. I segni sono positivi. Sino ad un paio di anni fa la clientela era formata da persone anziane che non badavano molto alla tipologia, ora vengono anche molti giovani, più smaliziati, che nel rispetto di un corretto rapporto qualità prezzo, sono curiosi di sapere, si informano e chiedono vini particolari e distinti. Se interessa, poi, vi è da dire che molti sono attentissimi alla “polesanità”. E noi siamo disponibili alla promozione del territorio perché promuovendo il Polesine promoviamo anche il nostro lavoro”.
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Come citare questo articolo
Ventaglio Novanta. “In visita all’azienda Valle”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-visita-allazienda-valle/