Da alcuni anni frequento “Casa Serena”, la residenza rodigina per anziani ove, durante gli incontri culturali del lunedì, che si svolgono presso la biblioteca, ho modo di conoscere varie persone. E’ stata per me una sorpresa notare quanto gli anziani ospiti siano interessati alle varie forme d’arte proposte. Si dimostrano sensibili, in modo particolare alla pittura, alla poesia, al racconto quando questi mezzi espressivi toccano le corde dei sentimenti, dei ricordi, della natura, dei momenti cruciali del vivere.
Da questa esperienza è nato il desiderio di conoscere le loro vicende, le storie particolari legate ad un’epoca che oggi, agli occhi dei più giovani, sembra davvero remota. Con umiltà ed emozione alcuni di loro, carichi d’anni e di esperienza, mi hanno resa partecipe di mondi lontani, diversi e sempre stupefacenti.
Forse nel loro narrare hanno scordato molte cose, ci sono state reticenze, ma il profondo senso del loro esistere è ben presente nei loro resoconti. Ogni nascita porta con sé qualcosa di magico e sorprendente che si sviluppa attraverso l’innata, misteriosa forza vitale che inventa il vivere.
Le annotazioni di questi incontri sono state raccolte in due fascicoli: undici le vite di uomini e donne raccontate. Qualche cenno lo dedico ai lettori del Ventaglio.
Vitto Bastianin, classe 1916, di Villanova del Ghebbo, benché abbia vissuto un vita lunga, gravata dal lavoro e dai sacrifici, guerra, famiglia, cariche pubbliche, ha i suoi pensieri concentrati sulla madre, mi confessa con un tremito nella voce “Lo sa? Io non ho conosciuto mia madre, perché morì quando avevo 11 mesi, ho una spina nel cuore che mi porto dentro da tutta una vita. Come sarebbe stata la mia esistenza seguito e amato dalla mia mamma ?”.
Cesare Cipriani, classe 1922, ama l’essenzialità. Ebbe un’infanzia poverissima e fu molto provato dalle vicende belliche. Perdette la fiducia nelle donne perché la sua morosa, l’Antonietta, quando lui era in guerra, non l’aspettò: al ritorno la trovò sposata con un compaesano. La mancanza di una presenza femminile indurì maggiormente il suo carattere. Per lui “la guerra è il castigo per i peccati degli uomini.”
Guglielmo Antonio, di Boara Polesine, classe 1910, reduce dalla Russia, dice con orgoglio che da giovane era bellissimo e che amò ben 40 fanciulle! Ma il suo ricordo va ancora intensamente al dramma della guerra e della ritirata russa. Fra i tanti dolorosi momenti ricorda che il freddo era così tremendo che i soldati cercavano di ripararsi dormendo sotto la neve. I cadaveri dei compagni venivano spogliati per indossare i loro indumenti. E ancora, se qualche milite italiano, sfinito dalla stanchezza, osava aggrapparsi ai mezzi militati tedeschi, questi tagliavano loro le dita!.
Marangoni Corinna, aprile 1909, di Castelmassa spirito libero, “femminista ante litteram” amava “Arrampicarsi sui rami più alti degli alberi per essere vicina al libero volo degli uccelli, alla bellezza delle nuvole, alla vastità del cielo”. Lascia il marito che non stima più e si costruisce una vita tutta sua, indipendente. Si mantiene facendo con tanta passione la stiratrice. Ricorda anche episodi della prima guerra mondiale, quando durante la ritirata di Caporetto le truppe si accamparono davanti alla grande casa del nonno paterno.
Livia Zanforlin, nasce nel 1933 a Crespino, come una piccola “rosa del deserto” riesce a costruirsi una vita dignitosa benché la sua infanzia fosse stata triste e difficile. Fu anche gravemente ferita durante la guerra, proprio l’ultimo giorno, quando, il 25 aprile del 1945, sul Polesine si scatenò l’offensiva alleata.
Griselde Bonatti, classe 1914, di Ro Ferrarese, ancora una bella signora dal viso franco e leale, ricorda la sua cara nonna Alma che ebbe il primo figlio a 20 anni e fino a 44 non cessò di metterne al mondo. Allattò per 24 anni consecutivi! Nei ricordi quella bella famiglia patriarcale di 27 persone e il tenero amore per suo marito Mario Massaro, a cui diede il primo bacio il 7 ottobre del 1931, sette mesi dopo il primo incontro!
Fulvio Casaro anni 93, originario di Vescovana, PD è un profondo credente, tanto che dei suoi quattro figli, uno, Lodovico, fa prete, mentre la figlia Livia è suora. Commerciante, esercente di un avviato negozio di generi alimentari “casolin”, partì militare a 21 anni e rientrò a 31, ben 10 anni di esercito! Contribuì alla costruzione della Parrocchia di Santa Maria D’Adige per il forte desiderio suo e della gente del Passo di Concadirame di dar vita ad un luogo di incontro spirituale e di preghiera.
Previati Antonio nasce a Frassinelle Polesine nel 1920, un eroe, sopravvissuto alla disfatta russa. Si trovava nella sacca del Don, se la cavò dai “tornadi” dell’artiglieria e non si perdette nello sbando generale. Durante la disastrosa e terrificante ritirata si portò sulle spalle un commilitone ferito. Quando arrivò a Leopoli, punto d’incontro delle truppe italiane, pesava 30 Kg. Lo decorarono con tre croci di guerra.
Renata Padoan di Garofolo, nata nel 1921, di famiglia benestante, ebbe una bella storia d’amore con Guido Tosi, l’uomo che poi divenne suo marito. Con coraggio dovette ricominciare la sua vita varie volte, dopo la morte dei genitori perché il patrimonio andò ai fratelli, poi con l’alluvione del 51 ed infine in seguito alla perdita dell’amato marito. Tutto questo non le impedì di far studiare e dare una posizione ai propri figli.
Celestino Munari, un bel signore distinto e riservato, nato a Villamarzana nell’aprile del ‘23, con una grande forza spirituale riesce a superare la immane tragedia che colpì la sua famiglia: il fratello Salvino ed il padre Primo furono trucidati dai nazifascisti nell’eccidio di Villamarzana. Diventato capofamiglia, riavvia l’attività commerciale del padre e si prende amorevolmente cura dei rimanenti 5 fratelli e della madre, distrutta dal dolore.
Anche Cavallaro Rino Lorenzo di Villanova del Ghebbo, classe 1924, è un reduce dell’ultima guerra mondiale. Dopo l’8 settembre del 1943, si trovava militare a Pola, quando viene fatto prigioniero dai tedeschi ed inviato, in un treno blindato, in Germania. Una vita d’inferno, fame freddo, botte e orrore. Si salvò per miracolo dalla fucilazione. L’aiutò il suo lavoro di calzolaio: sistemava i tacchi delle scarpe alle signore tedesche che lo ripagavano con un po’ di cibo che lui divideva con i suoi compagni. Tornato in Italia “mette su, con i fratelli, una fabbrica di scarpe”.
Esistenze che sono avventure stupefacenti. In tutte le testimonianze alberga un profondo, atavico senso del sacro, pregno di pietà cristiana e illuminato dalla forza della fede. Un diffuso senso della sacralità della vita che si concretizza nel rispetto, per se stessi, gli altri, per l’umana dignità di ogni persona. Principi con i quali la nostra gente ha costruito il civile Polesine.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Aurora Gardin. “Incontri a Casa Serena”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/incontri-a-casa-serena/