Come ricorderanno i nostri affezionati lettori, nel precedente numero ci siamo occupati di Lucrezia Gonzaga, grande appassionata di letteratura, tanto da divenire ideatrice e animatrice di uno dei circoli culturali più importanti del nostro Rinascimento: l’Accademia dei Pastori frattegiani a Fratta Polesine.
Ma il quadro dell’importante ruolo che rivestirono le donne nel mondo culturale polesano durante il XVI secolo non sarebbe completo se non rievocassimo anche la figura di Issicratea Monti, dotata di precoci abilità letterarie e profonda erudizione, che fu particolarmente apprezzata al suo tempo, tanto da essere contesa dalle maggiori accademie venete, autrice di epistole a dogi e all’imperatrice d’Austria.
Due donne molto diverse – una, mecenate ed ambasciatrice delle lettere; l’altra, valente letterata accademica – che, attraverso le loro opere, oltre a documentarci sul vivace ed attivo clima culturale del nostro Polesine nel 1500, ci restituiscono due spaccati umani di vita muliebre del tempo. Una conferma, inoltre, del forte protagonismo letterario femminile, che iniziò ad affermarsi proprio in epoca umanistico-rinascimentale, nonostante i forti pregiudizi delle ideologie maschili dominanti, cui, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, si aggiunse anche la reazione controriformista della Chiesa di Roma.
Solo in tempi recenti è stata avviata una rivalutazione di figure come Vittoria Colonna, Olimpia Morata, Giulia Gonzaga e tante altre, tra le quali entrano a far parte di diritto le nostre Issicratea Monti e Lucrezia Gonzaga.
Issicratea Monti, sfortunata ragazza prodigio, visse solo vent’anni (come la Silvia leopardiana) venendo alla luce a Rovigo nel 1563 da Giovanni, appartenente a un ramo di una famiglia vicentina insediatasi in Polesine agli inizi del XVI secolo, la cui dicitura non è chiara (Monti o Monte o da/de Monte), e da una Ricchieri, della quale non si hanno notizie più precise, se non che si era trasferita in Polesine dall’originaria Vicenza.
Il padre Giovanni era un uomo dotto, grammatico e appassionato di poesia, in contatto con i circoli culturali veneti; la madre era della nobile famiglia Richiero, discendente dal celebre Ludovico Ricchieri, detto Celio Rodigino, di cui si è ipotizzato Issicratea fosse nipote.
Pur non avendo notizie della sua prima formazione, appare credibile che la nobile fanciulla sia stata avviata agli studi, forse presso un convento della città natia, come costumava per i rampolli delle famiglie altolocate. Poi, in considerazione delle doti dimostrate, la sua istruzione sarebbe stata perfezionata dal padre, potendo inoltre forse fruire della guida di Antonio Riccoboni, attivo a Rovigo come insegnante di retorica almeno fino al 1574 (quando gli fu conferito l’incarico all’Università di Padova).
Diverse testimonianze dell’epoca, tra cui il Groto, noto come “il cieco di Adria”, che poi diventerà il suo maestro e consigliere, ne attestano la vivace intelligenza ed il talento precoce. Al punto che Issicratea iniziò, ancora adolescente, a comporre i suoi primi scritti di poesia e di oratoria, che, diffusi dalla stampa, erano già molto apprezzati.
A soli 14 anni, nel 1577, la Monti scrisse in volgare un’orazione per il doge Sebastiano Venier, per complimentarsi a seguito della sua elezione nella massima carica della Serenissima e quindi anche di Rovigo. Il breve sermone, che dimostra già un diligente e disciplinato rispetto delle regole oratorie, fu dato alle stampe da Domenico e Giovan Battista Guerra e dovette attirare l’attenzione sulla giovane letterata. Pertanto l’anno successivo fu prescelta per recitare al doge una seconda orazione al doge Sebastiano Venier, andata a stampa nei primi mesi del 1578, sempre nella tipografia veneziana dei fratelli Guerra.
Nel componimento sono celebrate la famiglia del doge e le gesta gloriose della battaglia di Lepanto, nel corso della quale Venier aveva svolto un ruolo decisivo e costruito la sua fama. Il dettato, lineare e semplice, è impreziosito da citazioni poetiche tratte dai Trionfi di Petrarca e dall’Orlando furioso.
Nello stesso anno Issicratea Monti compose una terza orazione, questa volta per il doge Niccolò da Ponte, succeduto al Venier l’11 marzo 1578, dedicata a Marina Gussoni, moglie del suo omonimo nipote, “studiosa, amica e protettrice delle persone virtuose”.
Negli anni successivi, a partire dal 1580, la famiglia Monti si trasferì a Padova, nel quartiere di S. Prosdocimo. Qui Issicratea fu accolta ben presto nei cenacoli cittadini e nei diversi consorzi accademici, allacciando anche rapporti con il vivace mondo culturale della vicina Vicenza. Interessante la sua attività di intermediaria con gli intellettuali vicentini e padovani e i circoli letterari rodigini, soprattutto con il Groto, col quale mantenne una fitta e costante corrispondenza. Il tutto senza trascurare i suoi studi classici, grazie anche alla guida del ritrovato Antonio Riccoboni, che le fecero conseguire anche l’alloro all’università di Padova, fino ad essere fregiata del titolo di dottoressa, tra le prime in Italia.
Intanto, mentre Padova e Vicenza se la contendevano, Issicratea entrava a soli 17 anni, prima donna, a far parte della neonata Accademia dei Concordi (1580). Quando poi, nel 1581, l’imperatrice Maria d’Austria, figlia di Carlo X e vedova dell’imperatore Massimiliano II, passò per i domini di Venezia, fu affidato proprio alla giovane erudita rodigina l’incarico di pronunciare un’orazione all’imperatrice (la sua quarta) ad appena diciotto anni.
Un percorso nell’ambito culturale che sembrava dischiudere le porte a nuovi interessanti orizzonti, ma la vita doveva riservare ad Issicratea un tragico destino: fallito il progetto di matrimonio con il rodigino Luigi Mainente, tra il 1582 e il 1583 – pare per una questione di dote che la famiglia di Issicratea non era in grado di assicurare – la giovane, forse fu colta dalla depressione. Sfiorì celermente, spegnendosi dopo una breve malattia a soli 21 anni nella città natia, nel 1584. Fu sepolta nella chiesa di S. Francesco, ma della sua tomba nel tempo si sono perse le tracce ed anche il ricordo è illanguidito.
Doveroso allora rinverdire la memoria di una letterata illustre, che ai suoi tempi fu apprezzata per la sua vasta erudizione, particolarmente ammirevole in considerazione della giovanissima età in cui espresse il suo talento di donna colta ed intelligente nel corso dell’eccezionale secolo in cui in Italia fiorì il Rinascimento.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. “Issicratea Monti (1563-1584)”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/issicratea-monti-1563-1584/