Nella prima metà degli anni ‘50 del secolo scorso, la fantasia imprenditoriale di due personaggi polesani diede vita ad un’iniziativa nel settore energetico nazionale che rappresentò per il Polesine, in lenta ripresa dopo il dramma della grande alluvione, un modello di sviluppo molto apprezzato.
L’uso domestico del gas liquido, estremamente diffuso grazie all’utilizzo dei fornelli per la cottura degli alimenti, favorì l’affermarsi delle maggiori compagnie di distribuzione del combustibile a livello nazionale, Liquigas e Pibigas, in virtù anche della capillare rete di rivenditori presenti nel territorio.
In questo contesto sociale ed economico in notevole crescita, il rag. Bruno Braga di Crespino (contitolare delle Fornaci “Valpadana” di Villanova Marchesana con il cognato comm. Emilio Totti) ed il cav. Furio Cogo, noto possidente di Rovigo, amici da una vita, decisero di costituire una società polesana con marchio locale per l’imbottigliamento e la distribuzione del gas liquido ad uso domestico.
La società assunse il nome di Cobragas dalla fusione delle generalità dei due fondatori e si dotò anche di un proprio logo in grado di caratterizzare il prodotto: un cobra di colore grigio stilizzato in campo giallo-verde adagiato su una bombola marchiata.
Alle porte di Rovigo, in fregio alla Strada Statale per Adria, venne realizzata la Sede sociale, in un’ampia area ove fu impiantata la Centrale per l’imbottigliamento del prodotto, attrezzata con un grande serbatoio cilindrico pensile per lo stoccaggio del gas proveniente da Marghera e dotata di un consistente parco bombole.
Ben presto il gas “polesano” si affermò in città e in buona parte del medio polesine, gratificando i fondatori dell’iniziativa che, con una certa fantasia innovativa, ritennero si fossero create le condizioni per commercializzare il combustibile gassoso anche per autotrazione.
Erano infatti gli anni in cui venivano installati sulle autovetture a benzina i primi rudimentali impianti a Gpl che consentivano, oltre ad un notevole risparmio economico, anche maggiore autonomia chilometrica all’automezzo alimentato alternativamente da entrambi i carburanti.
Dopo un’adeguata campagna pubblicitaria, la Cobragas realizzò a questo proposito un impianto estremamente semplice nei pressi della Centrale: un condotto per l’erogazione del prodotto e una bilancia per la pesatura del gas.
Il “pieno” di carburante veniva quindi effettuato da un addetto che provvedeva a scollegare dall’impianto dell’autovettura la bombola esaurita, la pesava per calcolare la tara prima del riempimento, e operava quindi una nuova pesatura per poter esigere, al momento del rimontaggio, il pagamento del combustibile fornito. Semplici operazioni al giorno d’oggi impensabili alla luce delle rigorose norme di sicurezza.
La campagna promozionale della Cobragas, oltre ai metodi tradizionali, si avvaleva anche di una moderna forma di pubblicità itinerante: un minuscolo automezzo realizzato dall’adattamento a furgone della famosa “setta”, microvettura prodotta negli anni ‘50 dalla casa automobilistica Iso ed attrezzato con il plastico dello spaccato di un’abitazione alimentata ovviamente con mini bombole Cobragas.
L’iniziativa ebbe molto successo soprattutto in occasione di ricorrenze locali, di manifestazioni pubbliche o di gare sportive.
Ma il colpo d’ala per quei tempi, da parte dei responsabili della società al fine di promuovere ulteriormente il marchio Cobragas, si manifestò nel sostegno economico – una vera e propria sponsorizzazione – alla squadra di calcio del Crespino militante nell’allora campionato di Promozione, rapportabile all’attuale Serie D secondo il raffronto operato da Sergio Sottovia, noto giornalista specializzato.
La ghiotta opportunità si presentò allora quando il Crespino, classificatosi secondo nel campionato di Prima Divisione dell’anno ‘54/’55, venne promosso alla serie superiore e si trovò quindi ad affrontare compagini molto agguerrite. Grazie anche al supporto economico della Cobragas, la squadra neopromossa fu in grado di partecipare ai campionati degli anni 1955/56 e 1956/57 classificandosi rispettivamente a metà classifica e (ahinoi!)… all’ultimo posto.
Al di là dei risultati sul piano agonistico, la circostanza di una formazione sportiva sostenuta da un’attività commerciale introdusse anche un’assoluta novità: la squadra di calcio di Crespino fu infatti tra le prime, se non la prima in Italia, a fregiarsi sulle maglie del marchio dello sponsor in competizioni ufficiali.
A seguito del risultato negativo conseguito nell’ultimo campionato di Promozione, l’attività sportiva della squadra crespinese subì una pausa di alcuni anni. Ma ciò fu anche conseguenza del mancato rinnovo del sostegno economico da parte della Cobragas, dovuto però non tanto ai risultati negativi della squadra, quanto piuttosto al repentino scioglimento della società: un episodio questo imprevisto e per certi versi traumatico.
Avvenne che il colosso nazionale della Liquigas – operante dall’immediato dopoguerra nel settore – al fine di eliminare la concorrenza locale, che evidentemente cominciava a dar fastidio, avanzò una proposta di acquisto della società polesana, praticando un’offerta molto vantaggiosa e pertanto irrinunciabile.
La Cobragas ammainò pertanto la sua bandiera col cobra, concludendo in breve un’attività che aveva manifestato aspetti innovativi, rappresentando un esempio di fantasiosa capacità imprenditoriale nel Polesine post alluvione ed un primo pioneristico approccio tra il mondo dello sport e le attività economiche operanti nel territorio.
In chi al tempo militò nella squadra di calcio del Crespino a marchio Cobragas, resta il ricordo di questo periodo, caratterizzato da non poche speranze e dal sapore della gioventù, come testimoniano alcune foto conservate con nostalgia, una delle quali qui riproduciamo.
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Come citare questo articolo
Fabrizio Braga. “La Cobragas: storia di un marchio”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-cobragas-storia-di-un-marchio/