C’è da scommettere che ad Eugenio Balzan avrebbe fatto piacere vedere la sua collezione di quadri “tornata a casa”, nel teatro che porta il suo nome. Magari anche le rane di plastica non gli sarebbero dispiaciute: con quei tre colori (verde, bianco e rosso) che forse gli mancarono quando fu costretto a lasciare l’Italia a causa del fascismo. Era il 1933.
Il rientro di Balzan a Badia ci fu solo nel 1950, ma egli lasciò presto di nuovo la cittadina polesana dove aveva trascorso gli anni della sua infanzia: morì tre anni dopo a Lugano. La raccolta di dipinti, approdata lo scorso settembre nella sua città natale, vale allora come un ritorno definitivo: una promessa di non andarsene più.
L’inaugurazione della mostra, tenutasi l’11 settembre al Teatro Balzan, è stata l’occasione ideale non solo per rendere pubblica la collezione, ma anche per ricordare la storia di Eugenio Balzan, grande giornalista nonché amministratore del Corriere della Sera. Il quale, nel periodo difficilissimo dell’ascesa del fascismo, riuscì a garantire un minimo di libertà di stampa per i “suoi” collaboratori e, conseguentemente, a salvare la testata dalla chiusura del giornale che era stata progettata dalle camicie nere.
All’evento badiese sono stati invitati i presidenti delle due fondazioni: Balzan Fondo e Balzan Premio, Achille Casanova ed Enrico Decleva. Grazie a loro – ha ricordato sul palco il sindaco Gastone Fantato – è stato possibile portare i quadri dell’illustre concittadino alla sua città natale. Un ringraziamento speciale e doveroso è andato anche a Renata Broggini, biografa del Balzan, e a Suzanne Werder, direttore generale della Fondazione. Ma il cuore dell’evento è stata la celebrazione dell’arte: la parola, pertanto, è stata data ad uno dei suoi massimi esperti, il critico Philippe Daverio, per la prima volta a Badia Polesine.
“Conta poco più di 10mila abitanti, la vostra cittadina, praticamente tanti quanti gli inquilini di un grattacielo di Shangai – ha esordito Daverio – eppure in quel grattacielo e in quel contesto, statene certi, non si sarebbe mai formato un Balzan, o un Munari. E di certo in quel grattacielo non ci sarebbe nemmeno un teatro bello come questo”.
La collezione Balzan, con la sua inaugurazione dallo spirito contemporaneo, tra le rane di plastica di Crackin Art Group e la novità di ammirare certi capolavori, rinverdisce storia e memoria di Badia Polesine. Fa risplendere il teatro e, diciamolo chiaramente, anche l’orgoglio di possedere a Badia una così importante rassegna d’arte. “Sono pochi i teatri che si sono salvati, ma questo gioiello ottocentesco lo avete fatto rinascere”, ha osservato Daverio.
Facciata e palchetti invasi dalle rane, contrasto e connubio di stili e tempi diversi, hanno avuto il loro senso e la loro giustificazione: “La rana di plastica potrebbe sembrare una cosa brutta, che stona con le linee ordinate e classiche del teatro. Ma l’importante è capire l’idea che c’è dietro: far vivere un monumento vuol dire anche portarci dentro la contemporaneità”. È l’arte rigenerativa di cui parla Paolo Sciortino di Cracking Art Group, che allaccia un filo rosso (e verde, e bianco) con il Duomo di Milano, con la Darsena dei Navigli, con i monumenti italiani che han bisogno di rivivere. Lasciata al pubblico e ai cittadini la missione di contribuire, comprando una piccola rana colorata anche per sé, per dare la propria offerta alla valorizzazione e manutenzione della quadreria.
Quadreria che adesso è aperta al pubblico a Badia Polesine. Nel 2007 un’esposizione al Centro culturale svizzero di Milano la fece conoscere in Italia. Quarantanove opere, raccolte con spirito collezionistico da quello che fu giornalista, intellettuale e personaggio di rilievo nella vita milanese del primo trentennio del 900. Amico di Puccini e di Toscanini, di Hoepli e di Boito, Balzan – come raccontato dalla sua biografa Renata Broggini – è stato appassionato di arte in modo entusiasta e curioso. Balzan è stato patriota: tutti i quadri della prestigiosa collezione sono firmati da artisti italiani. Tra gli altri compaiono Mosè Bianchi e Giuseppe De Nittis, Domenico Morelli e Gaetano Previati.
Il sapore è quello dei movimenti italiani dell’Ottocento, un certo gusto naturalistico, qualche influenza macchiaiola. “C’è molto spirito veneto nelle scelte del Balzan – commenta Daverio – la ciàcola e l’erotico”. In un attimo è spiegata la ragazza di Filippo Palizzi, “Fanciulla sulla Roccia a Sorrento”, “che non sta facendo altro che aspettare… un pirata”, strizzando l’occhio al Romanticismo d’Oltralpe.
E poi lo straordinario “Bagno Pompeiano” di Domenico Morelli, luogo di pettegolezzo ed anche di fisicità esibita. Balzan, con la sua collezione persegue l’intento di rappresentare una selezione accuratissima di tutte le scuole e le tendenze regionali italiane dell’Ottocento, da nord a sud: compaiono allora il piemontese Alberto Pasini, i lombardi Leonardo Bazzaro, Eugenio Gignous e Gaetano Previati, i veneti Giacomo Favretto, Luigi Nono ed Ettore Tito, i toscani Giovanni Fattori e Plinio Nomellini, i napoletani Edoardo Dalbono, Giuseppe De Nittis, Francesco Paolo Michetti, Federico Rossano e Gioacchino Toma.
Dal 1936, morto l’amico e artista Oreste Silvestri, ad accompagnare Balzan nelle sue avventure da collezionista sarà Giuseppe De Logu, esperto d’arte. Grazie a lui la collezione fu messa al sicuro in Svizzera, mentre scoppiavano i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Lì restò anche oltre il 1944, con le prime esposizioni a Zurigo, a Bellinzona, a Berna e poi, nel 1948, a Lugano.
La mostra ora è approdata a Badia, visitabile ogni fine settimana, nel ridotto del teatro, dove rimarrà per un po’, fino a quando non sarà possibile un suo trasferimento definitivo a palazzo Grani, dall’altra parte della piazza badiese.
L’auspicio è quello che venga degnamente valorizzata. E i numeri sembrano far bene sperare: sono stati oltre duecento i visitatori nel primo week-end dall’apertura. E tutte le rane colorate che servono a raccogliere fondi per il suo mantenimento sono state vendute.
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Come citare questo articolo
Consuelo Angioni. “La collezione Eugenio Balzan”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-collezione-eugenio-balzan/