Sarà riproposta anche nella primavera 2017 la Festa del Fagiolo, la cui prima edizione, svoltasi a Bagnolo di Po, dal 30 Aprile al 5 Maggio 2016, in occasione della Sagra di San Gottardo, ha avuto riscontri davvero positivi.
Ad organizzare la manifestazione l’Amministrazione Comunale, in collaborazione con la Parrocchia “Natività B. V. Maria”, Avis e Aido, la Scuola Materna “San Gottardo”, ASD Volley, ASD Pallacanestro, Comitato Biblioteca, Polesine 1945 e tante altre realtà associative. Un pool di associazioni convinte della bontà dell’iniziativa, contando anche sul fatto che l'Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 2016 “Anno Internazionale dei Legumi” per incoraggiare utilizzi nuovi, più intelligenti e consapevoli lungo tutta la catena alimentare.
Lo stand gastronomico allestito a Bagnolo ha proposto un menù ricco e vario ripercorrendo, nelle varie ricette proposte, la “storia” e la “geografia” dei fagioli.
I fagioli, o meglio i legumi: la storia
La storia dei fagioli, o meglio dei legumi, è vecchia quanto il mondo. L'uso dei legumi, come alimento di base, pare risalga a più di 15.000 anni or sono. Noti all’oriente quanto all’occidente, sono rintracciabili sia presso i popoli dell’Asia e dell’Africa, sia presso le prime civiltà messicane e peruviane oltre che normalmente diffusi tra gli Aztechi e gli Incas.
In Italia esisteva, già in epoca etrusca, probabilmente un’unica (o comunque preponderante) varietà di fagioli, arrivata dalla fertile pianura alluvionale del Nilo, laddove costituiva sia l’alimento base dei sacerdoti durante i riti, sia una sorta di offerta votiva da tributare alle divinità: si tratta del “fagiolo dall’occhio” o dolico. Le lenticchie, poi, erano già note agli Assiri e ai Babilonesi.
Di legumi si fa cenno nelle opere di Omero e Virgilio; essi trovano un loro posto anche nell’Antico Testamento: come non ricordare l’episodio di Esaù che rinunciò alla primogenitura per un piatto di lenticchie? Scrivono di fagioli anche: Plinio il Vecchio, Catone il Censore, Varrone…
Il “re dei legumi”, apprezzato dai consumatori più antichi fino al compianto Bud Spencer, è dunque il fagiolo.
Per come lo conosciamo oggi, il Phaseolus vulgaris è originario dell'America centrale e del Messico; è giunto a noi grazie a Cristoforo Colombo. Si tratta di una pianta erbacea annua appartenente all’ordine delle Leguminose e alla famiglia delle Papillionacee. Le varietà di fagiolo, sono centinaia. I fagiolini, invece, sono semplicemente i baccelli verdi e immaturi di particolari varietà di fagiolo: di questi, come è ben noto, si mangia tutto, non solo i grani ma anche il baccello.
Il fagiolo è sempre stato in tutto il mondo un alimento di indiscusso valore nutrizionale: la cosiddetta “carne dei poveri” (per la ricchezza in proteine) ha contribuito al sostentamento di intere generazioni. Allo stesso tempo ha onorato e contornato i banchetti più nobili e le mense più ricche.
Quante ricette!
Con i fagioli si preparano numerosissimi piatti e quelli realizzati per la Festa del Fagiolo a Bagnolo di Po hanno fatto registrare il pieno gradimento di quanti hanno potuto assaggiarli nella maniera più varia possibile.
Gli chef della Festa del Fagiolo si sono divertiti ad immaginarli nel rancio dei legionari o nei pasti dei contadini, così come alla sontuosa tavola di Cesare Augusto o di Tiberio, secondo le ricette del celebre gastronomo imperiale Marco Gavio Apicio (25 a.C. – 37 d.C.), ispirandosi al , Liber V.
È stato possibile assaporarli alla maniera di Napoleone che ne era particolarmente goloso (con olio, prezzemolo e un’ombra d’aglio), sia pensando alla bagnolese via Napoleonica, sia considerando la fatidica data del cinque maggio (Ei fu…).
Fedeli al cinque maggio (felice trait d’union fra la manzoniana memoria e la locale festa patronale) si è voluto ricordare San Gottardo (n. 960 – m. 5/5/1038), abate e vescovo a Hildesheim in Sassonia, gustandoli alla maniera tedesca, col “kren”, pensando a quell’epoca di grandi pellegrinaggi nella quale i fagioli potevano rappresentare – ad un tempo – pane e companatico nel frugale pasto del pellegrino proveniente da oltralpe e diretto a Roma o in Terra Santa.
E ancora: i fagioli al caviale, i piccantissimi fagioli alla diavola, gli intramontabili “fasòi e zéola”. Per ultimo, ma non da ultimo, gli chef non si sono dimenticati della ricetta tradizionale e quanto mai “autoctona” dei “fasòi fissi”, inevitabilmente “in rosso”, nel ricordo della gloriosa stagione del pomodoro nella Bagnolo negli anni ’50-’80 del XX secolo.
Allo stand, allestito per l’occasione, non sono mancate poi altre prelibatezze in aggiunta alla tradizionale pizzeria; evidentemente (absit iniuria verbis) non di soli fagioli vive l’uomo!
Insomma, quella di Bagnolo Po si è caratterizzata come una manifestazione davvero riuscita; un legame tra storia e tradizione culinaria che non lascia spazio ad alcun dubbio: la “Festa del Fagiolo” nel paese altopolesano attende Maggio 2017 con un menù ancora più ricco. A stupire gli organizzatori, infatti, non solo il plauso ricevuto dai partecipanti ma anche il fatto che in molti hanno voluto proporre, mettere e mettersi a disposizione con nuove ricette e nuove idee per valicare nuove “frontiere del gusto” in vista della prossima edizione.
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Come citare questo articolo
Gessica Budri. “La Festa del Fagiolo”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-festa-del-fagiolo/