Era giusto e sacrosanto dedicare alla polenta la sua festa. A Villa d’Adige (la Villabona dei nostri vecchi), in quel di Badia Polesine ai confini con le Valli Grandi veronesi, la festeggiano, con valenza regionale da diciannove anni. Ne hanno ben ragione visto, come risulta da documentazione certa, che proprio da quelle parti la Serenissima Repubblica ha avviato le prime semine del mais, o meglio, del granoturco, fin dal 1554.
A Villa d’Adige in occasione della Festa della Polenta, vengono programmati, oltre la tipica festa paesana, anche convegni, mostre, spettacoli inerenti la storia e la cultura del territorio. Con l’edizione ‘02, svoltasi dal 13 al 18 settembre, con il coinvolgimento dell’ISRSS “Bonaventura Gidoni”, l’istituto che a Badia si occupa di studi e ricerche sulla storia locale, è stato organizzato un convegno sul tema degli OGM, gli organismi geneticamente modificati. L’Amministrazione Provinciale e la Camera di Commercio rodigine lo hanno patrocinato con l’adesione delle organizzazioni professionali, Assoagricoltori, Cia e Coldiretti.
Il mais è una delle colture più direttamente interessata all’approccio con le nuove biotecnologie. La sua importanza economica a livello mondiale è primaria e la pianta, dal punto di vista della sua fisiologia, si presta benissimo ad essere modificata per migliorarne ulteriormente la sua grande potenzialità produttiva. Del resto, la sua storia, comune a tutte le piante addomesticate, lo insegna: il mais coltivato dagli Aztechi e importato con le spedizioni di Cristoforo Colombo, assomigliava ben poco agli attuali ibridi coltivati.
E’ stato il lungo, paziente lavoro di selezione, ricerca e di miglioramento genetico, soprattutto dagli inizi del secolo scorso, a portare ai risultati attuali. Ora, grazie a nuove conoscenze sulla biologia, a nuovi potenti strumenti di indagine e di operatività multidisciplinari, intesi come “ingegneria genetica”, gli scienziati riescono a modificare il patrimonio genetico di un essere vivente.
Si apre, non solo all’agricoltura, ma all’umanità intera una nuova frontiera affascinante, quanto inquietante, per le enormi ricadute che lascia intravedere a tutti i livelli. Ne hanno discusso, con la competenza che comporta il loro ruolo, il Dott. Mario Motto, Direttore incaricato dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Roma e il Prof. Gianni Tamino, Docente di biologia generale e di Biologia umana all’Università di Padova. Motto ha esposto una serie di dati dai quali si evince la sostanziale maggior produttività del mais ogm a partire dal campo per finire sulla migliore conservabilità, grazie alla minor presenza delle pericolose micotossine in virtù della sanità della granella non attaccata dalla piralide. Tamino, invece ha, fra l’altro, posto l’attenzione sulla concentrazione oligopolistica della produzione del seme, negando la leicità del brevetto dei geni e rimarcando il contemporaneo pericolo, di ordine strategico, di trovarsi alla sua mercè per la disponibilità del seme.
Comunque il mais geneticamente modificato è una realtà. Oppone resistenza “naturale” al suo parassita numero uno: la piralide, la vorace larva che si nutre dei tessuti della pianta e della granella. E’ largamente coltivato, da qualche anno, in USA e altri stati maidicoli.
L’ Europa e l’ Italia per la sua coltivazione ne hanno scelto la via della prudenza: si è del parere di approfondire ulteriormente gli effetti positivi e negativi nell’ introduzione a pieno campo di organismi geneticamente modificati. Una via saggia. In fondo, non siamo costretti a rincorrere disperatamente, in agricoltura, l’obiettivo della produzione neanche a livello mondiale. E nel frattempo, gustiamoci in allegria la buona polenta preparata secondo la tradizione.
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Come citare questo articolo
Orazio Cappellari. “La festa della polenta”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-festa-della-polenta/