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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

La filosofia di Slow Food

Paolo Rigoni, fiduciario provinciale dell’associazione, sottolinea le potenzialità della cucina polesana

di Marina Ravara

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 142–143

“Occorre una maggiore convinzione da parte dei Polesani, dei produttori e dei trasformatori per promuovere e valorizzare i prodotti della nostra terra”. A parlare è Paolo Rigoni, fiduciario della condotta Slow Food di Rovigo, un’associazione internazionale nata a Bra in Piemonte più di vent’anni fa e che oggi conta 100mila iscritti, con sedi in Italia e non solo, in molti paesi europei, Stati Uniti e Giappone.

La filosofia di Slow Food si basa sul dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.

Acerrimo nemico di quello che oggi viene chiamato Jungle Food o Fast Food, fatto di cibi precotti dai gusti sempre uguali a qualsiasi latitudine ci si trovi, Slow Food afferma la necessità dell’educazione del gusto: contro l’omologazione dei nostri pasti, vanno salvaguardate le cucine locali e le produzioni tradizionali; va inoltre sostenuto un nuovo modello di agricoltura, meno intensivo e più pulito.

In Polesine però a sentire Paolo Rigoni c’è ancora molto da fare: “Sono molte le difficoltà in cui si incappa anche solo per la presentazione dei prodotti della nostra zona, visto che pochissimi tra ristoratori e produttori hanno siti in rete che descrivono le qualità pregiate dei nostri cibi”.

La nostra terra non avrebbe nulla da invidiare per quantità e qualità di produzione alle altre regioni italiane, tranne il loro sistema di promozione che appare molto più organizzato. Rigoni addebita tutto ciò ad una scarsa cultura della promozione che rende sempre più difficile mettere in comunicazione le nostre varie realtà, così disomogenee e per questo fonte di ricchezza sia culturale che gastronomica.

Ad appesantire la situazione ci si metterebbero anche le associazioni di categoria, gelose dei propri iscritti. “Si sentono in concorrenza con un atteggiamento a dir poco partitico nei confronti degli stessi iscritti. Al contrario invece occorrerebbe maggior collaborazione fra tutte le parti”, continua Rigoni. Il Polesine, terra che per eccellenza vive di agricoltura, avrebbe delle risorse incredibili, ma “finché ognuno si preoccupa di curare il proprio orticello e non supporta nessuna logica commerciale e di marketing – aggiunge il delegato di Slow Food – non vedremmo alcun risultato e i nostri ottimi prodotti resteranno di nicchia e sconosciuti ai più”.

In una terra di radicate tradizioni com’è la nostra è fondamentale riscoprire la ritualità e soprattutto “dare un nome ai nostri prodotti”, spiega Rigoni, che ricorda come nel periodo dell’Ascensione sulle tavole dei nostri nonni ci fossero sempre il Salame della lingua polesana, un insaccato in carne di cotechino o affettato, o La Nona, un altro insaccato nell’intestino cieco del maiale, “che in sé contengono un grosso richiamo al simbolo della fertilità. Questi sono prodotti della nostra terra, legati fortemente alle nostre tradizioni, ma poco noti, al contrario sicuramente tutti conosceranno quel gustosissimo salame all’aglio chiamato La zia Ferrarese”.

Quello che manca dunque sembrerebbe essere una pubblicità curata, ma non solo.

“Occorrerebbe un coordinamento provinciale – afferma Rigoni – una visione più globale e un’istituzione a livello provinciale. Noi di Slow Food proviamo a promuovere il nostro territorio e la ristorazione, che ha finalmente capito quanto possiamo essere un ottimo veicolo per coniugare i prodotti del territorio e quelli dei presidi Slow Food”. La ristorazione polesana infatti è aumentata negli ultimi anni e si possono incontrare sempre più locali con un buon rapporto qualità prezzo, il problema però resta sempre quello: farli conoscere al grande pubblico.

Finalmente però da più parti sembrano arrivare segnali positivi, uno fra tutti l’eccellenza dell’istituto Ipssar Cipriani, la scuola alberghiera di Adria che si offre come ponte per recuperare i contatti fra ristoratori, produttori e associazione di categoria. Ma anche la manifestazione biennale Terre d’acqua, finanziata dalla Regione Veneto, quest’anno al Censer di Rovigo, che coniuga cultura, civiltà e i prodotti tipici delle nostre zone, estendendo l’attenzione anche agli altri Delta.

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Come citare questo articolo

Marina Ravara. “La filosofia di Slow Food”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-filosofia-di-slow-food/

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