Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La mia seconda volta nel Delta

Lunghi attimi di magia per vivere inedite visioni.

di Lino Cortellazzo

Ventaglio Novanta n. 7 1993 pp. 29–31

Ho rivisto, anzi rivissuto, dopo alcuni anni, il Delta del Po, nel medesimo periodo, la settimana di ferragosto. Allora in un attendamento sull’Isola dei Gabbiani, quest’ultima volta alloggiando al Rifugio di Gorino Sullam quale punto strategico-escursionistico.

Tutto mi è parso immutato, anzi più selvaggio, perché ogni giorno che trascorre senza che la natura subisca indebite intromissioni conferisce alla natura stessa un fascino più intenso. Spiagge ancora più deserte, canneti più rigogliosi, canali sempre più misteriosi e uccelli più liberi.

Questo suggestivo ambiente, completamente sconosciuto al turismo tradizionale, non solo fa rivivere emozioni sopite, ma ne crea di nuove, sensazionali, intime e corali, quasi che un “virus” benigno, insinuandosi invisibile negli animi, li possa purificare liberandoli dalle tante, troppe scorie della civiltà moderna.

Il paesaggio, così vero e naturale, diventa uno strumento dei nostri sensi che ritrovano una dimensione tanto genuina da apparire irreale. Paradossalmente si può dire che l’irrealtà diventa realtà, quella più semplice e comune, quella più istintiva e immediata che il tumultuoso vivere quotidiano ci impedisce troppo spesso di gustare. Le persone si ritrovano liberate da una natura libera.

Immersi in questo contesto, i fatti e le cose si integrano in modo tale che la visione si sovrappone all’oggettività. Gli animali si fondono, diventando una nuova specie (garzetta ed anguilla); i “vongaroli” accarezzano anziché raschiare il fondo del mare, come il pettine accarezza i capelli; il barcaiolo diventa un affabulatore e le onde non si scontrano ma si pizzicano; l’albero secco e senza foglie riesce a fare ugualmente ombra e quelle sabbie diventano polvere di conchiglie; di notte, perfino i crateri dei pianeti sono visibili.

Lo spazio è veramente infinito, intriso delle umane aspirazioni. Momenti indimenticabili… E in un lungo attimo di magia, ho sentito la presenza del “garzaguilla” di cui ho desiderato scrivere nella pagina che segue.

Il garzaguilla del Delta

Vola doppio il gabbiano guatando l’acqua, vola sott’acqua guardando il cielo; scende a picco, si scontra con sé, s’invola di nuovo col becco ripieno.

La garzetta minuta sfreccia e s’immerge, agguanta l’anguilla e si rivolta con essa; si forma il GARZAGUILLA del Delta, fantastica specie, vista soltanto dai sognatori del vero, da chi sa entrare fra i giunchi, i più fitti, senza piegare un fuscello.

Pettina il fondo barcaiolo di là del canneto: nodi di conchiglie sono raccolti e portati in rete alla pesa del capanno.

Un nocchiero gentile affabula di gnocca e donzella del cibo di pesce quando agognava carne ed il genitore gli diceva di assaggiare il gabbiano che però, di pesce avea il sapore.

Si mischia l’acqua alle foci dove si pizzicano l’onde, ed il battello, immerso nella calura, raccoglie sgombri da mani inesperte.

Incerta canoa scivola tra le canne accarezzando increduli visi; bruco bicorno s’increspa docile sfiorando caviglie sottili.

Relitti di sabbia chiudono il canale. La piroga s’arresta, si ferma là dove non ha osato l’uomo lasciare traccia di sé.

L’albero secco, con radici enormi, ignude, che fanno groviglio con altre radici di tronco, confuse con un fusto diverso, ancora più secco, regala l’ombra che salsole e convolvoli non possono donare.

Polvere di conchiglie, nella sabbia farinosa e senza orme, è zampettata da grilli salmastri, spaventati.

Il mare è basso e silenzioso e lambisce per caso i radi passi.

S’alza il gabbiano, vola dal suo cuculo la cannaiola guizzante; anche il falco s’allontana. Bisogna tornare all’ostello.

Anofele vespertina prude l’aria; gnocche e donzelle si difendono rischiarate appena da complici candele.

Anche di notte il Delta del GARZAGUILLA sprigiona libertà di natura; oltre i confini dell’occhio nudo anelli limpidi si scorgono intorno a Saturno.

Volendo, di più si può scoprire, dentro e fuori.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Cortellazzo. “La mia seconda volta nel Delta”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-mia-seconda-volta-nel-delta/

Pubblicità