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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Piccola Fenice di Badia

Vanno a rilento i lavori di restauro. Riportati all’antico splendore i decori del soffitto e gli stucchi dell’atrio.

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 7 1993 pp. 26–28

La Piccola Fenice di Badia fa “toilette” da ormai troppi anni, un maquillage senza fine. I fondi Fio, la cui erogazione è iniziata nel 1982, sono in fase di esaurimento, ma la ristrutturazione è solo a metà dell’opera o poco più. Senza entrare nel merito dell’oculato o meno utilizzo del danaro pubblico, dell’aumento dei costi e di tutto quello che ne consegue, resta la deludente constatazione che uno dei teatri più interessanti del patrimonio storicomonumentale veneto resterà ancora a lungo inutilizzabile. Un restauro che assomiglia un po’ troppo alla “fola del sior Intento”, la favola della nostra infanzia, quella che “durava tanto tempo” e non trovava un finale adeguato.

Il cantiere intanto ancora una volta ha ripreso i lavori. All’interno della platea si respira un clima vagamente allucinato, alla Dario Argento, che regala una nota di mistero in più allo stabile già misterioso per nascita e vita.

La sua prima pietra è stata posta in opera tra il 1813 e il 1814, mentre la prima ristrutturazione è avvenuta su progetto del Meduna – nel 1855, – con decori di squisita fattura, formati da pannelli di legno intagliati e ricoperti da stucchi e foglie d’oro, realizzati dal lendinarese Voltolini. I dipinti nel sontuoso soffitto con rosone centrale, sono opera di Abriani, le decorazioni dei palchi e dei medaglioni contenenti le immagini dei grandi autori italiani, quali Alfieri, Goldoni, Rossini e Verdi, sono stati eseguiti da Saraceni. Viscardi è l’artefice degli stucchi dell’atrio e del basamento della platea.

Un gioiellino dunque, a buon diritto definito la Piccola Fenice, penalizzato dagli ingenti oneri di gestione che nel 1905 ne decretano la chiusura. Nel 1982 con sentenza di usucapione, il teatro è stato acquisito da parte del Comune, che nello stesso anno ha avviato i lavori di restauro.

Con l’ultimo stanziamento dei fondi Fio si provvederà alla istallazione della centrale termica ed elettrica, all’innalzamento del muro tagliafuoco e alla fossa centrale o “golfo mistico”. Verrà inoltre effettuato il rifacimento completo del graticcio di scena in acciaio e si inizierà l’impianto di riscaldamento e di illuminazione. A cura della Soprintendenza, verrà applicata la carta da parati color sangue di bue, e i braccioli delle poltroncine riavranno il loro vestito in pelle di capretto, come ai bei tempi, quelli in cui si dava in questo teatro il “Trovatore” interpretato da Carlotta Carozzi Zucchi e Carlotta Bodini, direttore del coro Luigi Carcano e d’orchestra Zanon, con scene di Alberto Colla.

Eravamo nel 1855 e attorno al Sociale ferveva tutta una vita gaudente e ottocentescamente salottiera, fatta anche di gare fra le crinoline e i bijoux delle signore, di corse al palco più bello. Addirittura c’era una cooperativa di palchettisti, forse sempre quelli, fra le famiglie più “in” della piccola laboriosa città, adagiata lungo le rive del fiume, anzi tagliata a mezzo dal serpente d’acqua dell’Adigetto.

Ai trattenimenti lirici, forse biennali, si alternavano operette, commedie, feste di beneficenza, recitals delle scuole. Il teatro era il cuore culturale della città, un cuore pieno di musica, che rischia ora di restare muto per lungo tempo, dato che manca ancora molto danaro per il completamento dei lavori.

Purtroppo nemmeno la scatola storica potrà dirsi ultimata. Il ritmo dei restauri, per le erogazioni concesse con il contagocce, fa pensare alla tela di Penelope: una storia triste, in un momento così incerto per un Veneto e un’Italia tanto chiacchierata…

Attori come Albertazzi, Pani, Calindri, Vallone, la Moriconi, solo per citarne alcuni, si sono proposti per l’inaugurazione della riapertura, affascinati dall’armoniosa eleganza del piccolo teatro polesano. Si spera che questo sogno possa divenire realtà a favore della vita culturale di una terra non proprio e non sempre baciata da privilegi e fortuna.

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Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “La Piccola Fenice di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-piccola-fenice-di-badia/

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