La Rivoluzione francese diffuse le proprie istanze di innovazione e risveglio socio-culturale ben oltre la terra d'origine. In Italia e anche in Polesine l'arrivo dei francesi, visti come portatori degli ideali di libertà, fratellanza e giustizia, suscitò non poche attese, ma anche moti di repulsione. In ogni caso con la Rivoluzione Francese si mise in movimento un processo storico che finì per accelerare un certo risveglio culturale, evidente fin dai primi anni dell'800 con l'intensificarsi in tutto il Polesine di un fervore artistico e culturale di indubbio interesse.
Il periodo della dominazione francese in Polesine è stato analizzato ed approfondito in una mostra itinerante dal titolo "In nome della libertà ordiniamo… La rivoluzione francese in Polesine", presentata a Rosolina nel luglio del 1989 e che nel corso dei due anni successivi ha toccato Albarella, Crespino, Adria, Badia Polesine, Occhiobello, Lendinara, Salara, Porto Tolle, Polesella, Rovigo e fuori provincia Cavarzere e Milano.
La rassegna, promossa dall'Accademia dei Concordi di Rovigo, ha suscitato un positivo riscontro di pubblico e di critica, permettendo il recupero di una articolata e interessante documentazione storica in collaborazione con studiosi locali, operatori culturali e docenti universitari.
Il Polesine alla fine del Settecento non ha una solida tradizione municipalista e presenta una giurisdizione ecclesiastica complessa.
In questa terra lo sviluppo economico e sociale è lento, influenzato da una realtà idrologica instabile, che ha costretto sia lo Stato Pontificio che la Repubblica Veneta a continui interventi di arginatura, di regolazione delle acque e di bonifica.
Si vive prevalentemente con la produzione di “frumenton” granoturco, canapa, lino e legumi, mentre il commercio è limitato ai prodotti cerealicoli e al pesce. L'attività industriale non è altro che un lavoro artigianale di stuoie e corde nei laboratori domestici; un tessuto economico molto povero dunque. Esistono solo alcune fornaci ed officine.
La fame, la carestia e le malattie contribuiscono, insieme alle disagevoli e limitate vie di comunicazione, ad offrire un quadro d'insieme del Polesine precario e disagevole.
In questa realtà di miseria e privazioni ogni possibile modificazione della vita economica e sociale è salutato con speranza ed entusiasmo.
Pertanto, quando le truppe francesi “liberano” il Polesine guidate dal gen. Rusca nel maggio del 1797, l'esultanza popolare è evidente e si manifesta con feste in piazza attorno all'albero della libertà.
Ma ben presto, i barlumi di speranza, sollecitati dall'abolizione di dazi, gabelle, tasse e da un'apertura dell'amministrazione politica a borghesi ed ebrei, segue la constatazione amara che nulla è cambiato. Le requisizioni di viveri ed animali, l'incameramento di beni ecclesiastici e l'obbligatorietà del servizio militare finiscono anzi per peggiorare la vita della gente polesana.
A questo primo periodo di dominazione francese, conclusosi con il trattato di Campoformio dell'ottobre 1797, ne segue un altro dal 1801 al 1814 in cui il Polesine diviene parte integrante del Dipartimento del Basso Po con sede a Ferrara poi del Regno d'Italia.
In questo arco di tempo si fa evidente il beneficio di una legislazione napoleonica che ha posto le basi dell'organizzazione civile, penale, scolastica e urbanistica. Si aprono gli uffici dell'anagrafe, si redige il catasto, si insediano le odierne preture dette Giudicature di Pace e i tribunali di prima istanza; si promuovono diversificati livelli di istruzione con la scuola primaria e superiore; si istituiscono le Camere Primarie di Commercio come quella di Rovigo e si innova l'utilizzo e l'ampliamento dello spazio urbano.
Il Polesine si contraddistingue in questo periodo per un fervore artistico e culturale di notevole interesse. Rovigo ha nell'Accademia dei Concordi l'istituto culturale primario, formato da un cenacolo culturale di eruditi interessati ai temi religiosi, scientifici e letterari.
Su progetto dell'architetto Sante Baseggio si costruisce la nuova sede della Concordiana che temporaneamente ospiterà anche l'Accademia Filarmonica animata da Domenico Tosarini.
Ad Adria la famiglia Bocchi segue con passione gli interessi archeologici storici ed eruditi. In città l'attività teatrale e musicale è vivace.
A Lendinara i tre fratelli Baccari, l'abate Griffi e Giovanni Battista Conti impegnano le loro energie a favore della comunità. Conti come uomo politico e letterato, Giacomo Baccari come architetto, mentre gli altri due fratelli si distinguono rispettivamente: Francesco Antonio come ingegnere e Gaetano come bibliofilo, insegnante pubblico, uomo di lettere e fondatore dell'Accademia dei Composti creando le premesse per una attività culturale ed artistica di rilievo, che arricchirà la città di opere d'arte di squisita fattura.
Le grandi idee del 1789 hanno dunque trovato fertile terreno anche nel Polesine ove si sono espresse in concrete prospettive di vita e di azione, con le insorgenze organizzate da medici, commercianti, sacerdoti, contadini nate per reagire alla passività e alla miseria in cui gran parte della popolazione era costretta a vivere.
A questa nuova sensibilità collettiva, che si rivela con evidenza dal 1809, si possono raccordare le cospirazioni e le sommosse che nell'Ottocento animeranno a più riprese le terre del Delta: dai moti carbonari, all'emigrazione clandestina; dalla rivoluzione del '48 fino agli anni di fuoco de "la Boje".
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Come citare questo articolo
M. Lodovica Mutterle. “La Rivoluzione Francese in Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-rivoluzione-francese-in-polesine/