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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

La Rotonda al meeting di Rimini

Una mostra di grande suggestione per il principale complesso monumentale rodigino

di Paola Bordin Milan

Ventaglio Novanta n. 30 2005 pp. 130–135

Con una scelta di encomiabile respiro culturale l’Amministrazione Comunale di Rovigo, la scorsa estate, ha proposto all’attenzione internazionale il complesso monumentale più importante della città: il Tempio della B.V. del Soccorso.

L’opportunità è stata offerta dal xxv Meeting di Rimini, sul cui palcoscenico la Rotonda è salita per farsi ammirare nel suo splendore, inteso come compenetrazione tra spirito religioso, espressione artistica e simbolo della nostra città.

Già il titolo della mostra “LA ROTONDA DI ROVIGO, TEMPIO DELL’OTTAVO GIORNO” dichiarava l’intenzione di incontrare il monumento nella sua globalità, superando finalmente l’approccio limitato alle considerazioni del solo linguaggio artistico. Si è voluto così conoscere la Chiesa non solo nella sua natura di destinazione mariana (quale ex-voto di una Rovigo devota) ma anche come sacrario di memorie cittadine nelle 80 lapidi che decorano il largo porticato, e soprattutto come stupendo scenario della Rovigo del ‘600, dipinta lungo le pareti in un suggestivo intreccio di vicende, fantasia e sogno.

Una storia del passato, quest’ultima, dipanata su ben 1500 metri quadrati di superficie, dove si avvicendano, di telero in telero, i Rettori veneziani mandati dalla Serenissima a governare la città e il territorio polesano.

Con imponente posa scenica, pur nella compunta devozione mariana, questi podestà straordinari, che in sé sommavano la funzione “pretoria” e quella della prefettura – in un territorio costantemente alluvionato dalle piene primaverili ed autunnali dell’Adige e del Po e minacciato ai confini con lo Stato Pontificio da scorrerie di contrabbando – ai nostri occhi si presentano alla ribalta con fierezza. Ed è proprio in questo loro porsi in primo piano nell’ambiente di culto, in questo pretendere ossequio con sguardo imperante e con addobbo fortemente connotato d’autorità, che si evidenzia la posizione di “satellite” al potere politico assunta dal Tempio della B.V. del Soccorso in epoca veneziana.

Pale devozionali dunque, ma di fatto dipinti autocelebrativi, sono le 26 tele distribuite lungo le pareti del tempio, seppur commissionate per “concessi celesti soccorsi” al termine di ciascun rettorato rodigino, secondo tradizione. La dovuta referenza alla Vergine è comunque sempre presente, ma è evidente che la Madonna, in gloria fra angeli e santi, resta in secondo piano nella composizione. Ben 22 sono i Podestà effigiati e 4 i Provveditori, presenti in città dal 1621 al 1683.

Al loro arrivo a Rovigo, essi erano accolti con fastoso cerimoniale in Rotonda e da qui si congedavano a fine mandato. Un tempio di alto valore simbolico dunque che, oltre a prestarsi alle tante funzioni che religiosamente celebravano anche il rituale civico, accoglieva incontri di pubblica rilevanza laica e manifestazioni culturali.

I grandi teleri dunque raccontano la storia della nostra città lungo il Seicento, impostata sul doppio binario del governo del territorio, da parte della Serenissima, e della devozione mariana. E in questa importante documentazione, oltre i protagonisti, si muovono tante “comparse”: figure allegoriche, che contrassegnano le virtù del buon governo, e inserti biografici e quotidiani di una realtà minore sullo sfondo di vedute cittadine ancor oggi riconoscibili.

Particolari questi ben evidenziati da una campagna fotografica, voluta dall’attuale Sindacato che amministra la Rotonda per dotare il tempio di un ricco patrimonio documentabile, che è stato sapientemente utilizzato nella mostra riminese. L’eccellenza delle immagini ha soprattutto approfondito la lettura di questa grandiosa scenografia plurifigurale, rivelando in essa una preziosità, che di solito sfugge alla nostra attenzione, perché “dal vivo” si rimane coinvolti dalla spettacolare visione d’insieme.

Spesso si vede senza vedere, si arriva accanto a qualcosa che, pur seducente, non guardiamo per anni e della quale dunque nulla sappiamo: succede spesso purtroppo anche a noi rodigini quando entriamo in Rotonda.

All’eccezionale riproduzione dei teleri, altrimenti difficilmente trasportabili, è stata dunque affidata la riuscita della mostra dedicata dal Meeting alla Rotonda; ma la spettacolarità era dovuta ai tagli inediti di alcune vedute, ai molti dettagli scoperti con lettura attenta nelle varie scene e quindi fatti risaltare con opportune angolazioni.

Al visitatore, i nostri fiumi magistralmente personificati, la fecondità della nostra terra polesana generosamente offerta da capienti cornucopie, i tanti aneddoti accaduti nella Rovigo veneziana del '600 e vissuti o in modo eclatante nelle gesta dei Podestà o in tono dimesso negli ex-voto dalla povera gente miracolata, hanno parlato di una piccola città che si avviava a diventare “capitale”. Hanno parlato di un lungo cammino iniziato da quei 3000 abitanti del Castello Rodigio, che nel 1594, grazie alla prodigiosa raccolta di 12000 ducati d’oro, vollero erigere un Tempio che “durasse in eterno”.

E lo pretesero a pianta ottagonale, perché nel numero 8 la simbologia identificava i tempi di Dio: i primi Sette dedicati alla Creazione e l’OTTAVO alla Redenzione, cioè alla Salvezza che dura in eterno. Ed innalzando con orgoglio civico questo simbolo di sapienza ed eternità, Rovigo ha presentato sullo scenario internazionale del Meeting riminese il suo “TEMPIO DELL’OTTAVO GIORNO”.

La mostra, fortemente voluta dal sindaco di Rovigo, dott. Paolo Avezzù, che nella sua programmazione ha dedicato all’arte un efficace richiamo, operativo e agile, sulla città, è stata curata da Paola Milan e Giuseppino Padoan del Sindacato della Rotonda.

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Come citare questo articolo

Paola Bordin Milan. “La Rotonda al meeting di Rimini”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-rotonda-al-meeting-di-rimini/

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