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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Una mostra per Virgilio Milani

Una mostra permanente presso il Museo dei Grandi Fiumi

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 30 2005 pp. 126–129

Con l’allestimento della mostra permanente dedicata a Virgilio Milani, scultore polesano di indiscusso rilievo nell’ambito del Novecento (certamente il più importante di tutta la storia della terra dei fiumi) è stato aggiunto un altro qualificante tassello nell’impegno di valorizzazione della provincia di Rovigo. Un’azione questa che, da qualche anno, sembra conoscere una apprezzabile continuità, grazie ad iniziative di varia natura e all’azione di più soggetti.

Voluta dall’Amministrazione Comunale del capoluogo e sostenuta dalla Fondazione della Banca del Monte di Rovigo, la mostra ha trovato idonea collocazione presso il complesso olivetano di S. Bortolo, in ambienti che si aprono sul quattrocentesco chiostro, da cui si raggiunge, ai piani superiori, il Museo dei Grandi Fiumi.

Grande la partecipazione del pubblico all’inaugurazione, avvenuta lo scorso 16 Ottobre, in cui, dopo gli interventi del sindaco Paolo Avezzù e dell’assessore alla cultura Enzo Bacchiega, che hanno sottolineato il valore dell’iniziativa e l’impegno dell’amministrazione, interessata a qualificare Rovigo come città d’arte, ha preso la parola Vittorio Sgarbi.

Il critico, che già in altre occasioni aveva avuto modo di richiamare l’attenzione sulla caratura artistica di Virgilio Milani, nel suo appassionato intervento ne ha ulteriormente evidenziato l’originalità nel contesto dell’arte del Novecento. Ed ha espresso l’auspicio che l’iniziativa dell’esposizione permanente, con la pubblicazione dell’apposito catalogo, possa contribuire a restituire finalmente a Milani il posto che gli compete nella storia dell’arte italiana del secolo da poco concluso.

Un autore davvero singolare Milani – ha sottolineato ancora Vittorio Sgarbi – per tanti motivi non raffrontabile con i suoi contemporanei: le sue creazioni sono nate da un alto momento di sintesi tra la cultura quattrocentesca e quella moderna.

Virgilio Milani (1888-1977) visse tutta la sua vita a Rovigo. Schivo e poco portato ad apparire, non volle mai lasciare la sua città. Né nel corso della sua vasta esperinza artistica manifestò alcun interesse per allestire mostre personali, con un’unica eccezione, in controtendenza, quando nel 1938 partecipò alla Biennale di Venezia. Ma nemmeno in quell’occasione volle mostrarsi al pubblico con le sue opere più significative, scegliendo per lo più dei bozzetti per medaglie.

Nel Polesine Virgilio Milani ha lavorato con continuità, lasciando un’ampia produzione. Opere per le quali da più parti giunsero apprezzamenti, con momenti di gratificazione anche da parte della sua città che, fin tanto che fu in vita, lo scelse per importanti lavori.

Le sue realizzazioni ufficiali per Rovigo cominciarono nel 1917 con l’altorilievo a Cesare Battisti, uno dei primi realizzati in Italia per ricordare la figura del patriota trentino, collocato su un lato della Gran Guardia dove si apre la via dedicatagli. Un’altra scultura ben visibile è il monumeno all’esploratore Giovanni Miani, posto in un’aiola di Largo Libertà. Da non dimenticare è la Fontana della Riconoscenza, eretta davanti alla stazione ferroviaria l’anno successivo alla grande alluvione, a ricordo e ringraziamento per il moto di solidarietà internazionale levatosi verso il dramma delle popolazioni del Polesine.

La mostra rodigina vuole però porre l’accento non tanto sul Milani pubblico, quanto piuttosto su quello privato, che oltretutto risulta il più autentico perché libero da ogni costrizione nel momento creativo. E particolarmente riuscite risultano le opere in cui lo scultore mette in risalto la sua perizia di ritrattista: a volte col predominare di accenti lirici, come nella testa della nipote Volto di giovinetta, giunta in mostra dall’Accademia dei Concordi; altre volte con afflati di tipo sociologico, densi di grande umanità, come nella riuscitissima Contadina seduta, riconosciuto capolavoro in terra cotta, di cui esiste pure una versione in bronzo, approdata nella mostra permanente.

Fu Virglilio Milani un artista mai domo che, già settantenne, incredibilmente, volle imboccare la strada per lui del tutto inedita dell’astrattismo, con realizzazioni ancora una volta di rilievo, come il Libro in parete, stele che si innalza per circa dieci metri nel giardino della scuola media Casalini. E di questo periodo, oltre ad alcune riuscite realizzazioni, restano soprattutto disegni e schizzi di opere da attuare, che la mostra rodigina propone ai visitatori per far piena luce su un artista di grande talento di cui il Polesine deve giustamente essere fiero.

Una mostra riuscita dunque, la cui realizzazione fa inoltre guardare ad altre analoghe iniziative, prima fra tutte la ricostruzione a Rovigo di un nucleo importante delle opere di Mario Cavaglieri, artista che, a differenza di Virgilio Milani lasciò il Polesine per esprimere il meglio di sé a Parigi. Ma questo è un altro capitolo di impegno per un futuro che ci si augura prossimo.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Una mostra per Virgilio Milani”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-mostra-per-virgilio-milani/

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