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STORIA - TRADIZIONI

La Società di Mutuo Soccorso

Fondata a Rovigo nel 1867 ed ancora operante, l’associazione umanitaria deve la sua longevità alla rettitudine dei presidenti succedutisi e alla loro capacità di interpretare le esigenze dei tempi. Festeggiato il 125° anniversario.

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 6 1992 pp. 52–59

Gli scopi dell’Associazione

Ideata nel corso del 1866, poco dopo la terza guerra d’indipendenza (le truppe di Vittorio Emanuele erano entrate a Rovigo il 10 Luglio) la Società Operaia di Mutuo Soccorso divenne operativa nel 1867, sotto la presidenza del conte Domenico Angeli, che subito dopo l’annessione era stato eletto anche sindaco di Rovigo, il primo dunque dopo l’unità d’Italia.

Presidente onorario dell’associazione era stato nominato fin dall’ottobre del ’66 Giuseppe Garibaldi che, riconoscente, aveva accettato la carica.

Le finalità dell’associazione vennero indicate chiaramente nell’art. 3 del primo statuto, in cui si legge:

“Base di questa Società è l’unione e la fratellanza, scopo la diffusione della moralità ed il mutuo soccorso dei soci fra loro, che viene accordato in caso di malattia, di cronicità e di vecchiaia. La Società tende a favorire l’istruzione ed il lavoro, il pacificamento dei soci, il loro collocamento, e rende loro gli onori funebri”.

Si tratta dunque di scopi morali e socio-economici: fratellanza, unione, istruzione per quanto riguarda i primi; soccorso in caso di malattia, collocamento in un settore produttivo, previdenza per la vecchiaia e onori funebri, per i secondi.

Nel secolo scorso era particolarmente sentito il problema di un concreto aiuto in denaro in caso di infermità, dato che, nei giorni di assenza dal lavoro, la paga veniva sospesa. Proprio per questo nello Statuto dell’associazione viene dedicata molta attenzione al capitolo dei sussidi per malattia, a cui si riferiscono ben quindici articoli. L’art. 20 chiarisce le modalità per godere del sussidio giornaliero (L. 1,00 o 1,50 a seconda della categoria dell’iscritto). La malattia doveva essere constatata dal medico sociale, e l’associazione provvedeva anche a sostenere l’acquisto delle medicine. Era istituito un apposito Comitato di soccorso (art. 22) delegato a provvedere ai bisogni degli ammalati, ad accertarsi che essi ricevessero il dovuto sostegno pecuniario, le medicine e tutta l’assistenza necessaria. Tale comitato aveva inoltre l’incombenza (art. 29) di fare un rapporto mensile sullo stato sanitario di tutta l’associazione e stilare un quadro generale a fine anno.

Erano esclusi di beneficio del soccorso i soci che avessero contratto malattie veneree o dovute a colluttazioni (art. 30).

Un regolamento molto dettagliato dunque, che dimostra la serietà con cui l’associazione svolgeva il suo ruolo di assistenza ai soci temporaneamente inabili al lavoro.

Le radici ideologiche

L’idea di dar vita ad un’associazione di mutuo soccorso, come altre consimili, affonda le sue radici nello spirito umanitario dell’Illuminismo. Dalla seconda metà del ’700 si cominciò infatti a guardare concretamente alle esigenze delle categorie meno favorite, ed iniziarono a germogliare le prime forme associative a vantaggio delle classi subalterne.

Su questa scia umanitaria fiorirono nel corso dell’800 varie iniziative animate da un autentico spirito filantropico, con l’istituzione fra l’altro di asili per l’infanzia, mense per i non abbienti ed altre forme assistenziali, le più avanzate delle quali miravano ad un vero riscatto delle classi popolari.

Il più assiduo propugnatore di un ideale di emancipazione sociale e politica delle classi popolari, nella nostra penisola, fu certamente Giuseppe Mazzini. È a tutti nota la sua incessante azione intesa ad unificare l’Italia con l’intervento determinante del popolo, in una prospettiva rigorosamente repubblicana. Accanto all’apostolato politico va però ricordata anche l’assidua azione svolta dallo stesso Mazzini tra gli operai per dar vita a cooperative di lavoro ed associazioni di mutua assistenza.

Le idee mazziniane trovarono nel Polesine qualificati punti di riferimento. Primi fra tutti i coniugi Alberto Mario e Jessie White, sempre pronti a sostenere le ragioni delle categorie sociali più emarginate, le quali nella nostra terra vivevano in condizioni che in qualche caso non è eccessivo definire subumane.

Quell’importante moto, spontaneo e disinteressato, che aveva portato tanti giovani a prodigarsi per l’unità della patria giungendo fino al sacrificio estremo della propria vita, non si spense col raggiungimento dell’unità politica. Trovò anzi alimento nella necessità di “fare gli italiani”, ovvero nel nuovo impegno di un’azione concreta, finalizzata all’emancipazione economica, morale ed intellettuale delle classi popolari.

Toccò allora ai cittadini più sensibili, ricettivi al concetto mazziniano della vita come missione civile, agire concretamente per dare avvio alle società operaie di mutuo soccorso e previdenza.

Da notare che, per quanto concerne l’associazione rodigina, il termine operaio è da intendersi più come finalità che come base sociale dell’associazione, nel senso che il sodalizio doveva portare soccorso e assistenza agli operai (ovvero agli appartenenti alle classi sociali più svantaggiate), ma non chiudersi in un’associazione di soli operai. Concetto anche questo del resto tipico del Mazzini che, ben prima della “Rerum Novarum” di Leone XIII, aveva indicato la via del progresso civile e sociale nella proficua collaborazione tra le classi. E ciò in netta antitesi con l’idea marxista che propugnava la lotta di classe e la eliminazione della borghesia.

Avvio e maturità della Società del Mutuo Soccorso

Ispirata agli ideali mazziniani, l’associazione rodigina fu dunque interclassista fin dalla nascita – e da un certo momento anche per statuto, eliminando di proposito l’aggettivo “operaia” -, dato che, come detto, accoglieva in sè non solo gli operai, ma anche impiegati, funzionari e liberi professionisti.

E non a caso il primo presidente della società rodigina fu proprio il conte Angeli, figura di spicco in Polesine, noto per la sua ininterrotta azione a favore della collettività, protrattasi anche dopo la morte, avvenuta nel 1876. Lasciò infatti al comune varie sostanze e il centralissimo palazzo che sorge sulla via un tempo chiamata S. Rocco e successivamente dedicata all’insigne benefattore. Nè il conte Angeli dimenticò nel suo testamento la Società Operaia, alla quale destinò un lascito in denaro di L. 5.000, cifra considerevole se si pensa che il contributo medio richiesto al socio era di L.10 all’anno.

La fortuna dell’associazione rodigina si deve in larga misura – come ben ha evidenziato Sergio Garbato nel libro “La Società di Mutuo Soccorso e Previdenza di Rovigo 1867-1967”, edito dallo stesso sodalizio in occasione del primo centenario – alla probità dei presidenti e alla capacità della maggior parte di loro (specie di quanti restarono alla guida per periodi prolungati) di far fronte alle esigenze sociali, anche in relazione al mutare dei tempi e delle situazioni politiche.

Vi fu è vero un momento di crisi alla morte del primo presidente, il conte Angeli, che aveva guidato l’associazione con un piglio alquanto energico, accentratore ed aristocratico, com’era del resto tipico della sua personalità e della stessa educazione ricevuta. Evidente sintomo di questo periodo di transizione è il rapido succedersi di tre presidenti, Antonio Gobbati (1876-79), G.B. Casalini (1880-83) e Tullio Minelli (1883-85), tutti e tre usciti dalla presidenza rassegnando le dimissioni.

Ma alfine, con la nomina del cav. Adolfo Benvenuti, si manifestò una decisa ripresa dell’azione del sodalizio, grazie alla capacità del nuovo presidente, non ancora quarantenne, di cogliere le reali aspettative degli iscritti. Costoro, più maturi e consapevoli, si attendevano dall’associazione nuove iniziative e risposte concrete a bisogni di tipo sociale, con interventi non più limitati alla sola assistenza in caso di malattia, ma aperti ai reali problemi del mondo del lavoro e, conseguentemente, alle rivendicazioni dei lavoratori.

Benvenuti manifestò una chiara attenzione a queste nuove esigenze, ottenendo, di conseguenza, risultati sorprendenti anche sul piano delle iscrizioni, passate dai duecento soci iniziali ai 480 del 1890, e raggiungendo in tal modo il traguardo massimo toccato dall’associazione.

Alla sua morte, avvenuta precocemente a soli 54 anni di età, il testimone passò ad Albino Pasotto, continuatore dell’azione del predecessore. Repubblicano di fede, legato agli insegnamenti di Garibaldi, Mazzini, Bertani, Cattaneo e Mario, fu il Pasotto un uomo concreto e positivo, la cui capacità di azione fece ottime prove anche nell’ambito dell’amministrazione comunale dove, in qualità di assessore, avviò l’Istituto Tecnico, completò il corso delle Scuole Magistrali, fu tra i promotori del Cotonificio Rodigino, provvide alla lastricazione di varie strade e all’istallazione della luce elettrica. Fu inoltre presidente dei Luoghi Pii Riuniti e dell’Ospedale, avviando in entrambi i casi opere di modernizzazione.

Come presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso il Pasotto perseguì sostanzialmente due obiettivi: si impegnò a consolidare il rapporto tra i soci, anche organizzando frequenti occasioni di incontro (gite, banchetti, una banda sociale), e si prodigò per far sentire all’esterno la voce dell’associazione, intervenendo con vigore per reclamare il miglioramento delle condizioni socio-economiche dei lavoratori.

Anche Albino Pasotto, nominato presidente per la prima volta nel 1898, restò come il suo predecessore alla guida dell’associazione fino alla morte, avvenuta nel 1922; evidente dimostrazione questa del forte sentimento di dedizione che lo legava alla Società. Piuttosto tristi furono però gli ultimi anni della sua esistenza, sia sotto il profilo personale, per l’acuirsi degli acciacchi, sia per una progressiva diminuzione del numero degli iscritti, causato da vari fattori, tra cui vanno ricordati: la permanente crisi economica che indusse molti ad emigrare; lo scoppio della prima guerra mondiale e la conseguente chiamata alle armi di vari soci; il presentarsi di nuovi gravi problemi nel dopoguerra.

La vita dell’Associazione dal periodo Fascista agli Anni Sessanta

La morte del Pasotto coincise con l’avvento del Fascismo, durante il quale si profilarono anni problematici per il sodalizio, sia per il progressivo rarefarsi della libertà di espressione, sia per l’avvio di forme mutualistiche e assistenziali previste dalla legislazione governativa, che di fatto ridussero l’ambito di azione del mutuo soccorso volontario.

Le nuove condizioni ebbero un riflesso negativo sull’associazione rodigina, che visse un periodo di instabilità, caratterizzato da presidenze di breve durata: Francesco Malvezzi (1923-24), Attilio Barutti (1924-26), Carlo Pace (1926-31), Belladore (1932-33).

Sarà il cav. Giocondo Dall’Ara che riuscirà a far uscire il sodalizio da una situazione di stallo, individuando una via percorribile, basata più sullo spirito di gruppo che sul reale originario mutuo soccorso.

Fu quella del cav. Dall’Ara, uomo stimato da tutti per l’onestà ed il senso di profonda umanità, la più lunga presidenza, durata un trentennio, dal 1933 al 1961, fino alla morte. Un arco di tempo durante il quale nella nostra penisola si attuarono profondi rivolgimenti sociali e politici: dal consolidarsi del Fascismo, alla disastrosa seconda guerra mondiale, conclusasi con la dissoluzione dello stesso regime fascista e la caduta della monarchia; dai lutti e dalle distruzioni della guerra che dilagò su tutto il territorio nazionale, alla successiva ricostruzione configuratasi, sul finire degli anni cinquanta, con un consistente periodo di sviluppo sfociato nel cosiddetto “boom” economico.

Scomparso Dall’Ara, a reggere le sorti del sodalizio fu chiamato il geom. Sergio Gallian, già vicepresidente dell’istituzione, e ben introdotto nelle problematiche dell’associazione per averla retta di fatto negli ultimi tempi in cui il presidente Dall’Ara era gravemente ammalato.

Con il Geom. Gallian, la Società rodigina ha continuato a seguire l’itinerario tracciato dal suo predecessore con una limatura, anche statutaria, degli obiettivi assistenziali, l’accentuazione degli aspetti ricreativo-culturali e l’avvio di interventi di beneficenza, contemplanti anche assegnazione di borse di studio.

Verso il 2000

Dall’inizio del corrente anno (1992) è stato eletto presidente Mario Reale, titolare dell’omonima impresa di costruzioni, col quale ci incontriamo per conoscere le prospettive e le speranze dello storico sodalizio, in questo ultimo scorcio del XX secolo.

– Presidente Reale, dove va la Società di Mutuo Soccorso?

“È proprio questo il problema: individuare un nuovo percorso per un’associazione che, nonostante il variare delle situazioni storiche, ha sempre svolto con responsabilità e dignità il proprio ruolo. Oggi è necessario prendere atto che molti degli obiettivi fissati dallo Statuto, in particolare quelli di provvedere all’assistenza medica dei soci o al concorso di provvidenze di tipo pensionistico, risultano del tutto superati dall’attuale situazione previdenziale e sanitaria. Da una parte è necessario potenziare l’attività ricreativa e di coesione dei soci, e dall’altra indirizzare gli sforzi anche verso l’esterno dell’associazione, individuando situazioni sociali carenti e concentrando in tal senso il nostro soccorso”.

– Nessuna idea di scioglimento del sodalizio dunque.

“Questo è certo: da una parte c’è un’esigenza di tipo storico da salvaguardare, e dall’altra c’è la volontà dei soci di individuare un percorso fattibile per il futuro.

È questo un problema sentito anche dalle altre associazioni di Mutuo Soccorso tuttora operanti nel Veneto. Proprio per questo è stato recentemente costituito a Vicenza un Comitato di Coordinamento Regionale (presieduto da Angelina Santucci con vicepresidenti Giancarlo Bogoni e Walter Donadello) per avviare un’azione comune, anche in collegamento con la Regione”.

– Quali sono le attività principali promosse dall’associazione?

“Quest’anno abbiamo ricordato con una certa solennità il 125° anniversario della fondazione, abbiamo consegnato 3 borse di studio a studenti delle scuole superiori ed abbiamo intensificato le occasioni di ritrovo sociale, aumentando progressivamente il numero degli associati che ora si avvicinano a 200. C’è inoltre un impegno all’esame del Consiglio Direttivo, volto a trovare un accordo con l’Amministrazione comunale per una sede adeguata e definitiva. In ogni caso è nostra volontà procedere con l’autonomia che da sempre ha caratterizzato l’associazione, in uno spirito di concordia tra i soci, con l’obiettivo di promuovere occasioni di sincera solidarietà umana”.

Per eventuali approfondimenti: Sergio Garbato: “La Società di Mutuo Soccorso e Previdenza di Rovigo 1867-1967” edito a cura della stessa Società.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La Società di Mutuo Soccorso”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-societa-di-mutuo-soccorso/

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