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ARTEOGGI

La tumultuosa spiritualità di Roberto Boccato

Immagini suggestive oltre i confini del tempo e dello spazio

di Costanza Tavian

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 101–104

Una febbre improvvisa, dodici anni fa, costrinse Roberto Boccato, allora quarantunenne, al riposo per venti giorni. Una pausa forzata che ebbe uno sbocco imprevisto nella sua vita, facendogli scoprire un insospettato talento per la pittura, dando inizio a quella tormentosa ricerca di significati spirituali che tuttora caratterizza l’intensità della sua arte.

Un’influenza, dunque, che si fece così rivelatrice di un’altra ancora: di una febbre dell’anima che in ogni opera non ha mai più cessato di esaltarsi.

Da questo momento si schiuse un insight quasi karmico, per l’esplodere di una passione che già era stata di suo nonno, il pittore Ugo Boccato, il quale per settanta anni rappresentò nel Polesine uno degli Autori più significativi, scomparendo molto tempo prima dell’insorgere della medesima vocazione nel nipote.

Di origini adriensi, si trovano nei suoi lavori tutti i colori del territorio originario: ocra, colori terra e toni freddi sono lavorati in ogni pezzo con gran cura. L’idea di grana sottile data al fondo e il rispetto di un equilibrio cromatico sempre accorto, conducono alla senzazione della tridimensionalità, nell’eco del principio astrattista di distribuzione dei pesi.

Boccato disegna una metafisica della storia. Si avvale di un simbolismo figurativo che tratta in modo personale. Dal realismo descrittivo di scorci di vita contadina dal fondo piatto, maggiormente caratteristici della prima produzione, si giunge alla realizzazione di una metafisica simbolista di stampo impressionista. Un surrealismo atipico, seppur ascrivibile alla tradizione figurativa contemporanea, che chiama all’analisi intimistica di chi guarda, invitato a partecipare così della riflessione.

Una modalità espressiva che prescinde dal riferimento ad un preciso stile particolare, determinando di volta in volta le suggestioni poetiche con un manierismo originale. Nature morte e contadine, visioni paesaggistiche e castelli medievali, statue umanizzate, muri e personaggi di fantasia, vanno a scomporre l’immagine che, in un assemblaggio quasi schizofrenico, presenta una innovativa visione organica, pur assicurando ai vari elementi la loro semantica fondamentale.

La fiabesca visione del mondo si protende oltre al paspartù. L’immagine fuoriesce dai bordi ad interagire con chi osserva, così introdotto in quella realtà dove si afferma un mondo differente, un mondo in cui la dimensione dell’esperienza limitata si spiritualizza per proiettarsi altrove, nell’infinita riserva di possibilità che supera le capacità naturali dell’individuo.

Fortezze medievali vengono poste all’alto dell’inaccessibilità, scisse, ma mitigate dal volto marmoreo della castellana, imprigionata nella roccia, al cospetto di un fantasma, testimone e spettro fuggitivo innanzi alla disintegrazione delle energie maschile e femminile archetipiche presenti.

Una villa veneta si fa “contenitore” di storia e di oggetti materiali, sopravissuti al tempo. Acque turbolente ed irrifrenabili si disperdono tra le fratture del coccio, inesorabilmente e senza meta, quando non riescono a diventare fonte di amore, saggezza, fede. Il dramma della catastrofe porta al disorientamento, al panico, alla disperazione, ma c’è sempre un sole che dà luce alla rinascita, alla speranza.

Un libero airone sigilla la fame d’aria, la richiesta di respiro vitale, di libertà. Una figura divina e una presenza demoniaca si incarnano nella roccia presso al vate, la figura itinerante verso il cielo che non ferma la sua ricerca spirituale. Ogni forma d’arte danza accanto alla musa del femminile, la recettività, funzione di trasformazione, di apertura alla sensibilità, alla creatività.

Il bimbo disperso ed abbandonato non può crescere senza struttura organizzata, il maschile, la forza della guida che mobilita l’azione. S. Pietro detiene le chiavi del Paradiso, la porta è aperta solo dopo un lungo e faticoso cammino di fede. La Fede Sacra è sempre minacciata da un credo profano. Le chiavi dell’amore si trovano fra le spine.

E’ solo dall’incessante dialogo degli opposti che le forze in campo si muovono per individuarsi ed affermarsi, emergendo dall’ indistinto grigiore.

Allusioni mistiche, visioni oniriche e mitologiche si ispirano ad una Memoria Storica trattenuta e distillata dalla materialità del tempo, conducendo al modo in cui Eros si mischia in infiniti giochi con Pathos, alla Natura che è origine di Vita, ma in sé matrigna, alla Fede ultima nell’esistenza di un centro creativo più profondo, che è senso e fine della Vita.

Roberto Boccato, ora cinquantaquattrenne, durante il suo tragitto artistico, scelto fra l’arduo percorso di matrice non galleristica, ma itinerante presso i concorsi nazionali ed internazionali, e le tante mostre collettive e personali, ha finora ottenuto molteplici riconoscimenti e prestigiose premiazioni.

Oggi costituisce a Padova, la propria attuale zona di residenza, un punto di riferimento per altri artisti, che, dilettanti o meno, trovano nella disponibilità e nell’esperienza dell’Autore la possibilità di far conoscere le loro opere, essendosi egli assunto l’onere di consentire il deposito dei loro lavori che vengono raccolti nello studio suo, e l’impegno morale e materiale di fare da ponte di trasmissione presso le diffuse iniziative di esordio, di concorso o partecipazione.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Costanza Tavian. “La tumultuosa spiritualità di Roberto Boccato”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-tumultuosa-spiritualita-di-roberto-boccato/

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