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POESIA

L’altalena

Poesie di Elisabetta Zanchetta

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 142–144

TRA CIELO E TERRA

Dondola la barca rapita dalle onde. Il mare s’increspa tende le reti le sciupa le ribalta. Il pescatore mantiene la rotta, ogni ruga al suo posto sul viso sfregiato dal sole sulle mani screpolate dal vento. Tra poco i pesci cadranno in trappola le bocche saranno sfamate.

E’ una delle tante storie del mondo. Catene di giorni sfiniti di sudore e salsedine con il cuore in gola per l’attesa e il girotondo in festa dei gabbiani ritornando verso il porto.

Lo spettacolo della vita scorre negli occhi del pescatore tra la paura di un mare pronto a tradire e la certezza lieve di un rosso tramonto. A quelle onde affida il destino tenendo saldo tra le mani il timone dell’esistenza: una preghiera che si perde nell’azzurro confuso dell’incanto fra cielo e terra.

L’ALTALENA

Le mani stringevano due strisce di corda ruvida e robusta legate al ramo più basso del grande amico albero. Guardava da lassù il pino centenario con occhi rigonfi di verdeggianti vittorie. L’altalena mi portava festosa a sfiorare il cielo seduta sulla sua culla alata: a ogni spinta l’emozione rigava le guance di innocenti sorrisi. Nessuna nuvola intristiva il cuore nessun vento lambiva l’anima con brividi di pianto. Era l’estate il mondo delle conquiste piccole come un sasso bianco impolverato raccolto sul viale di casa e nascosto in tasca quasi fosse un tesoro. Mai la voglia di cambiare gioco neppure quando il sole stanco del giorno stendeva i suoi raggi sotto lenzuola di nuvole.

A un’altra età in un altro tempo ritorna la memoria su quel prato di giorni lisci i pensieri appesi alle fronde dell’albero che non c’è più e a quell’altalena che come la vita ora in alto ora in basso diverte e deride tradisce e sorprende non rivelando mai fino all’ultimo slancio il suo segreto che all’improvviso si svela e sussurra: “…è’ ora di scendere”…

I TUOI PASSI

Rumore di suole bagnate. I tuoi passi screpolano silenzi dissolvono inquietudini. Mai tanto vicini quanto il destino in un attimo li porta lontano. Vanno e vengono di stanza in stanza lasciando nell’aria l’euforia tremante dell’attesa. E’ il mio sguardo a seguirti poi a occhi chiusi mi guida l’udito che scaramantico alleato della mente ti sente e richiama l’essenza di te. File lunghissime interminabili i tuoi passi mi sfiorano con maree di girotondi senza raggiungermi mai calpestando distratti pozzanghere di lacrime e sgualcendo i miei giorni scricchiolanti nel vento.

AMORE

Vince sempre chi tira i dadi truccati chi usa il mazzo dalle carte segnate. La sincerità prende forma in occhi trasparenti ma regala all’avversario lo scacco matto decisivo. Non ci sono regole ma il verdetto finale condanna il cuore a un crudele destino. Chi ama perde sempre e le bugie come mostri dalle sembianze d’argento disseminano la strada del futuro di appuntite incertezze.

LA PANCHINA

Le mani fredde dell’attesa cullano il cuore: rallentano i battiti assopiti dal silenzio di istanti interminabili. Aspetto te seduta e inquieta su questa scomoda panchina con un nodo in gola le viscere accartocciate in sogni annodati a fuggevoli destini di incertezze. Cerco il tuo viso fra la gente nel timore che non verrai i tuoi occhi nel vento dell’inquietudine naufraga con le mie speranze di gioia nel mare infinito di imprevisti banali e reali che ci allontanano da noi. Innamorata della vita persa in pensieri irrefrenabili spio le lancette dell’orologio complice ingrato di un tempo evanescente mentre lo sguardo ormai si spegne rapito e disilluso dall’inutile attesa. All’improvviso appari tu regalandomi un abbraccio. Un graffio sul cuore è la tua presenza immagine indelebile di un sogno che rinasce da un bacio presagio di infinito.

NUTELLA

Croccanti esplosioni d’amore spalmate di morbida gioia. Coccole dolci d’attesa si uniscono a teneri abbracci. Resta sospeso il cuore tra il gusto cremoso dell’attimo e l’amara fragranza di lancette impazienti che lasciano in bocca il sapore fondente dell’addio…

IL VETRO ROTTO

Vuoti taglienti schegge di vita. Abbaglia il mio sguardo un raggio di sole. Ferito da lacrime di un cielo fanciullo riprende la corsa il tam-tam del cuore. Fessura sbordata scarabocchio apparente sulla faccia del mondo disseta di sogni la mia solitudine.

COSÌ SCORRE IL FIUME

Siamo vite alla deriva che seguono la corrente del destino fino all’abbraccio eterno con il mare. Un fiume di acque lisce di ombre e trasparenze di speranze e ricordi di torbide bugie e amare verità. Un fiume di pericoli e piene di argini rotti, spezzati dal pianto di case azzittite soffocate dal fango di ipocrisie. Siamo una cosa sola, noi e il fiume, un’unica verità. Vite di attese aggrappate a tronchi galleggianti di idee. Corrosi da fremiti di impazienza sfioriamo gli argini e proseguiamo la corsa cullati dalle correnti dell’oblio. Tratteniamo il respiro cercando in fondo al fiume antichi desideri indizi di battaglie perdute relitti di sogni sfumati. Ma soltanto la luce riflessa nello sguardo di un nuovo giorno richiama in superficie l’euforia vitale di barche e reti per cogliere appieno l’essenza di una nuova conquista.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “L’altalena”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/laltalena/

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