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STORIA - TRADIZIONI

Le angoane

Le magiche sirene del male si materializzano presso i gorghi. A volte apparivano perfino negli scoli delle campagne polesane

di Adriano Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 96–97

Altre storie ed altre vicende si raccontano in Polesine (vedi Gli uomini rettile in Ventaglio 90 pag. 82 e successive) legate alle acque dei fiumi e dei maceri, dispersi numerosissimi nella campagna un tempo realizzati per la macerazione della canapa. Uno dei miti primitivi – che rievoca il sentimento della natura primigenia – riguarda la frequenza dell’apparizione, tra i canneti dei gorghi e dei maceri e perfino negli scoli che bagnano la nostra campagna, delle angoane: specie di nereidi locali, sirene del male, magiche figure di esseri agresti che hanno assunto, nel sentimento popolare, aspetti negativi paurosi.

Sono immaginate come creature metà serpente e metà donna, che vivono nei boschi e, più spesso, nelle grotte. Più frequentemente prendono la forma di serpi. Alcune storie affermano che, al pari di altre creature mitiche, anche le donne morte di parto o le fanciulle morte giovani, oppure le anime delle bambine nate morte, oppure ancora le donne nate avvolte nel sacco amniotico fossero destinate a diventare angoane.

Nella tradizione popolare le angoane si presentano come streghe bellissime che di notte escono avvolte in lunghi mantelli con i capelli sciolti. Appaiono dopo il tramonto per ammaliare i viandanti. Chi le ascolta intonare il loro canto fascinoso e maliardo si sente come smarrito, diventa straordinariamente calmo e pensoso, s’immalinconisce e si lascia morire.

Le angoane possono apparire anche di giorno, di quando in quando, facendo malefìci o sortilegi. Si racconta che una volta dei contadini si imbatterono in alcune serpi che si ravvoltolavano nella polvere del sentiero. All’improvviso le serpi si trasformarono in donne bellissime, tanto da vincere la ritrosia dei contadini, che anzi le invitarono nelle loro case. Le bellissime donne rifiutarono e ben presto scomparvero, ma i poveri contadini non ritornarono più in paese e furono trovati morti ai margini del bosco.

Talvolta assumono la consistenza umana e vivono tra gli umani la vita ordinaria della donna. Possono essere perfino buone massaie e madri, ma quando viene la notte devono ritornare ad essere dominate dalla natura di spiriti soggetti alle regole del loro mondo misterioso e parallelo.

A tal proposito si racconta che una volta un signore sposò la sua serva, la quale impose, al momento delle nozze, una condizione: di non essere toccata mai sul dorso della mano. Un giorno però il marito, per caso fortuito, le toccò il dorso e la donna sparì per sempre. Il pover’uomo, rimasto vedovo, sentiva il peso di dover curare la casa e i figlioletti da solo, ma ogni volta che ritornava dal lavoro trovava sempre la casa in ordine ed i figlioletti sempre ben tenuti. Si meravigliò non poco e chiese ai figli chi venisse dei vicini a curarli e a governarli. I figlioletti risposero che era la mamma che ogni giorno li puliva, li nutriva e li curava. Alla sua richiesta di spiegazioni, risposero che la mamma, quando se ne andava, si infilava sotto una pietra del pavimento. Fu così che il pover’uomo preoccupato rovistò sotto il pavimento e trovò la tana di un serpente che subito uccise con un bastone.

La madre dei bambini non fu più trovata, e da quel momento in poi la casa fu sempre più in disordine e i bambini sempre più malnutriti e sporchi. Fu allora che si rese conto che aveva sposata un’angoana e che la serpe che aveva ammazzata era la moglie che ritornava ogni giorno a rassettare la casa ed i figli.

Il mito delle angoane è presente in tutto l’immaginario collettivo del Veneto di nord-est, ma in Polesine spesso si confonde con quello della Pagana.

La Pagana è un figura mitologica di donna selvaggia. Era immaginata come una donna bellissima sempre vestita di bianco, con il velo sopra la lunghissima e meravigliosa chioma che le copriva tutte le spalle fino al bacino.

Era capace di sortilegi inenarrabili contro chiunque, incontrandola, non le pettinasse subito la chioma fluente, specialmente se si trattava di ragazze e di adolescenti.

Secondo la credenza popolare le chiome scompigliate la rendevano inaccettabile, perciò voleva essere rimessa in ordine per recuperare la possibilità di essere accettata nella nuova società razionale e mercantile che ha scacciato le antiche divinità dalle campagne. Per questo le escursioni notturne delle donne e delle adolescenti irrequiete, o dei ragazzi, che alla sera vorrebbero uscire, erano scoraggiate.

Quando le ragazze uscivano di casa si raccomandava loro di tornare al più presto altrimenti la Pagana le avrebbe intercettate.

La Pagana appariva all’improvviso in silenzio, e questo metteva molta paura. Era ritenuta un essere crudele e famelico di neonati.

Una donna, subito dopo il parto, doveva fare lo sforzo di restare sveglia, di non assopirsi, altrimenti, si credeva, la Pagana sarebbe arrivata ad inaridirle il latte e a lasciarle addosso ogni sorta di malasorte.

Da una testimonianza raccolta da Paolo Rigoni, si ricava che proprio per questo motivo subito dopo il parto le comari si ponevano attorno alla puerpera e si mettevano a parlare a lungo per tenere lontana la Pagana e non permetterle di arrivare vicino al letto se la puerpera si assopiva. Il marito intanto doveva provvedere subito a seppellire la placenta ed ogni altro residuo del parto affinché la Pagana, famelica di neonati, non se ne impadronisse per fare i suoi sortilegi.

Presenze misteriose, a volte terribili, si agitavano dunque nel passato della terra dei fiumi; narrazioni ben presenti nella memoria collettiva, alimentate nei filò e tramandate da una generazione all’altra. A questo patrimonio, tuttora radicato nella cultura popolare, si rifà con la sua fantasia e la apprezzata perizia di disegnatore Francesco Lucianetti nelle originali tavole a fumetto che pubblichiamo in questo numero, alle quali rinviamo i lettori.

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Come citare questo articolo

Adriano Romagnolo. “Le angoane”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-angoane/

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