Un tocco di mano sicuro e preciso sulla tela, come sicure e precise sono le sue scelte di uomo e le sue indicazioni di vita. Un accostamento di colori di misurata ed efficace gradualità come ponderate sono le sue valutazioni e decisioni di ogni giorno. Una esposizione dell'immagine che elogia, in un momento, tutta la poesia della visone che lo affascina.
Giuseppe Atti riproduce nel quadro il palpito della natura, che in lui si imprime, vagheggia e si realizza in un amore che si apre, con estrema sensibilità, verso la grande valle che si conclude nel delta, così come coglie nel silenzio della montagna tutta la sua stupenda bellezza.
Nato a Reggio Calabria, Giuseppe Atti ha vissuto, da giovane, nella siciliana Siracusa ed ha girato, poi, un po' in tutta Italia, soggiornando spesso, per il suo servizio, in alta montagna. Vive, oggi, ad Adria nella nostra generosa terra polesana.
È un uomo che dona all'arte, prima di tutto, la sua elegante raffinatezza di modi nel risultato di una educazione che gli deriva dalla famiglia, per primo, e, poi, da quella lunga militanza nella guardia di finanza ove ha trascorso buona parte della sua vita raggiungendo, con il grado di colonnello, il momento di quiescenza.
Il tratto gentile diviene espressione visibile di un animo onesto e buono e si imprime nei quadri, siano essi a tempera, ad olio, ad acquarello, o realizzati con altre pregiate e più recenti tecniche espressive. Ne gode una benevolenza di colori nell'immagine, dettata sempre con un tratto deciso, che sa individuare il soggetto e che gli dona quella impronta sensibile che raggiunge, con immediatezza, chi osserva, coinvolgendolo in una esposizione artistica che merita ogni più ampio consenso e rispetto.
In Giuseppe Atti si ritrova un'arte reale che non indulge nel futile né si disperde in quelle strane proposte che altri tentano, purtroppo spesso riuscendoci, a propinare per nuovi valori.
È pittore ma è anche pregiato scrittore e poeta. Un suo libro è dedicato a S. Martino di Castrozza ed alla montagna che tanto ama e che porta nel cuore con lo stesso affetto che lo ha fatto parlare del delta e della palpitante perla della nostra laguna.
Sa trarre dalla tavolozza dell'arcobaleno creato da Dio lo splendore dei colori e sa usarli a ragione nell'intonazione armoniosa che la poesia della natura richiede. Sia l'impressione gli venga dai tenui colori della valle d'autunno, sia glielo chieda il dorato tramonto delle Dolomiti od il vagheggiare della gondola nel favoloso incanto dei rii veneziani. Sa cogliere, Giuseppe Atti, l'anima della gente che dipinge, sa esporne il suo umore ed amore con la necessaria dosata luminosità.
È deciso, concreto. Non ama altisonanze imputandole, spesso, a vani momenti dialettici d'occasione. Anche a me non piace indulgere in osservazioni futili e di routine e mi preme rassicurarlo dell'avere scritto quanto in realtà la sua persona, che stimo da anni proprio per una retta ed inequivocabile umanità e la sua arte, mi hanno dettato.
Un giusta simbiosi, dunque, dell’uomo con l’artista e viceversa, per trarne quei sublimi incanti che, nell’emozione, parleranno al cuore delle antiche e fantastiche leggende della natura e di chi l’ha creata.
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Come citare questo articolo
Romano Beltramini. “Le emozioni di Giuseppe Atti”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-emozioni-di-giuseppe-atti/