Due amiche come tante. Si conoscono all’Università Cattolica di Milano, studiano, si laureano, poi il destino fa sì che si perdano di vista. Ma in questa storia, la “provvidenza”, come direbbe Manzoni, le fa ritrovare dopo molti anni, entrambe nel monastero delle Carmelitane, a Rovigo, dove, entrambe oggi ultraottantenni, vivono una vita di meditazione, senza comunque estraniarsi dal mondo.
“Tanti anni fa ci siamo laureate in lettere moderne io e suor Bianca Maria e non eravamo nemmeno troppo amiche – si confida suor Maria Grazia -. Poi, le nostre strade si sono divise. Io ho fatto alcuni concorsi e sono entrata di ruolo, come professoressa alle Magistrali di Pescara. Finché, un giorno, rieccoci insieme”.
In via Pascoli, a Rovigo, in pochi sanno dell’esistenza delle suore del Carmelo della Trasfigurazione. Da 20 anni a Rovigo, le monache conducono una vita riservata, ma non di clausura, abitando la villa che prima di loro apparteneva al dottor Suriani e che il benfattore ha loro concesso alla fine del 1983, prima di trasferirsi in via Don Minzoni, in un ben più chiassoso appartamento cittadino, dichiarando “é vostra, perché qui si prega poco”.
A Rovigo le carmelitane vivono avvolte nel fascino di un giardino fiabesco, con scorci e angoli di quiete, di verde e fiori, piante e alberi, canne di bambù e prato. Per loro, alcuni volontari si dedicano al giardinaggio affermando che “una volta usciti da quel luogo si sentono rinascere”. Con lo stesso spirito sono molte le persone che quotidianamente si rivolgono alle suore per parlare, confidarsi, ritrovare un sorriso o partecipare alla messa delle 7.30.
Attualmente, sono in sette nella villa di via Pascoli: con Suon Bianca Maria (di 85 anni), ci sono suor Maria Grazia (87 anni, la poetessa) suor Mariangela, Suor Angela Maria, Suor Maria Cristina, Suor Maria e Nicoletta, che ancora non ha preso i voti. Nessuna di loro è polesana.
La giornata tipica delle suore del Carmelo inizia all’alba: sveglia alle 5 e mezza, alle 6 la prima ora liturgica con le preghiere, poi la messa e ancora preghiera e colazione. Poi, è la volta dei lavori domestici: chi riordina la cucina, chi fa il bucato, ci si occupa delle pulizie. Alle 12, preghiera liturgica poi il pranzo in mensa, durante il quale si legge o si ascoltano cassette perchè “meditare giorno e notte è nella legge del Signore”, anche a tavola, la regola contenuta nella Bibbia di San Paolo. Il momento della ricreazione prevede chiacchiere a non finire, canti, la lettura della corrispondenza e delle notizie del quotidiano l’Avvenire e di altre riviste dell’Ordine.
“Per Santa Teresa di Lisieux, ogni attimo di vita veniva offerto a Dio come petali di rosa. “Nessuno mi aveva mai parlato di lei, finché all’età di 20 anni ho scoperto la sua esistenza, leggendo un articolo sul Gazzettino che parlava della pubblicazione di un libro sulla sua vita – dice Suor Bianca Maria -. Già a 15 anni Teresa ambiva ad entrare nelle Carmelitane. La sua determinazione ha rappresentato la guida di tutta la mia vita, di ciò che io volevo fare”.
Suor Bianca Maria racconta la sua vita mostrando un libricino scritto qualche tempo fa, dove raccoglie le tappe fondamentali della sua esistenza. Contiene foto, aneddoti e, sfogliandolo, la suora si lascia sfuggire: “Mia madre mi vestiva e mi pettinava come una regina. Era molto bella, ma era titubante quando io ho espresso il volere di prendere i voti”.
La loro è una vita di comunione con le porte sempre aperte ai visitatori che vogliono dialogare. Non è una vita di eremitaggio, anche se Suor Bianca Maria conferma come sia essenziale sperimentare il deserto, soli nella propria cella. “E’ importante restare nelle celle per fabbricare il miele della contemplazione” afferma poeticamente, mentre gli occhi chiari, radiosi, affondano le proprie radici in terreni mistici, ben più profonde della mera estetica terrena.
Una piccola clessidra che scandisce il tempo di appena tre minuti: una briciola di ogni preziosa giornata, il tempo sufficiente per una preghiera. E’ il souvenir che suor Maria Grazia ha portato con sé dalla vita di tutti i giorni, prima di entrare in monastero e diventare carmelitana. La sua voce è sommessa, la salute tentenna, alti e bassi dovuti all’età (ha già compiuto 87 anni) ma gli occhi scuri e il sorriso sono la risposta alle tante domande che sgorgano spontaneamente dal cuore, incontrandola.
Suor Maria Grazia racconta della propria vita e svela da dove nascono le sue poesie. Ha infatti pubblicato un libro che raccoglie le proprie liriche, considerate come sempre uno dono a Dio, un modo per parlare di Lui. “Scrivo poesie così qualcuno le legge e, senza saperlo, prega con me” spiega, trasformando la propria vita in una chiara missione: la testimonianza di Cristo; da un Dio dalla presenza statica a un’entità che fa parte di essa e si svela in ogni istante.
Le poesie sono state scritte in occasioni particolari, scandiscono il calendario liturgico e regalano pennellate di emozione, fascino, misticismo e positività alle feste principali dell’anno, dal Natale alla Pasqua. “Sono sempre stata solita a non spedire auguri convenzionali – sottolinea suor Maria Grazia – ma a comporre qualche verso piuttosto che scrivere le solite frasi di rito tutti gli anni. A volte ne esce qualcosa che viene conservato a lungo e che gli amici a cui spedisco i miei versi mi ricordano di averli ancora nel cassetto, dopo molti anni. Custodiscono quel pezzo di carta con molto amore, come fosse qualcosa di prezioso”. Non mancano le poesie dedicate a momenti particolari della propria vita, esperienze e paesaggi. Qualcuno ha affermato che il suo è “il linguaggio dei mistici: si avvicina al mistero senza svelarlo”, che riesce a indicare la via che ognuno deve intraprendere e compiere fino in fondo per raggiungere davvero la luce. “Per queste composizioni – conclude – non occorre aver frequentato l’Università, soltanto aprire la porta del cuore, trasformando la preghiera nella storia d’amore della nostra vita”. La poesia per suor Maria Grazia non rappresenta una forma d’arte, ma uno stretto rapporto tra l’uomo e un Essere superiore; nasce dalla preghiera, come un ringraziamento; lega a un’antica appartenenza, rendendo sacra l’unione con la vita, sotto qualsiasi cielo.
Oltre alle poesie, suor Maria Grazia è molto brava nello svelare ciò che è racchiuso nelle icone sacre: uno studio entusiasmante, un viaggio alla scoperta dei significati nascosti in segni, espressioni, sfumature artistiche svelati durante gli incontri che di tanto in tanto il Carmelo organizza aprendo le porte a tutti coloro che volessero partecipare.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Le suore del Carmelo”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-suore-del-carmelo/