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ARTEOGGI

Le tele di Violetta Bergamini

Vari i motivi di ispirazione e di impegno artistico per la pittrice di Taglio di Po

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 121–123

La voglia di dipingere in Violetta Bergamini è sorta presto, tanto che il suo professore di Educazione Artistica delle Scuole Medie a Porto Tolle, dove la Bergamini è nata, prof. Roberto D’Agostino di Padova, voleva per lei un futuro di pittrice. Le vicende familiari, però, non le hanno permesso, a quei tempi, di realizzare subito quel sogno; ma la vita a volte si diverte, per altre strade, a concretizzare le aspirazioni delle persone.

La pittrice, che ora abita a Taglio di Po con un nonno musicista e una madre sarta, ha acquisito dai suoi familiari, “quale patrimonio genetico”, la creatività e la sensibilità. Ha creato modelli da sposa, ha frequentato l’Accademia di Moda a Bologna e ha continuato a dipingere le sue tele ispirandosi inizialmente alle bellezze del paesaggio e agli ampi spazi del delta del Po. Ha riprodotto i colori della natura selvaggia e del cielo della sua terra, l’amenità, i silenzi e le solitudini tipiche della zona.

I suoi primi quadri sono particolarmente legati al Delta, alle case abbandonate o solitarie del territorio palesano, successivamente ha iniziato a cogliere aspetti e riflessi celestiali.

Nelle sue raffigurazioni spesso manca l’elemento umano, come se l’umanità togliesse qualcosa alla bellezza naturale. C’è invece spesso la casa, che talvolta è simbolo del rifugio, di quella sicurezza della quale ognuno di noi necessita, quale pascoliana memoria, per poter affrontare le varie vicissitudini quotidiane della vita.

Dal paesaggio ad un particolare del giardino: la rosa, per la pittrice simbolo dell’amore. Un passaggio questo che ha visto l’artista impegnata a cogliere la rosa in modi diversi, con colori delicati, ma talvolta vivaci e passionali, come l’amore che dà forza, luce e la vita stessa, ma anche sofferenza, difficoltà e, nello stesso tempo, tenerezza, dolcezza e speranza.

Soggetto dell’amore è anche spesso la donna, che è rappresentata con caratteristiche diverse. La donna angelo, ponte tra cielo e terra, ma anche la donna simbolo di inquietudine, della modernità tormentata e senza quiete, come avviene nei tempi attuali. Le creature femminili della Bergamini appaiono ora dolci ora tristi, ora invitanti ora decise: lo sguardo si posa sugli abiti, sui volti ed anche su un merletto che, quasi come firma, chiude parte della tela, come se la pittrice volesse lasciare la sua “griffe”. Una particolarità questa che forse deriva della sua passione per le stoffe, per la morbidezza “dei sogni”, per gli accurati merletti di antiche lavorazioni. Forse un rifugiarsi nel passato, dato che il presente non appare sufficientemente armonioso ed il futuro non si delinea ancora decifrabile.

La ricerca pittorica porta la Bergamini ad approdare anche all’esperienza informale, con composizioni astratte dove predominano i colori, le emozioni e le vibrazioni del cuore. In questi quadri si coglie anche la presenza di figure geometriche: il quadrato, il rettangolo, simboli della razionalità e della fermezza, che tutti noi sembriamo desiderosi di incontrare e di possedere. Il cerchio come il sole, simbolo della luce, dell’infinito, del divino, della luce celestiale, come nelle pitture degli antichi.

Nei dipinti della Bergamini il sole e la luna si rincorrono come la luce e l’ombra, l’uomo e la donna, la tenerezza e la decisione, come le fasi alterne della quotidianità. E accanto ai colori pastello, quali il celeste, colore della calma, il verde il rosso, colori della speranza e della passione, dell’energia, si trovano anche il viola, simbolo della spiritualità e della guarigione e il marrone, spesso indice dell’indecisione, ma anche della terra con le sue radici e la sua stabilità.

Varie sono le tecniche utilizzate dalla pittrice: colori ad olio, acrilici, tempere, china, acquerello, carboncino, matita, spatola; usa anche le foglie d’oro e d’argento come certi pittori del passato. Si coglie anche in questo il desiderio di abbracciare varie esperienze pittoriche, riuscendo a coniugare l’elemento classico con quello moderno, il figurativo con l’informale. Il suo è un cammino che, come per tutti i pittori, non è mai concluso, alla perenne ricerca di nuove esperienze e rinnovati motivi di ispirazione, da cui trarre alimento per una produzione artistica in grado di rigenerarsi e trasmettere nuove emozioni.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Le tele di Violetta Bergamini”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-tele-di-violetta-bergamini/

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