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RECENSIONI

Libri in redazione

di Autori Vari

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 129–133

Claudio Garbellini: "Canaro, una comunità nella storia", Minelliana, Rovigo, 1995.

Quella di Canaro può essere definita una comunità bifronte: da una parte infatti guarda a Ferrara, con cui ha condiviso dieci secoli di storia, e dall'altra al Veneto di cui è nucleo integrante, sancito dal Congresso di Vienna.

Se Canaro-centro manifesta tuttora qualche nostalgia per la città estense, la borgata di Paviole, presso l'argine del Po, ne sente sempre vivissimo il richiamo; viceversa la frazione di Garofolo, da secoli parrocchia autonoma nel contesto della diocesi adriese, si presenta ben integrata nel territorio veneto, vantando l'originalità della sua storia e gratificata dall'aver dato i natali al celebre artista Benvenuto Tisi. Una comunità con più anime dunque quella di Canaro, divisa da un corso d'acqua, il Poazzo, motivo di secolari contese tra Estensi e Veneziani.

La storia del comune affonda le sue radici nel medioevo, con testimonianze documentali che risalgono attorno all'anno mille. Un ininterrotto succedersi di ricorrenti scontri armati e di cicliche calamità naturali, con decine e decine di inondazioni, e ripetute malattie infettive; ma anche momenti di speranza, intervalli di tregua e di ricostruzione, con l'avvio di fondamentali interventi di bonifica.

Il libro di Garbellini traccia dunque un profilo organico della storia del comune polesano, soffermandosi in particolare sulle vicende del secolo scorso e dell'attuale, grazie ad una maggior abbondanza delle fonti.

Il volume, arricchito da idonee riproduzioni cartografiche e foto d'epoca, rappresenta un punto di riferimento importante per la conoscenza di quella parte della provincia, a sud del Canalbianco, nota per lungo tempo come Transpadana ferrarese, e da due secoli legata indissolubilmente alle sorti del Polesine di Rovigo.

(Lino Segantin)

Pelopida Tironi: "Quid est Catulle?", Librit, Ferrara, 1995.

Prese le vesti di Cornelio Nepote – storico nato in terra polesana, fra l'Adige e il Po – l'autore ha immaginato di fare un viaggio con Flavio, amico fraterno di Catullo, per raccogliere notizie sul poeta scomparso e curare la pubblicazione della sua opera omnia.

La vita di Catullo sottolineata dal ricordo recitato dei suoi carmi – tradotti da Tironi, nel pieno rispetto della musicalità dei versi latini – si snoda durante il percorso che corre sulle vie consolari Flaminia e Popilia, poi su quelle della Padania, da Roma, fino alla casa di Cornelio sul grande fiume, giusto in tempo per presenziare alle Parentalia, le feste dei morti che si concludevano il 26 febbraio; siamo nel 44 avanti Cristo, anno dell'uccisione di Cesare.

Analizzato dagli occhi dei due amici, Catullo appare descritto con i suoi tic, le sue debolezze, le sue gelosie amorose, il suo eros bollente, le sue rabbie: tutto questo però non lo minimizza, anzi è un modo per farcelo sentire più vicino e reale, un uomo vero, non deificato.

A fare da trait-d’union tra storia e creazione fantastica ci sono lunghi corsivi che l’autore ha tratto dagli Annali di Livio e da testi storici con cui dimostra di avere grande dimestichezza e capacità di creare suture e abili collage che ci fanno volare dentro l’esistenza del poeta, affascinati dalla splendida galleria femminile in cui brillano i ritratti della nobile madre, della leggiadra Illa dall’aurata chioma e dal tenerissimo cuore, dell’esoterica e ammaliante Cleopatra, dell’erotica e fatale Claudia-Clodia-Lesbia, prima delizia e poi croce del grande veronese.

(Grazia Giordani)

P. Mazzucchi “Cronaca di Castelguglielmo 1866-1932”, Minelliana, Rovigo 1995.

In occasione del centenario della propria fondazione, la Banca di Credito Cooperativo Polesine occidentale, con sede a Castelguglielmo, ha voluto ricordare l’avvenimento con una prestigiosa pubblicazione. Si tratta di un inedito di Pio Mazzucchi, un volume grandioso, di 900 pagine, che l’autore, poco prima della morte, aveva consegnato, con altre pubblicazioni, all’Accademia dei Concordi di Rovigo, di cui era socio.

Questa cronaca che segue le vicende di Castelguglielmo e dell’Alto Polesine in un lungo arco della vita dello scrittore, testimonia l’evolversi degli avvenimenti e lo sviluppo di questa zona nella seconda metà dell’800 e nei primi tre decenni del ’900.

La dura vita dei lavori nei campi, l’emigrazione in America dei contadini alla ricerca di un po’ di fortuna, le dolorose vicende belliche e i duri confronti politici vengono descritti minuziosamente lasciandoci un’importante testimonianza del nostro passato.

La trascrizione e l’apparato critico di quest’opera sono stati curati da Carlo Bianchini e Anna De Pascalis e coordinati dal direttore dell’Accademia dei Concordi Adriano Mazzetti, con la collaborazione del direttore della Minelliana Mario Cavriani.

(Paolo Zambonin)

Flaminio De Poli: “La logica della ragione”.

Erasmo da Rotterdam non è morto. Continua infatti una sua vita intellettuale e creativa nelle acute pagine di Flaminio De Poli, una delle più belle penne del panorama umanistico polesano, che, con La logica della ragione, presenta ai lettori un vero virtuosismo che abbraccia valenze semantiche e capacità di creare un mosaico nuovo utilizzando tessere antiche. Tessere che escono appunto da una matrice erasmiana, capaci di fare sì che il grande di Rotterdam ritrovi vita proprio perché testimone di un umanesimo moderno, unico intellettuale del Cinquecento che sostiene una propria dottrina filtrata attraverso una propria cultura.

A fare da controcanto all’umanista nordico, nella pagina “depoliana”, si contrappone la figura del rodigino Celio Richieri, prototipo di un ciceronianismo – di una imitazione di Cicerone – ampiamente stigmatizzata da Erasmo.

“È indecoroso fingersi diversi da come siamo e voler scrivere diversamente da come esige la realtà: ma le anomalie spariranno e, all’occorrenza, faremo ricorso alla medicina della ragione” – scrive il letterato olandese nel suo Ciceronianus, offrendo l’estro, al nostro autore, per svolgere un suo cammino storico-filosofico di suggestiva originalità, sottolineando come “agli inizi del ’500 la lingua latina e il cattolicesimo romano abbiano perso progressivamente la capacità di tenere unita l’Europa dei dotti – e evidenziando come l’esaurimento delle linfe vitali della latinità induca la mediocrità generale, specialmente scolastica, a ripiegare sulla demagogia di motivazioni anacronistiche quali potevano essere le idee di Impero, di Urbe unica e assoluta, di superiorità etnica latina, di civiltà romana contro la “barbarie”, naturalmente sempre germanica.

De Poli – seguendo una sua logica stringata – rende critico anche il lettore, facendogli toccare con mano come la cultura della nuova Europa occidentale dia sempre più credito all'uomo per le sue intrinseche valenze e "nella coscienza intesa come acquisizione etica progressiva". E progressive appunto appaiono al nostro autore "la rivelazione, la consapevolezza, le relazioni private e pubbliche, guidate e vigilate dalla logica della ragione, che Erasmo considera unico rimedio degli errori e delle pazzie umane.

Certo, pur essendo il "Rodigino" un letterato onesto, coetaneo dell'olandese – ambedue erano nati nel 1469 – il primo resta schiacciato dal secondo, poiché "oltre l'anno di nascita e l'uso del latino, come strumento di comunicazione, non ha nient'altro in comune".

Il saggio – brillante attualizzazione critica del cinquecentesco pensiero – non si limita a proporci raffronti e temi storicofilosofici di penetrante pensiero, ma ci offre anche ritratti interiori a tutto tondo dei letterati citati, con traduzioni dal latino, di testi del Rodigino, rese con la sobria eleganza di chi sa calarsi veramente dentro lo spirito della lingua.

(Grazia Giordani)

"Contarina e la Parrocchiale di S. Bartolemeo", Porto Viro, Novembre 1995.

Dopo un intervento del vescovo di Chioggia, mons. Alfredo Magarotto e una prefazione del sindaco di Porto Viro, Giovanni Franchi, il volume si apre con un profilo storico di Contarina e del Delta a cura del prof. Francesco Passarella. Si sottolinea come i primi interventi di bonifica della zona siano stati eseguiti dagli Etruschi, con la creazione di vie fluviomarittime, cui successivamente si affiancarono (più all'interno) le strade tracciate dai Romani. Il territorio, denominato allora Ostium Carbonariae, dipendeva egemonicamente da Adria, importante municipio romano. Vengono poi ripercorse le tappe fondamentali della storia del Delta, originatosi dopo la rotta di Ficarolo (1152) e plasmatosi a seguito dell'intervento veneziano del Taglio di Porto Viro (1604). Le successive azioni di bonifica segnarono l'arrivo nel basso Polesine di ricche famiglie veneziane, tra cui i Contarini che, con la loro villa, diedero il nome al luogo.

La storia della chiesa parrocchiale, dedicata a S. Bartolomeo, è ricostruita dal prof. Luigi Flamini, che analizza anche gli aspetti architettonici ed artistici del tempio settecentesco, i cui affreschi della volta vengono attribuiti al Canaletto.

Tra gli altri interventi, più contenuti, che completano il volume, da segnalare quello di Paolo Sottovia che parla dell'organo della chiesa, realizzato dal celebre Gaetano Callido nel 1787.

E proprio a quest'organo, necessitante di un radicale intervento di restauro, è legata la pubblicazione del volume, in quanto è stato deciso di destinare tutti i proventi delle vendite a costituire il fondo base per l'auspicato ripristino dell'importante strumento, acquistato due secoli fa con consistenti sacrifici dalla popolazione di Contarina.

(Lino Segantin)

Claudio Vallarini: "Il pallone e la memoria", Nuova Cultura Editrice, 1995.

Il grande filosofo germanico Herder, parlando della società civile (GESELL SCHAFT) sosteneva che lo spirito di un popolo, il VOLKSGEIST, sottende tutte le attività del popolo stesso, in quanto produce un sistema simbolico – il linguaggio – nel quale si iscrivono i valori etico-religiosi, i parametri conoscitivi, le forme artistiche, gli usi e i costumi.

Rapportando questo discorso ad un paese di provincia del Polesine, non si può non includere tra queste manifestazioni dello spirito della gente, l'attaccamento ed il sostegno, quasi simpatetico, agli undici giocatori della squadra di calcio locale.

Solo poche persone, dotate di sentimenti puri e di grande amore per la terra natìa, potevano, con tanta cura e passione, far rivivere questo spirito, questa essenza pulsante di un paese che gioisce, soffre, partecipa all'avventura dei Campionati della squadra calcistica del luogo.

Solo un artista come Claudio Vallarini, estraneo ad interessi piccolo borghesi e utilitaristi, poteva far sentire al lettore, che scorre le pagine del volume, tutta la continuità storica e la tradizione calcistica di Badia Polesine, che va dalle origini (1915), passa attraverso momenti di massima gloria (anni ’40) e la lenta decadenza, per arrivare fino ai nostri giorni.

Con uno stile diretto ed efficace, Vallarini ricrea e documenta i miti dei giocatori più rappresentativi, accanto ad un’attenta descrizione della cornice storica nazionale e cittadina.

Forse mai il paese si fuse così entusiasticamente, senza distinzioni di classe, in un’Idea: gli undici giocatori rappresentanti l’orgoglio e le aspirazioni della “badiensis gens”, all’interno del bellessimo e maestoso Polisportivo di via Roma.

(Federico Donegatti)

Eugenio Ferdinando Palmieri, Vecchio cinema italiano, Neri Pozza Editore (con una prefazione di G.A. Cibotto), 1994.

Stampato la prima volta nel 1940 per i tipi dell’editore Zanetti, Vecchio Cinema Italiano – “un libro che tutti saccheggiano ma che nessuno cita”, ebbe a dire l’autore all’amico G.A. Cibotto ospite in casa del poeta fioraio Livio Rizzi – è un rilevante studio sul cinema: la prima storia del muto.

Non era facile scriverla a quell’epoca. Afferma Palmieri: i films erano “quasi tutti andati al macero”, bisognava “affidarsi al ricordo, alle impressioni di allora”. Ma egli ama “quella parata di immagini sul telone bianco”, gli esordi di quel cinema che definisce “il giocattolo in più dell’infanzia del Novecento”.

Il libro inizia dal 1904, con la cronaca filmata della Prima corsa automobilistica in Italia: Susa-Moncenisio e Le manovre degli alpini al Colle della Ranzola, e termina con La canzone dell’amore, film nel quale debutta il sonoro, passando per la grande trovata italiana (il film storico: Cabiria, Quo Vadis?, Gli ultimi giorni di Pompei, …), i drammi della passione, i film “in borghese”. …E così via, in un caleidoscopio di citazioni, di succose annotazioni, di fervidi ricordi, di storie di copioni e fallimenti, di ritratti di attori e di “donne serpentine e fatali” (le dive: Francesca Bertini, Lyda Borrelli, Pina Menichelli…) immortalate in languide pose.

Solo Palmieri (1903-1968), con il suo acuto ingegno, lo spirito ironico, l’attenzione ai problemi della cultura, la genialità innovatrice, poteva trasportare il lettore nel fascinoso mondo del cinema accendendo la fantasia degli spettatori. Alla fine del volume il lettore – "o benevolo lettore", ammicca l'autore – ha la sensazione di essere ritornato indietro nel tempo, immerso nell'atmosfera polverosa di qualche sperduto e sgangherato cinema di provincia ("Un visibilio di urti, di pugni allo stomaco, di grida atterrite"), rapito dalle sequenze di pellicole mute, poetiche e drammatiche quanto basta per catturarne l'attenzione e lasciare spazio alla sua immaginazione.

All'arte del cinematografo, definita agli inizi "inutile … crescente tirannia del cattivo gusto", ma arrivata a compiere cento anni, Vecchio cinema italiano di Eugenio Ferdinando Palmieri offre un profondo e suggestivo omaggio. Di quelli che hanno il sapore delle cose buone e che restano negli anni. Sia reso merito alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che, consentendone la riedizione, l'ha fatto riemergere da un lungo e indecoroso oblìo.

(Simone Martinello).

Silvana Zanella "La cappella del Bastianino", Ed. Il Ventaglio, Roma, 1995.

Si tratta di un giallo, ambientato tra Ferrara ed il Polesine, che prende lo spunto da un misterioso incidente sulla riva del Po, ad Occhiobello.

È il primo romanzo dell'autrice di Castelguglielmo che ha ideato una storia originale ed intensa, nella quale soltanto alla fine si giunge ad una verità, improvvisa e sconcertante, grazie al commissario che dirige le indagini.

"La cappella del Bastianino" è costruito su un intreccio di grande suspence per il lettore che resta avvinto dall'intrigante trama esposta in modo fluido e accattivante.

Silvana Zanella, è nata a Fiesso Umbertiano nel 1956. Ha esordito con brevi racconti, grazie ai quali si è classificata ai primi posti in vari concorsi letterari, ed è autrice di sceneggiature. Ha scritto e portato sulla scena una pièce comica dal titolo "La buonanima del signor Oreste", con successo di pubblico e di critica.

(Paolo Zambonin)

Simone Martinello "Approdo alla vita dei trent'anni", quaderni di poesia del gruppo di Fara (Bergamo), 1995.

Nella silloge di Simone Martinello, giovane poeta del Delta polesano, troviamo una summa della sua tematica fatta di note intimiste, ma anche sociali, civili e politiche.

La raccolta poetica – dedicata a Giovanna – si apre con tre versi che hanno il valore scandito di un epigramma, sia per il contenuto che per l'aspetto grafico e fonico, dove la rima si addensa, non solo alternata (bugie-poesie), ma anche nel corpo mediano dello stesso verso (mondofuribondo). Spesso Martinello è ricorso a questi espedienti fonici, piegando la parola a una sua musicalità interiore; in questo caso è quasi un martellare di tamburo, atto a sottolineare la sua protesta nei confronti di un mondo così menzognero e quindi inadatto a chi vorrebbe non udire le "urla", per poter porgere piuttosto l'orecchio al suono dolce della poesia.

Dopo il momento personale e intimista, fatto di delusioni esistenziali, in cui il poeta si chiede quale sarà il suo domani, se sarà fatto di "giorni irrequieti", oppure di stagioni aliene finalmente da "sotterfugi", si apre il momento politico – nel senso aristotelico – della poesia. Martinello si rammarica di non trovare più la sorgente della democrazia per l'ignominia e la devastazione della guerra e lo scempio ecologico che ci ha ridotti ''Animali in inverno senza più lana".

Simone condanna la perversione dei costumi, la crudeltà, la violenza sulla donna e rivolge all'uomo occidentale domande angosciate, terrificato lui stesso per la ventata gelida che percorre la storia e poi, deluso civilmente e socialmente, ha voglia di togliersi dalla mischia e "nuotare nel fiume caldo dei giorni e ascoltare la voce del vento", oppure dice nella lirica conclusiva… approdare "a una galassia insolita dove anche senza pioggia cresceranno semi d'amore e libertà, dove i geni impiantati all'inizio della vita non si piegheranno all'incubo dei giorni.

(Grazia Giordani)

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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-11/

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