Ricordiamo che in questa rubrica viene data notizia dei volumi pubblicati, espressamente inviatici in redazione. Non vi è pertanto alcuna pretesa di esaurire il panorama dell’editoria della nostra provincia; ciononostante non possiamo non sottolineare con compiacimento il costante arricchimento del patrimonio sul nostro territorio.
Ottorino Turolla: “A t’t’i to tuti ti, a t’t’i to!”, Taglio di Po, Arti Grafiche Diemme, 1993.
Il significato dell’arcano titolo è il seguente: “Te li prendi tutti tu, te li prendi!”. Si tratta del secondo volume del dizionario della parlata arianese, dedicato pertanto alla lettera “B”, che l’autore ha realizzato attenendosi a fonti unicamente orali, raccolte quindi dalla viva voce di amici o interlocutori vari della zona di Ariano. Il testo, che supera le 200 pagine, presenta, accanto alla spiegazione in lingua italiana dei vari vocaboli, anche molti modi di dire e comparazioni con termini di altri dialetti dell’alta Italia. L’opera complessiva si configura pertanto di indiscutibile rilievo; uno sforzo consistente finalizzato, come avverte l’autore nella presentazione del testo, a raccogliere le voci del luogo, tanto ricche di sfumature e colore, perché non vadano perdute. L’autore avverte pure che ha già in serbo il materiale elaborato per quasi tutte le lettere dell’alfabeto, e che la pubblicazione dei prossimi attesi volumi potrebbe essere accelerata – lo auspichiamo vivamente – dal reperimento dei fondi necessari.
“Badia Polesine, contributo per la conoscenza della città”, Biblioteca Civica G.G. Bronziero, 1993.
Elegante nella veste grafica e denso di contenuti, finalmente ha visto la luce – a cura della Biblioteca Civica G.G. Bronziero – il volume guida per la conoscenza della città”. Corredato di foto molto significative, il testo è una guida valida per chi vuole conoscere il capoluogo altopolesano dalle sue radici storico-culturali ai giorni nostri.
Il tema del territorio e la ricostruzione storico-umana del luogo è stato felicemente delineato da Camillo Corrain, le evidenze archeologiche sono state trattate con rigore scientifico da Enrico Zerbinati. Architettura e urbanistica e i badiesi da ricordare sono stati affidati alla penna sapiente di Ivan Tardivello. Eccellenti le note storiche di Adriano Mazzetti e Giampaolo Romanato. Nostalgica e commossa la penna di Ferruccio Zapponi. Rigoroso l’apporto di Bruno Rigabello, G.B. Siviera, Rita Negri Carugini, Vielmo Duò e Leonardo Salvadori. (G.G.)
Paolo Tiribello: “Girasoli Andalusi”, Rovigo, 1994.
L’autore, apprezzato nella nostra provincia anche per la sua attività artistica nel campo della pittura, ripercorre con questa sua opera poetica un itinerario in cui la realtà esterna e la voce del cuore si fondono in versi di autentica suggestione lirica. Grazie all’uso sapiente della metafora, prendono vita immagini luminose e di grande fascino, evitando momenti di compianto, per ricercare nella poesia motivi di speranza e di amore.
“Proverbi Rosolinesi” a cura del Centro Studi Rosolinese, 1993.
Il volume, frutto della ricerca di vari gruppi locali, che si sono avvalsi della viva voce di alcuni attendibili informatori, per lo più anziani del paese, presenta 263 proverbi locali. Le massime, suddivise per argomento, sono presentate dapprima in dialetto originario e successivamente tradotte in italiano e in tedesco, rivolgendosi in tal modo anche ai turisti di lingua germanica, interessati a conoscere più approfonditamente usi e tradizioni della nostra provincia. La raccolta, che ha visto la luce grazie al contributo del Comune di Rosolina e della locale A.P.T., non deve considerarsi conclusa. Si prevede infatti una seconda edizione, alla cui redazione i lettori possono contribuire inviando le massime di loro conoscenza.
Natale Chinaglia: “Corpo bandistico città di Lendinara. Compendio storico”, Tipografia Lendinarese 1994.
Un filo ininterrotto unisce l’attuale “Corpo Bandistico Città di Lendinara” con la “Società Filarmonica” creata alla metà del secolo scorso, che diede vita per la prima volta a Lendinara ad un complesso bandistico. Da allora nella cittadina polesana, con alterne vicende, un gruppo di volonterosi attivisti, di varia estrazione sociale, si prodigò per mantenere in vita l’istituzione musicale forse più immediatamente legata alla popolazione locale.
Con il suo volume, frutto di ricerche di archivio, ma anche di informazioni orali, (per quanto possibile sempre vagliate con controlli incrociati) Natale Chinaglia ha ricostruito la storia dell’istituzione, caratterizzata da cicliche crisi ma anche da altrettanti momenti di rivitalizzazione ed ottimismo. Un’istituzione quella della banda forse non di primissimo piano nel tessuto socio-culturale di Lendinara, ma pur sempre di rilievo per l’attività svolta con passione nel campo musicale, a cui la ricerca di Natale Chinaglia riconosce gli indubbi meriti.
Gino Cappello, “La Batana”, 1994.
Gino Cappello la poesia la sente, la vive e sa esternarla.
Giorni fa mi ha voluto donare un libricciolo dall’aspetto modesto, ma elegante “La Batana”, trentaquattro poesie in dialetto rodigino.
Per chi non lo sapesse, la “batana” è un’imbarcazione a fondo piatto, adatta alla navigazione nei canali a basso fondale e lungo i nostri fiumi; trasporta merci, ma nel nostro caso contiene un’enorme quantità di sentimenti, espressi in modo semplice, piacevole, ingenuo.
Da molti anni Gino Cappello scrive poesie, prediligendo il dialetto rodigino alla lingua italiana. È la sua parlata, e ne è orgoglioso.
L’autore si presenta con una lirica d’amore per la sua terra, per il suo Polesine: “Te s’ì nata dal’acqua – tera mia – e l’acqua la te bagna e la te insùpa” e altrove “A ciàpo on fiantenin del nostro cielo co’ qualche nuvoleta, on campo arà – e li destìro insieme co’l penelo so ’na gran tela aposta preparà”… L’è proprio qua pà farse rimirare, – ’sto bel quadreto tuto colorà – bagnà dal Po, dall’Adese e dal mare – e mi pa’ sempre, a resto inamorà”.
Anche gli affetti familiari vengono espressi con gentilezza e malinconia. La madre: “Ormai te ga i caveji cofà l’arzento – e tante rughe le te cuèrze ’l viso, – ma te s’ì vegeta e sapiente, mama, – che te rancùri fregole d’amore”. (Angelo Ravanello).
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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-9/