Non c’è stato numero di questa rivista in cui non si sia dato spazio ad argomenti di carattere archeologico, trattando di ricerche, scavi, ritrovamenti e raccolte museali presenti in varie località della provincia con funzione didattico-conoscitiva delle origini storico-etnografiche e dell’evoluzione ambientale del Polesine. Si è scoperto, così, che gli appassionati in questo settore sono numerosi e davvero interessati. È infatti veramente entusiasmante la scoperta di un sito archeologico “gelosamente” custodito fra gli strati torbosi del nostro sottosuolo. La stessa gioia di chi trova un tesoro. E non sono forse autentici tesori un bulino, una tegola, un’anfora, un semplice frammento di ceramica antica? Quale maggior profitto del poter ricostruire la nostra storia, del conoscere chi utilizzò i nostri fiumi sepolti, chi ingegnosamente vinse le ostilità del luogo, modellò la nostra terra e forgiò metalli in molteplici forme, seminò i nostri campi umidi, sicché possiamo dire di essere anche noi del Polesine documento prezioso dell’antica storia d’Italia.
Ne è testimone l’abbondantissimo e pregevolissimo materiale rinvenuto, dapprima casualmente, un po’ ovunque, in terreni arativi o di scasso per nuove strade o sistemazioni idrauliche. A dare un forte contributo alla ricerca e all’interpretazione logica dei reperti nell’ampia successione storica provvede un’importante associazione archeologica di Rovigo, il C.P.S.S.A.E. (Centro Polesano di Studi Storici, Archeologici ed Etnografici), costituitosi nel lontano dicembre del 1964, sotto la tutela della Soprintendenza Archeologica del Veneto, per volontà di quattro soci fondatori: il dott. Giambattista Siviero, il dott. Agostino Veronese, il Cavaliere Amorino Gottardo (ora scomparsi) e il rag. Gian Franco Bellintani, tuttora instancabile segretario del C.P.S.S.A.E.. Nonostante l’età avanzata, egli opera da volontario nell’angusto ufficio, né il tempo ha scalfito l’antica passione trasferita al figlio Paolo, dottore in archeologia e docente all’Università di Verona nella facoltà di lettere dove, come cultore di materia, insegna presso il Corso di Studi Archeologici “Metodologia della ricerca archeologica”, curando nel contempo gli studi e la ricerca nella realtà polesana.
In trent’anni di intensissima attività questa Associazione ha fatto del Polesine un centro di studi internazionali, cui guardano con grande interesse archeologi di tutto il mondo.
È vero, esisteva già il Museo Archeologico Nazionale di Adria che raccoglieva quanto era stato reperito da studiosi illustri quali, ad esempio, F.A. Bocchi, la cui famiglia fin dal Settecento aveva collezionato reperti dall’antico abitato di Adria, i Silvestri di Rovigo, che avevano riconosciuto nel paleoalveo passante per Rovigo, Sarzano, Mardimago la diramazione della Filistina; Alessio De Bon, convincente cartografo di morfologie fossili.
Ma se oggi tutto il Polesine, dall’Alto, al Medio, al Basso può essere considerato un enorme cantiere di scavi archeologici, ciò è dovuto proprio al C.P.S.S.A.E., al quale si ascrivono scoperte sensazionali nelle zone di Castelnovo Bariano, Canàr di S. Pietro in Polesine, Torretta sul Tartaro, Fratta Polesine, per citare le più ricche di memoria. Dato il vasto territorio interessato alle indagini, sono sorte tre sezioni del C.P.S.S.A.E. allo scopo di dare maggior impulso alle ricerche e alle prospere iniziative locali: il Gruppo Archeologico della traspadana ferrarese a Castelnovo Bariano, il Gruppo Archeologico “A. Bocchi” ad Adria, l’Associazione Amici del Museo a Rovigo, e ultimamente la sezione Subacquei “Padus Archeo Sub”.
Risale al 1974 la sezione di Castelnovo Bariano dove successivamente venne aperto un Museo, grazie ai felici risultati nelle ricerche, eccezionali per la molteplicità delle scoperte e la enorme quantità di materiale rinvenuto nei sei siti di varia importanza dell’antica età del Bronzo.
Una palafitta fu portata alla luce a Canàr di S. Pietro Polesine, dove la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha continuato l’indagine quasi ogni anno in collaborazione con l’Università di Padova, Londra e Lanchester (Progetto “Alto-Medio Polesine” di survey archeologico di superficie). A Torretta Veneta sul Tartaro, ai confini tra Rovigo e Verona, nell”80 furono recuperati 5600 pezzi di ceramica padano-veneta, di metallo e altri materiali medioevali-rinascimentali in una torre con base in marmo rosso, durante la ristrutturazione degli argini del Tartaro.
“È un fiore all’occhiello”, afferma con orgoglio il segretario Bellintani, “e ha rappresentato un grosso contributo per l’Associazione”. Ne è seguita una mostra itinerante a Verona, Ferrara, Bologna, Padova, Bassano del Grappa, Rovigo, ed ora quei gioielli fanno parte del Museo Civico di Castelnovo Bariano, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Storici e Archeologici per il Veneto.
Un altro prezioso sito archeologico è Adria: tutto quanto è stato scoperto recentemente è conservato nel locale Museo Archeologico Nazionale; si tratta di parte di corredi funebri reperiti nelle numerosissime necropoli individuate attorno all’abitato adriese con il contributo del Gruppo Archeologico “A. Bocchi”. In questa zona sono attuati due tipi di scavo: lo scavo abitativo, che interessa l’archeologia urbana ed è il più difficile, essendo l’abitato antico ricoperto da quello attuale, e lo scavo di necropoli, le quali si trovano sotto i campi agricoli, e si riferiscono ai periodi protostorico e romano del Polesine.
Le più recenti necropoli di rilievo, scoperte dal Gruppo adriese, in seguito ai tracciati per una nuova strada e un metanodotto, sono nei siti di Via Spolverin. Si tratta di ritrovamenti particolarmente interessanti, se si considera che solo in una tomba sono stati recuperati 130 oggetti conservati in grandi cassoni di legno, di cui sono rimaste ovviamente solo tracce; un altro è stato individuato a Ca’ Cima, dove in tombe a doglio, chiaramente greche per la sepoltura ad incinerazione, le urne cinerarie sono conservate insieme ad oggetti per la maggior parte dentro a pithos, enormi vasi di terracotta. Qui la benna di una gru ha dissotterrato una mezza kylyx, una coppa su cui era raffigurato il mostro di Argo.
Con programmate ricerche di superficie secondo il moderno metodo survey archeologico, il C.P.S.S.A.E. di Rovigo ha individuato siti importanti in numerosissime località del Polesine, tra cui di rilevante interesse è sicuramente l’abitato protovillanoviano di Frattesina di Fratta Polesine, rivelatasi uno dei giacimenti italiani più importanti dell’epoca.
La presenza etrusca, già nota ad Adria, è stata localizzata anche a Balone, fra Grignano ed Arquà Polesine, in una necropoli di notevole rilievo per la documentazione relativa alla media e tarda età del Ferro.
Ancora un abitato protostorico a Mariconda di Melara e uno protoveneto a Villamarzana, mentre insediamenti dell’età romana sono stati riconosciuti un po’ ovunque: una tomba romana a Bergantino, alcune a incinerazione a Salvaterra di Badia Polesine e a Polesella, una a inumazione a Guarda Veneta. Materiale sempre romano è stato poi recuperato intorno a Lendinara con lapidi epigrafiche, una di queste anche al mercato ortofrutticolo di Rovigo e a Fenil del Turco (Rovigo). Tracce di abitato sono state individuate anche a San Martino di Venezze, a Sarzano (Rovigo), San Bellino, Castelguglielmo.
A conferma del passaggio sul nostro territorio di popolazioni barbariche a Chiunsano, tra Ficarolo e Gaiba, nel 1992 durante la III campagna di scavo diretta dal prof. Hermann Busin dell’università di Bochum, è stato portato alla luce un corredo funebre di estrema importanza consistito in gioielli individuati nella tomba di una nobildonna gotica.
Il periodo Medioevale-Rinascimentale è stato ampiamente documentato con vari ritrovamenti ceramici, oltre a quelli di Torretta, a Frassinelle, Villanova del Ghebbo e a Rovigo. E l’elenco potrebbe continuare.
Le ricerche archeologiche dirette e coordinate dal direttore del Museo Civico delle Civiltà in Polesine di Rovigo, il dott. Raffaele Peretto, profondo conoscitore del nostro territorio nonché cultore della romanità antica, effettuate con l’ausilio di foto aeree, hanno consentito la definizione del popolamento in età romana in alcune aree con la documentazione di infrastrutture produttive e di una fitta rete fluviale e stradale. Così, grazie a questi studi, sappiamo che, ad esempio, la villa di S. Basilio, il sito archeologico di maggior interesse del Basso Polesine, dopo la costruzione della via Popillia nel 132 a.Cr. rappresentò un fondamentale nodo stradale sulla direttrice costiera nord adriatica, pur conservando la funzione di approdo portuale fino agli albori dell’Alto Medioevo per i numerosi canali endolagunari. La chiesa romanica allora costruita, infatti, non a caso si affaccia sulla vecchia via Romea¹.
Sempre tramite le foto aeree e il lavoro del G.A.V., Gruppo Archeologico di Villadose, nell’area di Villadose è stata riconosciuta una estesa centuriazione romana con chiara individuazione del decumano massimo e della caratteristica suddivisione in centurie dell’agro adriese compreso tra due rami della Filistina, che ne condizionarono l’impostazione, estesa paleograficamente fino ai margini della laguna di Chioggia. Le alluvioni dell’Adige nell’Alto Medioevo impaludarono questo territorio in cui sono stati documentati insediamenti anche dell’età del Bronzo².
Il dott. Paolo Bellintani osserva, paradossalmente, che nel passato solo talvolta, e cioè con l’impaludamento nelle epoche medioevali, il Polesine fu isolato nel modo in cui oggi forse economicamente e culturalmente si trova. Infatti, le documentazioni e gli studi confermano che “il Polesine antico, dalla protostoria all’età romana, è stato uno dei principali protagonisti della mediazione culturale e commerciale, che l’area alto adriatica ha esercitato per 2500 anni tra l’Europa e l’Oriente mediterraneo: si pensi a Frattesina, Adria, Spina, Aquileia, Ravenna e Venezia”. Pertanto, il Polesine moderno deve conservare le sue acque “fino a ieri viste come limite allo sviluppo economico e sociale, per diventare una delle poche prospettive di crescita economica”*.
NOTE:
³ Cfr. Paolo Bellintani in “Chi è che cosa vuole il C.P.S.S.A.E.”, “Il Museo Civico di Rovigo e altri Musei polesani: proposto di una struttura consorziale”, p. 3.
* Sul prossimo numero parleremo delle più recenti iniziative del C.I.P.S.S.A.E. e dei nuovi progetti dell’associazione.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “L’impegno del C.P.S.S.A.E.”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/limpegno-del-c-p-s-s-a-e/