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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

L’interporto di Rovigo

Un nodo strategico lungo la via azzurra

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 138–141

Grande festa lo scorso 10 aprile per l’inaugurazione dell’Interporto di Rovigo. A solennizzare la conclusione di massima dei lavori dello scalo rodigino, punto primario lungo la strada d’acqua che partendo dal mare permette di raggiungere Mantova, c’era il gotha del mondo politico regionale e provinciale, accolto da Mario Borgatti, presidente dell’Interporto.

L’obiettivo della giornata, oltre che celebrativo, si è subito qualificato come pratico: dimostrare concretamente la possibilità di fruire da subito delle strutture finalmente divenute operative, offrendo da una parte la possibilità di navigare lungo l’asta fluviale, e dall’altra di utilizzare lo scalo rodigino in tutte le sue potenzialità, come snodo di scambio tra treno, motonave e autocarro. Una possibilità di interazione tra vari vettori dunque, che legittima il nome interporto del nuovo scalo rodigino, sorto lungo il Canalbianco in zona Borsea, definitivamente collegato alla stazione ferroviaria con un doppio binario e agevolmente raggiungibile per via stradale.

Ad una motonave, la Andes 2000 proveniente da Mantova, è stato affidato il compito di solcare per prima la via d’acqua in direzione di Rovigo: presso lo scalo di Canda è salito a bordo il folto gruppo di rappresentanza, capitanato dal presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, con l’obiettivo di verificare direttamente l’idoneità del percorso fluviale. All’interporto rodigino, in perfetta coincidenza con l’approdo dell’imbarcazione con a bordo circa 200 passeggeri, l’arrivo di un convoglio ferroviario proveniente dalla stazione di Rovigo.

Clima delle grandi feste ed autentica soddisfazione per tutti i presenti. E soprattutto certezza di aver raggiunto un traguardo importante per il futuro del Polesine, come è stato sottolineato nei brevi ma efficaci interventi dei vari oratori: Galan che ha ribadito l’impegno della Regione Veneto per il completamento di un’opera da troppo tempo incompiuta, avviata nel lontano 1938 da Mussolini; Borgatti che ha ringraziato il presidente della Regione per aver fortemente creduto nella realizzazione della via navigabile ed ha evidenziato la collocazione strategica dell’interporto rodigino, tra poco più facilmente raggiungibile per via terra con la realizzazione di una bretella di raccordo con la Superstrada per Verona e quindi anche con l’autostrada Bologna Padova tramite il casello di Villamarzana di prossima costruzione.

Il presidente dell’interporto, guardando al futuro, ha inoltre sottolinato come la collocazione geografica della struttura rodigina sia in grado di svolgere un grande ruolo verso i mercati dell’Est ed ha auspicato ulteriori sostegni finanziari da Regione e Stato per attivare forme di cofinanziamento europeo al fine di far lievitare le potenzialità dello scalo rodigino.

In tutti la consapevolezza che, con la realizzazione dell’Interporto di Rovigo, si è aggiunto un nuovo importante tassello alla crescita del capoluogo, divenuta più credibile negli ultimi tempi grazie all’attivazione di strutture di servizio, tra cui il Cen.Ser che ha iniziato a proporre iniziative fieristiche di rilievo, e i poli culturali rappresentati dall’Università e dal Museo dei Grandi Fiumi, presso il quale – quasi in contemporanea con l’avvio dell’Interporto – è stata inaugurata la nuova sezione relativa all’età del Ferro. Si tratta di iniziative che, aggiungendosi alle molte altre in dirittura di arrivo, dovrebbero spezzare definitivamente quel “cono d’ombra” che per troppo tempo ha penalizzato il Polesine, attirando investimenti e flussi di varia natura.

L’idrovia in particolare – realizzata utilizzando le tratte fluviali del Po di Levante, Canalbianco, Tartaro e Fissero – è in grado di assicurare la percorrenza di traffici non solo commerciali ma anche turistici, collegando Venezia con Mantova, assicurando la possibilità di proseguire poi verso Cremona ed interessando quindi Milano e la Svizzera. I vantaggi economici del movimento lungo le vie d’acqua sono ben noti ed ampiamente sfruttati da paesi come la Germania e la Francia, mentre per l’Italia costituiscono un’esigenza sentita anche sul piano ecologico, dato il limitato impatto ambientale determinato dal traffico fluvio-marittimo.

Queste dunque le premesse per lo sviluppo dell’interporto rodigino, che può inoltre contare sul prossimo avvio di un’adiacente area industriale da cui si attente un considerevole ampliamento delle potenzialità produttive del capoluogo. Analogamente si stanno intensificando i progetti dei comuni polesani toccati dall’idrovia, tutti interessati al potenziamento dell’interporto di Rovigo, come punto focale di avvio di quella che è stata definita “la strada azzurra del Polesine”.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “L’interporto di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/linterporto-di-rovigo/

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