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ARTEOGGI

ll linguaggio dell’immagine

Nelle fotografie di Germano Sprocatti documenti di civiltà e di ambiente

di Annalisa Boschini

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 96–100

Un uomo dalla faccia segnata trasporta sulle spalle fasci di arbusti, le mani rugose di una donna intrecciano vimini, una volpe guardinga corre sui campi rischiarati dall'alba, e poi paesi sotto la neve, borghi padani avvolti da una nebbia soffice come cotone, barche ormeggiate sulle sponde del grande fiume, sposi davanti ad un sagrato, voli di aironi e poiane.

Sono solo alcune delle immagini che il talento di Germano Sprocatti ha saputo fermare per sempre in fotogrammi intrisi di vis poetica.

Entrare nel suo laboratorio massese vuol dire fare un'esperienza che può essere indimenticabile: se siete disposti, Sprocatti vi potrà guidare con disponibilità tra le strade di un mondo che comunque ci circonda, ma che noi raramente siamo in grado di assaporare nelle sue forme più vere e pittoresche. Ma, dipinto con il linguaggio della sua fotografia, l'ambiente padano resuscita nei suoi colori più genuini. Abbiamo parlato di disponibilità: insieme all'umiltà è la qualità più preziosa di questo professionista-poeta dell'immagine.

Germano Sprocatti è nato a Ceneselli nel 1940. Ha iniziato a fotografare nel 1960, si è sposato, ha aperto un negozio in Castelmassa.

Una vita normale, che però non ha tarpato la grande capacità di comunicazione di Sprocatti, anzi l'ha sublimata.

Inutile ricordare le mille mostre organizzate da lui e per lui; basterà ricordare i suoi lavori sulla civiltà agricolo-contadina nel Polesine (un discorso che continua ancora oggi), i servizi sulla decadenza di Venezia, sul terremoto in Friuli, le foto sullo sfruttamento del metano nel delta del Po (servizio pubblicato dall'Europeo), I documentari sull'Irpinia e su Belice e Mazara del Vallo.

Tra le mostre più famose "Civiltà contadina polesana" tenutasi a Torino nel 1976, "La mia gente tra Adige e Po" in diversi centri del Rodigino, "Uomo e ambiente", mostra organizzata dall'Associazione Nazionale giovani agricoltori nel 1980, "Tra pittura e fotografia" svoltasi nel 1981 a Rovigo, Badia Polesine, Castelmassa e altri centri del Polesine, "Realtà e fantasia della bassa padana" a Trecenta e Castelmassa nel 1983. Famosi e suggestivi anche i documentari: il primo datato 1967 dal titolo "Il Delta", poi nel 1985 un indimenticabile filmato sulla fauna palustre del grande fiume.

Risale invece al 1986 la pubblicazione de "La terra in testa", un libro fotografico sulla civiltà contadina polesana, premiato nel 1989 al concorso giornalistico di Villafranca Padovana.

In questi anni Sprocatti ha continuato la sua ricerca amorosa di immagini e scorci in grado di esaltare un patrimonio ricco come quello di questa terra umile, attraversata da un grande fiume e spesso violentata dalle attività dell'uomo.

La salvaguardia del territorio e la tutela della storia passata – storia che comunque è già cultura – sono gli obiettivi che Sprocatti si è prefisso: il suo è un impegno quotidiano che riempie le giornate, i mesi e gli anni.

Sensibile e raffinato, la sua arte non dimentica espressioni e volti di uomini e donne, come è emerso da una mostra organizzata nel Novembre del 1995 su "Vent'anni di sposi", interamente preparata usando fotografie dei suoi servizi fotografici su sponsali locali. Automobili che corrono, supermercati, birrerie discoteche, fabbrichette, negozi: anche in Polesine le cose sono cambiate, i colori non sono più quelli di un tempo.

Eppure ci sono ancora cinciallegre su gli alberi, rondini che nidificano sotto i fienili, tramonti di fuoco sul Po.

Possiamo star tranquilli: la loro dolorosa, semplice bellezza di cose umili sarà ancora una volta immortalata dall'obiettivo di Germano Sprocatti.

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Come citare questo articolo

Annalisa Boschini. “ll linguaggio dell’immagine”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/ll-linguaggio-dellimmagine/

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