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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Marchiori e la Biennale del 1948

A Lendinara, in allestimento una mostra dedicata al critico d’arte e ai protagonisti del Fronte Nuovo delle Arti

di Nicola Gasparetto

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 134–135

Tra le documentazioni più importanti, conservate presso la Cittadella della Cultura di Lendinara, spiccano quelle presenti negli archivi; tra questi, quello legato al nome di Giuseppe Marchiori si qualifica sicuramente come uno dei più interessanti.

Marchiori e il fronte

Nato a Lendinara nel 1901 in una famiglia che da diverse generazioni non lesinava le proprie passioni per lettere ed arti, Marchiori, a partire dagli anni Trenta, maturò una svolta decisiva per la sua vita e rivolse le proprie attenzioni alla critica d’arte collaborando con il “Corriere Padano” di Ferrara, esperienza che lo portò ad incontrare e conoscere i più promettenti giovani artisti italiani di quel tempo. Con alcuni di loro intrattenne stretti rapporti epistolari, non vincolati al solo piano professionale, e che in molte occasioni sfociarono in profonde amicizie. Articolista infaticabile, si accinse anche alla stesura di monografie degli artisti più amati e ne curò i cataloghi.

Nel dopoguerra a Venezia, dove alternò sempre la sua residenza con quella lendinarese, fu promotore della Nuova Secessione Artistica Italiana – in seguito Fronte Nuovo delle Arti – raggruppamento artistico che segnò profondamente la storia dell’arte italiana negli anni successivi e che rappresentò, dopo decenni di isolamento, una ripresa di dialogo e confronto fra una nuova generazione di artisti italiani e la cultura figurativa europea. Da quel momento si moltiplicarono i suoi impegni nella cura di mostre sia personali che collettive, e, al contempo, crebbe la fitta trama di contatti con artisti, critici e collezionisti di livello internazionale, fra cui Peggy Guggenheim con cui ci fu una stretta frequentazione a partire dal 1947, proseguita per almeno un decennio (Marchiori fu tra l’altro curatore del catalogo della prima mostra di scultura organizzata dalla collezionista a Venezia).

L’attività del critico proseguì poi senza sosta per tutto l’arco della vita, fino al 1982.

La Biblioteca Comunale conserva l’intera raccolta dei carteggi del critico, più di 15.000 documenti distribuiti fra un migliaio di corrispondenti. Oltre alle lettere, è custodita una ricca sezione di cataloghi di mostre e buona parte della sua biblioteca personale.

Un patrimonio documentario, che consente di ripercorrere le vicende culturali e artistiche di quasi tutto il Novecento, oltre che di seguire le tappe della maturazione artistica di pittori e scultori che fu proprio Marchiori, talvolta, a scoprire.

1948- 2018. Un progetto per un anniversario d’eccezione

Nel 2018, che si sta per chiudere, sono ricorsi i settant’anni dalla Biennale di Venezia del 1948, l’evento che consacrò a livello internazionale il Fronte Nuovo delle Arti. La Cittadella della Cultura lendinarese intende ricordare quell’intensa stagione, proseguita poi fino al 1950, con un progetto espositivo ed editoriale che proponga una selezione di materiale d’archivio, in molti casi inedito, legato al critico e agli artisti che attorno a lui gravitarono. “Giuseppe Marchiori tra la Biennale e l’Angelo – Luoghi e protagonisti del Fronte Nuovo delle Arti” è il titolo che è stato pensato per questo appuntamento. Obiettivo della mostra e della pubblicazione, che funge anche da catalogo, è restituire il ruolo fondamentale avuto in quel frangente dal critico lendinarese. Vediamo più da vicino i contenuti.

Gli scritti autografi di artisti ed intellettuali, accostati alle immagini delle opere nate in quegli anni e ad altre testimonianze fotografiche, permettono innanzitutto di immergersi nel clima particolarmente effervescente della Venezia rinata dopo i devastanti anni di guerra.

Alle parole si legano i luoghi in cui i dibattiti culturali poterono riprendere con una riscoperta libertà: le riviste, le gallerie d’arte e, non ultimi, i tavoli del ristorante All’Angelo, riferimento imprescindibile per gli incontri che incisero nei fatti artistici di quel periodo.

Ma è soprattutto la testimonianza di Marchiori che permette di comprendere la genesi del suo raggruppamento di giovani pittori e scultori: dal primo annuncio a Venezia nell’autunno del ’46, al debutto espositivo alla galleria milanese “La Spiga” l’anno successivo, alla consacrazione internazionale alla XXIV Biennale, fino al suo bruciante epilogo nella primavera del 1950, ufficializzato, non casualmente, sempre “All’Angelo”.

Al centro di queste vicende si pone la grande rassegna veneziana del ’48, in una delle più riuscite edizioni della sua storia: le due sale degli artisti del Fronte vengono ripercorse opera per opera, senza tuttavia tralasciare le altre mostre personali che Marchiori curò come commissario in quella stessa occasione. A fianco di queste focalizzazioni si apre un panorama complessivo rivolto alle tante sezioni espositive che suscitarono clamore e particolari attenzioni; su tutte il padiglione in cui Peggy Guggenheim espose per la prima volta la sua collezione d’arte d’avanguardia, destinata poi a divenire il museo permanente che Venezia oggi ospita e che proprio in questi mesi sta ricordando quello storico debutto.

Parole, opere, fotografie vengono infine arricchite da contributi multimediali, fra questi spicca un documentario RAI del 1978 in cui gli artisti del Fronte e il critico che li sostenne si ritrovarono in uno studio televisivo dove fu riproposto l’allestimento delle sale della Biennale che li aveva ospitati trent’anni prima. In un dibattito che si fa via via più acceso, e che ripercorre motivi ideali ed estetici che portarono al loro sodalizio e al lacerante scioglimento, compaiono quasi tutti i protagonisti: i pittori Renato Guttuso, Giuseppe Santomaso, Ennio Morlotti, Armando Pizzinato, Giulio Turcato, Antonio Corpora e lo scultore Nino Franchina; vengono ricordati anche coloro che nel frattempo erano prematuramente scomparsi, Leoncillo Leonardi e Renato Birolli, e chi non volle partecipare, Alberto Viani ed Emilio Vedova.

La progettazione, partita nei primi mesi del 2018, si è avvalsa delle preziose indicazioni di docenti dell’Università Ca’ Foscari e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, di un proficuo dialogo, che sta proseguendo, con la Collezione Peggy Guggenheim e dell’interesse manifestato dall’ing. Luciano Zerbinati, che ha recentemente acquisito la collezione d’arte del ristorante All’Angelo, una raccolta di opere nata e cresciuta proprio nella stagione più intensa del locale ed in cui figurano gli artisti del Fronte oltre ad altre prestigiose presenze (vedasi a tal proposito “Arte del ‘900 a Villa Morosini”, in Ventaglio n. 57, pag. 12 e successive).

Contributi, assieme ad altri, indubbiamente fondamentali per la realizzazione di un progetto impegnativo ma che ci auguriamo possa scrivere un’importante pagina per la Cittadella della Cultura nella sua sfida di affrontare la valorizzazione di temi e personaggi che si pongono in ampi orizzonti dell’arte del Novecento.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Nicola Gasparetto. “Marchiori e la Biennale del 1948”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/marchiori-e-la-biennale-del-1948/

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