Marina 70 è il nome attuale del luogo in cui, il 4 novembre 1966, una violenta mareggiata aprì una falla nell’argine perimetrale della Sacca di Scardovari, allagando quasi interamente l’isola della Donzella nel comune di Porto Tolle. Il vasto territorio rimase sommerso dall’acqua salata fino al successivo 2 marzo quando, completato il prosciugamento delle località alluvionate, fu dato l’ordine di cessare l’attività di pompaggio.
Il complesso intervento di ripristino era iniziato nell’area in cui era franato l’argine, procedendo innanzitutto con la costruzione di una coronella di sassi dal lato del mare e il successivo ripristino delle difese. Fu poi riempito di sabbia lo spazio tra le due arginature. Questi lavori, determinanti per la chiusura della rotta, terminarono il 18 dicembre, mostrando uno scenario inedito della località: una sorta di ampia balconata sul golfo marino rappresentato dalla Sacca di Scardovari.
Il posto diventò ben presto meta privilegiata per gli amanti del mare e per i bagnanti provenienti dai vicini centri abitati, attratti dallo straordinario panorama e dalla sabbia finissima e pulita del terrapieno.
Fu l’allora comandante dei vigili urbani di Porto Tolle, Pierluigi Rigolin, che, appena qualche anno dopo la tragica rotta, nel 1970, intuì le potenzialità turistiche del sito: vi collocò un container, realizzando così un punto di ristoro diurno con panini, bibite, granatine. Nell’attività di accoglienza e ristoro era coadiuvato dal giovane Claudio Pavanati (ora presidente della Pro Loco di Porto Tolle) e dal fratello di quest’ultimo. L’iniziativa incontrò il favore del pubblico e negli anni successivi, grazie all’energia fornita da un gruppo elettrogeno, si cominciò anche ad organizzare qualche serata con musica. La località divenne ben presto molto frequentata, specialmente perché rappresentava una novità per quei tempi: vi si esibivano complessini locali, a volte improvvisati, oppure “il Rosso” con la sua fisarmonica.
Alla metà degli anni Settanta, nell’attività di ristorazione subentra Pietro Tessarin, che costruisce una struttura in canna e pianta degli alberi per creare una zona d’ombra. Fu però a partire dal 1978, con Eugenio Berto Boscolo "Morosini" che nasce a “Marina 70”, un vero e proprio ristorante.
Gli inizi non furono facili, soprattutto per alcune difficoltà burocratiche, ma una intelligente gestione, da parte della famiglia Boscolo, ne ha via via accresciuto il prestigio, facendolo diventare il locale di Marina 70 uno dei più noti del Polesine. Nel corso degli anni il capanno e i locali con struttura portante in metallo rivestita di legno che lo sostituirono, sono stati più volte modificati e ristrutturati, fino all’ultima trasformazione del 1990, con la realizzazione di un edificio accogliente e suggestivo, grazie anche all’esclusiva ubicazione, che offre una visione unica della Sacca di Scardovari. Lo si raggiunge percorrendo la strada panoramica che circonda la Sacca, ma ci si può arrivare in barca: infatti, un pontile d’attracco per natanti permette di accedere direttamente al prato antistante.
Tuttora il ristorate “Marina 70” rappresenta un fiore all’occhiello del Delta e va pertanto riconosciuta la lungimiranza dei promotori dell’importante iniziativa, sottolineando come Berto Boscolo "Morosini", insieme al fratello Felice Marino, detto "Marinin", sia stato uno dei pionieri del turismo nel Delta polesano.
Prima di avviare l’attività di Marina 70, Berto Boscolo “Morosini”, conosciuto come "il pescatore poeta", negli anni Sessanta aveva costruito sulla spiaggia dell’isola del Bastimento una grande capanna di legno e canne, che nei mesi estivi diventava la casa sua e della famiglia e nella quale funzionava un bar-ristorante che egli aveva chiamato "Onda marina". È noto anche per aver partecipato nel 1966, ultimo concorrente, alla trasmissione televisiva “La fiera dei sogni”, diretta da Mike Bongiorno con l’obiettivo di acquistare una Jeep per Cesarina Gobbo, la maestrina di Scano Boa diventata missionaria in Africa.
Un busto in bronzo ed una lapide con due versi dalla poesia "Il Delta abbandonato", collocati dalla famiglia, perpetuano la memoria di Berto Boscolo nell’ambiente che fu simbolo della sua vita, mentre un cippo commemorativo, prospiciente la sacca, ricorda il tragico evento del 1966 e mostra come la determinazione e la capacità di persone intraprendenti siano riuscite a trasformare un luogo segnato da una grave calamità naturale in una risorsa turistica.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. ““Marina 70” e Berto Boscolo”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/marina-70-e-berto-boscolo/