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UN RICORDO

Maurizia Braga, in arte Regezia

Opere di pittura, gioielli, ma anche musica e poesia nella vita dell’artista di Salara

di Daniele Donegà

Ventaglio Novanta n. 61 2020 pp. 108–109

E’ da molto che conosco Maurizia Braga, ma soltanto da poco tempo sono venuto a sapere che è un’artista, che si distingue con il suo estro personale nel mondo della creatività.

Dopo gli studi classici si è laureata in matematica, dedicandosi poi all’attività di insegnante, conclusa nel 2003 ed aprendo una nuova stagione della sua vita. La passione per il colore delle pietre naturali e il piacere di “trasformare” l’ha condotta a intraprendere un nuovo cammino. Nelle sue mani materiali, forme, colori si fondono trasformandosi in creazioni originali uniche e preziose, dando vita a gioielli davvero particolari.

La fotografia, altra passione, nel tempo è diventata ricerca e strumento per “fermare” linee, dettagli, inquadrature improvvisamente e casualmente individuati in vari ambienti.

Gli appunti pittorici – come lei chiama la pittura, altra forma artistica con cui si confronta – sono la materializzazione attraverso il colore di sensazioni sfuggenti. Lo sguardo ruba dal reale, e la sua ispirazione creativa elabora ed arricchisce i dati sensibili che la mano di getto ferma sulla tela.

Accanto all’arte visiva, sua principale compagna di viaggio, Maurizia ama anche la musica, grazie alla quale esprime la ricchezza del suo mondo interiore. E poi c’è la poesia: nel 2018 ha pubblicato una raccolta di composizioni poetiche, “Dell’Anima”, arricchita con sue fotografie scattate a dei materiali plastici casualmente individuati e sapientemente inquadrati, in modo da cogliere delle forme astratte ed inusuali, come fossero un’opera pittorica.

L’ho incontrata nella sua casa di Salara (Rovigo) dove vive e lavora con determinazione ed entusiasmo, valorizzando la bellezza dell'amicizia e della vita di cui è innamorata. Lei, che da diciotto anni sta combattendo a più riprese una lotta continua, pur nella normalità, contro il cancro che, dopo essere stato temporaneamente vinto si è ripresentato come non volesse lasciare la presa.

Ho apprezzato i suoi molti lavori appesi alle pareti e raccolti in cartelle, e ho avuto modo di rivolgerle alcune domande.

– Quando hai iniziato a creare arte? Hai cominciato prima con i gioielli o con la pittura?

“Ho iniziato nel 2003 con i gioielli per dare vita a collane vecchie, oramai prive di attrattiva – come a voler ricominciare una nuova vita – e ricevendo subito molti inaspettati consensi. La fotografia mi accompagna fin dal 1975 e la pittura dal 2012, sbocciata così per caso senza avere strumenti ma solo colori. La prima spatola è stata una palettina per i dolci, che ha portato alla Primavera, quadro che fa parte ora di una collezione privata a Padova”.

– Quando ti metti davanti alla tela sai già dove vuoi arrivare? Hai cioè in mente ciò che vuoi realizzare?

“Sì, è il colore che predomina ma l’idea è già concretizzata”.

– Per creare un gioiello sei ispirata dal materiale che ti viene tra le mani, o cerchi il materiale a seconda di quello che vuoi realizzare?

“Materiale ne ho sempre, ma se trovo per caso una conchiglia, un pezzo di legno, qualche vecchio gioiello rotto o altra cosa, mi si attiva la parte creativa. Mi piace la trasformazione: da vecchie collane che hanno le persone riorganizzo il tutto. Con bottoni per esempio. Ma da giovane ho fatto maglioni, vestiti, berretti, borse. Non sono mai stata ferma”.

– Perché il nome Regizia?

“La mia editrice, che ha pubblicato tutto di me, diceva che ogni cosa che toccavo, come Re Mida, diventava oro, cioè bella. Regina Maurizia era insignificante: le è uscita una sintesi Regizia. Mi pare bellissimo, antico, ancestrale quasi”.

Numerose sono le mostre a cui l’artista di Salara ha partecipato, in palazzi storici importanti quali ad esempio Palazzo Albrizzi Cappello a Venezia, nelle Ville Venete; al Circolo ufficiali di Padova, ad Arte Padova, come pure in residenze estensi a Ferrara, in gallerie come a Lecce, Bari, Mantova, Lucca, Olbia. Numerosi pure i riconoscimenti ricevuti, non ultimo il premio Perugino, Firenze 2008. Da segnalare anche una lunga collaborazione con l’Accademia Italia in arte nel mondo di Brindisi, di cui Roberto Chiavarini è il direttore artistico.

Una sua collezione di 40 opere tra quadri e fotografie l’ha donata al reparto di oncologia dell’ospedale civile di Rovigo che lei ha frequentato come paziente. Questo dono vuole essere la testimonianza di una vita che va vissuta con amore ed entusiasmo in qualsiasi condizione essa si svolge. Inoltre è un monito a vivere l’arte come una forma di terapia contro la malattia.

Voglio concludere proponendo una sua composizione poetica che, con la semplicità unita all’autenticità del suo essere donna ed artista, traccia un segno in questo mondo, testimoniando la bellezza della vita ricevuta, e che in qualche modo si sente chiamata a donare al prossimo.

Se ancora immagino albe rosate e tramonti di fuoco,… Se ancora sogno un mondo di pace… Se ancora spero, nonostante la realtà, che questo desiderio si avveri…, I colori sono i testimoni delle mie emozioni!!!

Come la musica svela i segreti dell'Anima che, come ninfee, sbocciano nel nostro mare profondo, così i Colori sono il linguaggio del nostro sentire,… l’espressione di Noi,… quel “Noi” che le parole non possono tradurre! Testimoni del nostro passaggio… della nostra Unicità.

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Come citare questo articolo

Daniele Donegà. “Maurizia Braga, in arte Regezia”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/maurizia-braga-in-arte-regezia/

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