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STORIA - TRADIZIONI

Miss Uragano

90 anni fa si spegneva Jessie White Mario, indomita sostenitrice della parità di diritti e dell’emancipazione dei popoli

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 68–71

In un momento in cui il federalismo è motivo di grande discussione, riprendono luce e attualità figure del passato risorgimentale di notevole statura, come quelle di Alberto Mario e della sua consorte inglese Jessie White.

Figli di un federalismo repubblicano, ispirato a Cattaneo, questi due grandi personaggi tornano alla ribalta della Storia per l'attualità di alcune loro idee, ma soprattutto per la singolarità delle loro esistenze.

Particolarmente interessante appare la figura di Jessie White Mario che – a buon diritto – può essere annoverata fra i maggiori pionieri del femminismo, della parità dei diritti, dell'irrendentismo politico e nazionale. La sua vita, originale ed avventurosa, ha ispirato anche un suggestivo romanzo storico "Posseduta dall'angelo – Jessie White Mario, la rivoluzionaria del Risorgimento", scritto dall'americana Elizabeth Adams Daniels, preside di facoltà al Vassar College.

La nostra eroina era nata nel 1832 in Inghilterra, a Forton Inlet, vicino a Portsmouth, in una casa sul mare, figlia di un costruttore di attrezzature navali. Aveva avuto un'educazione anticonformista, apprendendo fin dall'adolescenza a battersi per quelle conquiste civili e sociali i cui primi fermenti – a quell'epoca – cominciavano a ribollire.

Dopo gli studi parigini alla Sorbonne, nell'autunno del 1854, Jessie accompagnò in Italia una ricca vedova inglese di mezza età – Emma Roberts – che aveva preso sul serio una passioncella per l'avventuroso Garibaldi, conosciuto poco prima ad un ricevimento in Inghilterra. Tale incontro fu fondamentale per Jessie, allora ventiduenne, che, tornata in Inghilterra, prese ad impiegare molto del suo tempo e del suo interesse alle attività della Società degli Amici dell'Italia.

Stretta collaboratrice di Mazzini, autrice di messaggi dall'Inghilterra per i patrioti italiani, durante un suo viaggio nel Regno Sabaudo in veste di giornalista,

Jessie White fu scoperta, processata a Genova e imprigionata per quattro mesi.

Fu proprio in carcere che approfondì la conoscenza con il giovane mazziniano Alberto Mario, anch'egli arrestato come cospiratore, con il quale si sposò, non appena recuperata la libertà.

Nei mesi di prigionia, intercorse un carteggio, tra i due fidanzati, denso di cultura e di sofferto pensiero, tanto da apparire pervaso maggiormente da sentimenti patriottici che da normale passione amorosa.

Dopo il matrimonio, celebrato in Inghilterra con solo rito civile, i coniugi furono chiamati negli Stati Uniti per una serie di conferenze sulla situazione italiana. In America Jessie White Mario ottenne una collaborazione giornalistica fissa dall’Italia con l’autorevole “The Nation”, grazie anche all’appoggio dato assieme al marito, al movimento abolizionista americano.

Al ritorno dagli Stati Uniti, i coniugi Mario seguirono la spedizione dei Mille con ruoli non secondari.

Jessie fu infermiera non solo nei campi di battaglia, ma successivamente anche al capezzale di Garibaldi, allorché l’eroe fu ferito all’Aspromonte dall’esercito regolare che gli sbarrò la via di Roma, per timore di complicazioni politiche con la Francia. Dopo alcuni mesi di inutili cure fu scoperto che nella gamba di Garibaldi era ancora conficcato il proiettile. Jessie allora, nel ruolo di anestesista, assistì all’operazione e fu accanto al generale nel periodo della convalescenza.

Poi fu nuovamente a fianco di Garibaldi durante la terza guerra di Indipendenza e lo seguì ancora (questa volta senza il marito politicamente dissenziente) in Francia a Digione nel 1870 quando un gruppo di «camicie rosse» decise di portare aiuto alla rinata repubblica francese invasa dall’esercito prussiano.

Dopo il 1871, i coniugi Mario si stabilirono a Lendinara, nel Polesine, città natale di Alberto che qui, nel 1883, chiuse i suoi giorni, straziato da un male terribile, confortato dalla moglie e dai grandi del suo tempo. A lui dedicò particolare cura Giosuè Carducci che nel suo "Vale" – pubblicato in data 5 giugno 83 – scrisse: "Lo abbiamo sepolto al raggio velato del sole di giugno, lo abbiamo sepolto tra i fiori e il verde e i profumi della superba vegetazione del suo Polesine, presso la casa degli avi suoi, nel suo giardino".

Jessie sopravvisse di oltre vent'anni al marito dedicandosi a nuove battaglie per la emancipazione sociale e civile. Con Nicola Badaloni condusse fra l'altro una famosa inchiesta sulle condizioni di vita miserabile dei braccianti polesani, colpiti da malattie endemiche come la malaria e la pellagra, invocando più volte l'intervento delle autorità nazionali.

Si spense nel 1906, dopo aver condotto negli ultimi anni una vita appartata e modesta.

Jessie White fu la prima donna corrispondente di guerra e biografa attenta, oltre che del marito, anche di personaggi di primo piano quali Mazzini, Garibaldi, Cattaneo, Bertani e Dolfi.

Fu una giornalista acuta, capace anche di notizie in prima assoluta – come accadde con il "New York Herald" a cui fornì in anteprima la notizia della morte di Pio IX.

"Miss Uragano" – così gli italiani la chiamavano affettuosamente, quando era diventata quasi leggendaria – non fu solo uno dei più interessanti personaggi del Risorgimento, ma anche un esempio illustre di quel genere di donne nuove dell'era vittoriana, piena di coraggiosa inventiva ed intelligente spirito d'avventura.

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Grazia Giordani. “Miss Uragano”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/miss-uragano/

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