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PERSONAGGI ILLUSTRI

Padre Teofilo da Lendinara

Fu Abate Olivetano a San Bortolo, a Santo Stefano in Genova ed infine presso il Santuario Lendinarese

di Renato Scarpi

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 102–105

Che personaggi lendinaresi si siano in varie occasioni fatti onore nel corso dei secoli è cosa nota, ed è sicuramente un piacere quando dal passato emergono figure degne di essere ricordate.

Lo spunto per riaprire il libro della storia ci viene da uno scritto dello studioso Antonio Cappellini, datato 1950, grazie al quale affiora, da un passato lontano, la figura di un monaco Olivetano Lendinarese, che nel corso del ‘600 fu Abate della potente Abbazia di S. Stefano in Genova.

La notizia dell’importante investitura, emerse da un antico documento conservato negli archivi della suddetta Abbazia ed il Cappellini così scrisse: “Il periodo di maggiore splendore dell’Abbazia corre dal secolo XVI al secolo XVII, appunto sotto la saggezza degli Olivetani, e durante quest’epoca fu la chiesa privilegiata per la nazione Tedesca, i cui rappresentanti in Genova formarono una colonia importante, composta in gran parte di tessitori e di soldati mercenari. Alcuni devoti vi furono sepolti, come lo comprova l’atto di cessione loro fatta dell’altare di S. Francesca Romana, ‘col gius che detta nazione Alemanna possa fabbricarvi sotto il pavimento una sepoltura decente per seppellirvi li defunti dell’istessa nazione et mettervi epitaffi et insegne loro convenienti’. ”

E’ questo il documento che per noi Lendinaresi ha speciale interesse: risulta infatti dal pubblico istrumento, ricevuto il 13 agosto 1613 dal notaio Giacomo Cuneo, che è intervenuto nella concessione in parola, ‘l’Abate del monastero don Teofilo da Lendinara, col consenso dei monaci riuniti; in capitolo’. Per don Teofilo devesi intendere il Padre Abate Teofilo dei conti Malmignati di Lendinara”.

La notizia è interessante ma, a ben vedere, non esatta nell’identificazione del casato di provenienza di padre Teofilo. Infatti dalla consultazione della cronologia degli abati succedutisi nel Santuario di S. Maria del Pilastrello, si ravvisa che Don Teofilo Malmignati, dopo essere stato Priore del cenobio lendinarese dal 1578 al 1579, muore a Lendinara nell’ultimo anno di priorato, il 1579 appunto¹.

Dunque l’Abate Teofilo in questione, citato nel documento che fa riferimento al 1613, non poteva essere la persona identificata dal Cappellini appartenente all’importante famiglia Malmignati.

Decisi pertanto di scorrere l’elenco cronologico, sino a che incontrai un altro padre dal nome Teofilo. Precisamente Teofilo Petrobelli di Lendinara, il quale fu Superiore al Santuario del Pilastrello dal 1600 al 1602 e dal 1605 al 1608 e poi Abate dal 1608 al 1612 e dal 1614 al 1620².

Teofilo Petrobelli (1565-1620)

Dai dati desunti dall’Archivio dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore si ricavano elementi biografici precisi: Padre Teophilus Petrobelli, nato a Lendinara il 9 febbraio 1565, cominciò la sua professione religiosa a Rovigo nel 1584 (anche se Mauro Tagliabue indica l’entrata del padre a San Bartolomeo di Rovigo già dal 1582). Nel monastero rodigino fu poi Abate dal 1611 al 1612³ e tale ruolo ebbe l’onore di rivestire subito dopo all’Abbazia Genovese dal 1612 al 1613⁴.

Fu dunque Teofilo Petrobelli e non Teofilo Malmignati a reggere in qualità di abate l’Abbazia di S. Stefano in Genova.

Nel 1614, il Petrobelli ritornò a Lendinara come Abate alla basilica del Pilastrello, rimanendovi sino al 5 settembre del 1620, anno della sua morte.

Ricorda Mauro Tagliabue che “La nobiltà di nascita, come condizione per essere ammessi in monastero, è raccomandata in una lettera dell’Abate generale Giorgio da Brescia..” e la famiglia Petrobelli infatti fu un casato nobile lendinarese⁵ come, tra l’altro, la famiglia Malmignati sopra citata.

Le potenti famiglie erano in grado di contribuire in maniera sostanziale alle richieste d’aiuto dei loro parenti religiosi alla direzione della comunità ecclesiastica, favorendo così il sereno svolgimento della pratica monastica dei monaci.

Un esempio lo possiamo ritrovare proprio nella famiglia Petrobelli, infatti il Cav. Petrobello, parente dell’Abate Teofilo, possedeva terre in Molinella; qui fece costruire la chiesa con annessa abitazione per il suo Rettore, assegnando 40 ducati al sacerdote incaricato della messa festiva. Gli Abati olivetani che provenivano da casati nobili, così facendo, divennero veri e propri signori assoluti sulle terre del loro monastero.

Teofilo Petrobelli abate del Santuario di Lendinara

Anche il Santuario della Madonna di Lendinara, dove don Teofilo Petrobelli trascorse gli ultimi anni della sua vita, visse con i fondi ricavati dalle elargizioni private e pubbliche, con le quali i monaci acquistarono terreni e, a volte, abitazioni annesse, dotando così il monastero di un reddito certo e costante.

Don Teofilo in questo caso, per far fronte alle ingenti spese necessarie alla consacrazione di Lendinara e del suo territorio alla Madonna, dovette ricorrere alla questua, come si riporta nel Libro delle Locazioni temporali: “L’Abate Don Teofilo Petrobelli, incarica Francesco Torcello e Giovanni Stecchita di andare alla ‘cerca della Madonna’, impegnandosi a dare loro come contro partita un quarto del frumento raccolto, la metà del lino ed il terzo di tutto il resto. Le spese (carro e asino) sono a loro carico”⁶.

L’opera di don Teofilo al Santuario Olivetano, tra le altre cose, si concretizzò nell’aver egli commissionato la tela d’altare, Il Battesimo di Gesù, a Montemezzano Francesco⁷, allievo del Veronese, e la pala Addolorata e Santi Benedettini al pittore Martini⁸. Commissionò pure al pittore Andrea Micheli (detto il Vicentino) la tela esaltativa, eseguita nel 1610, di S. Francesca Romana⁹, in occasione della sua canonizzazione avvenuta il 29 maggio 1608.

Concesse inoltre alla famiglia Borezzo, il privilegio d’essere sepolta all’interno del Santuario. Lodovico Borezzo era discendente di quel Giovanni che, nel 1509, aveva constatato il primo fatto straordinario relativo alla statuetta della Madonna e il 17 maggio 1577, sottoscrisse l’atto di vendita di una porzione di terreno di sua proprietà, con annessa abitazione, ai Commissari eletti dal Consiglio di Lendinara, per la costruenda Chiesa del Pilastrello.

Teofilo Petrobelli, come detto, era stato per breve tempo abate del monastero olivetano di San Bortolo in Rovigo, come si evince da una nota di Mauro Tagliabue in Gli abati di S. Bortolo di Rovigo. Vi si legge: “E’ D. Teofilo Petrobelli: v. doc. del 10.11.1611 registrato in S.B., Cat. D, ms. 9, f: 58 v, nel quale, ‘D. Teofilo Petrobello da Lendinara meritissimo abbate del monastero di S. Bortolo di Rovigo’ rinnova una investitura livellaria a favore di Francesco Pisani. Resse principalmente la comunità di Lendinara, al cui governo lo troviamo quasi ininterrottamente dal 1605 alla morte avvenuta dopo il 22 marzo 1621¹⁰ in tale data è ancora vivo e Abate a Lendinara (cfr. S.B., Cat. D, ms. 9, f. 66r)”.

La figura di D. Teofilo Petrobelli, da inserirsi in una più ampia casistica di personaggi polesani, avvalora ancora una volta l’importante ruolo ascrivibile, in tempi ormai remoti, a Lendinara. Non pochi infatti i Lendinaresi, da annoverare come cittadini illustri, che ottennero rispetto e considerazione sia in patria che all’estero¹¹.

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Come citare questo articolo

Renato Scarpi. “Padre Teofilo da Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/padre-teofilo-da-lendinara/

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