Due recenti pubblicazioni – la riedizione de La casa-rosa. Polesine con amore (Giacovelli ed., 2023) e la raccolta “quasi” completa delle sue Poesie (Giacovelli ed., 2024) -, frutto della tenace e amorevole volontà del figlio Pierpaolo, hanno permesso di conoscere meglio una delle penne più delicate e felicemente ispirate del nostro Polesine, innamorata della vita e della sua terra. Ed ora, ne rinnoviamo la memoria con l’auspicio che il suo nome trovi finalmente un adeguato collocamento nel novero dei maggiori esponenti letterari.
Paolina Manzolli, nota come Giovanna Paola Manzolli Modonesi, è venuta alla luce nel mezzo della Prima guerra mondiale il 24 gennaio 1917, quarta di sei figli, a Papozze, nel Basso Polesine, a quei tempi terra di miseria, malattie e poche opportunità. Qui tuttavia trascorse un’infanzia spensierata, prima nella corte “Mainetta” e poi nella “Casa rosa” – che ispirerà la sua opera principe: il romanzo omonimo -, nella borgata Ca’ De Ruschi sulla riva sinistra del Po, nella golena che sarà cancellata dall’alluvione del ‘51. Nel 1928, persa la madre, Amalia Soldati, all’età di undici anni, fu mandata da papà Stefano in collegio a Crespano del Grappa per qualche anno.
Una volta conseguito il diploma magistrale, iniziò ad insegnare nella scuola elementare di Panarella e, quindi, nel suo paese natale, dove rimase sino al 1945, anno in cui, poco dopo la fine della guerra, Giovanna (com’era chiamata in famiglia) il 9 giugno
sposò Ettore Modonesi, che seguì a Pettorazza, sulle rive dell’Adige, dove il marito esercitava come medico condotto. Il 28 marzo 1946 nasceva il primo figlio, Stefano e tre anni dopo, il 27 giugno 1949, il secondogenito Pierpaolo.
Nel 1950 la famiglia Modonesi si trasferì a Porto Tolle, dove rimase per 36 anni prima di stabilirsi definitivamente a Rovigo, dopo il pensionamento di Ettore, medico del paese. Nel profondo Delta, Giovanna ha amato quella terra inospitale ma incontaminata, capace di regalare suggestivi quadri naturali, accanto a parentesi di paura per le esondazioni, nell’irruenza delle acque del Grande Fiume e delle mareggiate, con cui i polesani hanno imparato presto a convivere. Emozioni ed esperienze diverse, che la sua penna ha immortalato sia attraverso la narrazione che, soprattutto, nella prolifica produzione in versi, seguendo la più intima vocazione per la scrittura; mentre intanto proseguiva con passione la sua attività di insegnante elementare.
Si è ritrovata a “vivere” diverse alluvioni, tra le quali la più grave, quella del 1951, che mise sott’acqua circa due terzi del Polesine. Di particolare impatto emotivo il suo racconto di quei momenti – ne La Casa-rosa -, culminante nella scena di lei, inerme di fronte all’immane tragedia, che accovacciata apre le braccia ad accogliere le sue due creature come un’ala protettiva. O quella dell’11 novembre 1957 quando, dopo diverse alluvioni dell’anno precedente tra Forti e Pellestrina nell’isola di Polesine Camerini, il mare allagò anche gran parte delle isole della Donzella e di Bonelli Levante (Porto Tolle), e naturalmente, la grave alluvione del 1966, allorché il mare ruppe l’argine della Sacca di Scardovari allagando l’intera isola della Donzella.
Nei primi anni ’60, proprio su sollecitazione dei figli, che erano cresciuti affascinati dai suoi racconti, si determinò a metterli per iscritto: ne è nato il romanzo autobiografico Polesine con amore: la Casa-rosa, iniziato nel 1961 e concluso nel 1963, di cui mandò l’estratto “Girotondo dell’infanzia” al premio letterario Marino Marin di Adria, dove si classificò primo ex-aequo con un’opera dello scrittore ferrarese Andrea Carli. Il volume, in realtà, ebbe una lunga gestazione, rimanendo per oltre un ventennio nel cassetto: poiché non aveva trovato editori disponibili, fu pubblicata autonomamente solo nel 1988, in mille copie, e nel 1989, in ulteriori cinquecento, andate presto esaurite, fino alla recente riedizione del 2023.
La “Casa rosa” è l’abitazione della sua giovinezza a Papozze, alla quale sono rimasti i ricordi degli anni più spensierati, delle prime esperienze di vita: i giochi, la scuola, gli affetti, la scoperta dell’amore; indissolubilmente legati anche a tragedie e lutti: la Seconda guerra mondiale, alluvioni, malattie, analfabetismo e scarsa scolarizzazione, miseria congenita ed emigrazione da parte di una popolazione duramente messa in ginocchio.
Ma la vera vena espressiva di Giovanna era la poesia, cui si è dedicata nell’intero arco della sua vita, vantando oltre quattrocento composizioni, fatte segno di numerosi riconoscimenti in diversi concorsi, con opere sia in dialetto che in italiano.
Accanto alle tragiche testimonianze del periodo bellico o alle emotive descrizioni di paesaggi deltizi… c’è tanto altro nei suoi versi.
Ad incominciare dagli affetti, su cui prevale l’amore in tutte le sue sfaccettature: i legami familiari, le amicizie, una sincera “compassione-condivisione” per quell’universo di gente primordiale, povera, costretta a un duro lavoro, a una vita di sacrifici e anche all’emigrazione. C’è poi il senso profondo della maternità, in cui sente di aver realizzato la più intima essenza di sé, con il conseguente sconfinato amore – ricambiato – per i due figli… insomma, nelle poesie della Modonesi c’è tutta la vita, con le gioie e i dolori.
A Rovigo dal 1986, dove ha concluso la sua carriera di insegnante nella scuola elementare “Giovanni Pascoli”, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita serenamente, schiva e riservata, nonostante la proclamazione a socia dell’Accademia dei Concordi per meriti letterari, continuando a comporre liriche nel suo studio-salotto allietata dall’arrivo di quattro nipoti. Nel 1944, dopo la morte improvvisa dell’amato Ettore con il quale ha condiviso un’intensa unione di sentimenti e interessi culturali, si è chiusa in un mondo tutto suo, trovando conforto nei ricordi di quel rapporto così intenso ed esclusivo. Si è spenta il 26 dicembre 2005 e ora riposa nella tomba di famiglia nel cimitero di Papozze insieme al figlio Stefano e al marito Ettore.
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Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. “Paola Giovanna Manzolli in Modenesi”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/paola-giovanna-manzolli-in-modenesi/