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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Premio “A tria”, 2a edizione

Attribuito alla dott.ssa Simonetta Bonomi, l’importante riconoscimento adriese

di Umberto Dalle Mulle

Ventaglio Novanta n. 14 1997 pp. 148–153

Se la prima edizione (1995) è andata al giovane pianista adriese Massimiliano Ferrati, il secondo "Premio Atria" è stato assegnato alla dott.ssa Simonetta Bonomi, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Adria.

La cerimonia della premiazione ha seguito la saggia, signorile e nel contempo familiare semplicità collaudata lo scorso anno. Una data che sembra sottendere un significato beneaugurante: il 21 giugno, solstizio d'estate. Un ambiente idilliaco: l'ampio portico della trattoria "La Rosa", immerso in tanta natura e coperto da un nitido brulichìo di stelle. Grilli e lucciole a ricordare suoni e luci della nostra campagna più genuina. Voci allegre ma discrete di tanti invitati (un centinaio?) a far sì festa attorno alla premiata, ma anche a vivere una serata particolare tra amici e conoscenti. È il bello impagabile ed insostituibile della vita in una cittadina a misura d'uomo come Adria.

Lontani da ogni retorica, misurati e impostati a familiarità gli interventi, dalla motivazione del Premio letta con la consueta verve dal presidente della giuria, l'ing. Gianfranco Scarpari, al ringraziamento commosso della festeggiata, al saluto non tanto formale del sindaco, Sandro Gino Spinello. Sacrosanto conferire anche ai piaceri della tavola (imbandita con rara generosità dai fratelli Rigoni) il giusto rilievo: l'ha fatto l'avv. Veniero Zorzi, ovviamente a nome dell'"Accademia italiana della cucina". E, siccome il discorso era scivolato sulla gastronomia, ecco il prof. Paolo, che in casa Rigoni rappresenta la cucina assurta a cultura, a presentare la sua ultima pubblicazione, "La carne impossibile. Il pesce della salvezza".

A coronamento di tante simpatiche parole, "mamma Rosa", all'anagrafe signora Iolanda Rigoni, un'istituzione per tutti coloro che hanno avuto la ventura di mettere piede nella trattoria, ha consegnato il "Premio Atria" alla dott.ssa Bonomi, che ha avuto modo di riprendersi dall'emozione mentre Ferrati eseguiva al pianoforte alcuni pezzi di Chopin e Schubert.

Fin qui la cronaca. Ma perché proprio Simonetta Bonomi?

Questa "non adriese" nota in tutto il Polesine (cui gli impegni sul territorio concedono due sole puntate settimanali ad Adria) si colloca in piena indipendenza e con spiccata personalità nella scia di archeologi di rilievo attivi in passato ad Adria, da Giambattista Scarpari a Giulia Fogolari, da Bianca Maria Scarfì a Maurizia De Min.

Simonetta Bonomi, ha saputo, forse perché così giovane, interpretare i tempi, sfruttando al meglio le strutture museali, accogliendo e dando un indirizzo alle proposte di collaborazione da parte del mondo dei non addetti ai lavori. È stata in grado di valorizzare potenziali forze locali, coinvolgendo strutture istituzionali e responsabilizzando gruppi di volontariato, primo tra tutti il "Gruppo archeol. F.A. Bocchi": sempre nell'assoluto rispetto dei ruoli di competenza. Ha permesso che le sale del Museo divenissero occasione d'informazione storico-archeologica. Insomma, anche grazie a lei, il Museo è diventato una realtà viva nel circuito culturale cittadino, rispondendo all'aumentato interesse ed all'insorgere di curiosità di cui esso è da qualche anno oggetto.

Sotto il profilo più strettamente professionale, ci sta una serie di interventi di notevole peso. Anzitutto la parziale ristrutturazione dell'esposizione nelle vetrine, iniziata a suo tempo dalla dott.ssa De Min: un terreno minato, destinato a continui aggiornamenti legati all'evolversi dei ritrovamenti ed allo stato dei restauri. Inoltre, una lunga serie di scavi condotti nelle necropoli di via Spolverin e di Ca' Cima, nonché nell'abitato di via San Francesco. Un primo, notevolissimo risultato della rielaborazione dei dati emersi a Ca’ Cima è costituito dalla splendida mostra “Il banchetto nell’aldilà” allestita in Museo dal 29 giugno di quest’anno.

Insomma, un’attività frenetica per questa donna che sa coniugare vita familiare ed impegno professionale, mantenendo quella naturale modestia che le fa definire “prematuro” (visti i problemi ancora aperti nella realtà archeologica adriese) il Premio conferitole, e che non le fa mai dimenticare quanti in vario modo le assicurano la propria collaborazione.

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Come citare questo articolo

Umberto Dalle Mulle. “Premio “A tria”, 2a edizione”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/premio-a-tria-2a-edizione/

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