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UN RICORDO

Quel viaggio con Lala Lubelska

Un’importante iniziativa per non dimenticare la coraggiosa sopravissuta al campo di concentramento di Mauthausen

di Valentina Merlini

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 102–103

“Il treno si mosse alle 14. Una giovane che veniva da Milano per raggiungere i suoi parenti a Roma, racconta che a Fara Sabina (ma più probabilmente a Orte) incrociò il treno piombato, da cui uscivano voci di purgatorio. Di là dalla grata di uno dei carri, le parve di riconoscere il viso di una bambina sua parente. Tentò di chiamarla, ma un altro viso si avvicinò alla grata, e le accennò di tacere. Questo invito al silenzio, a non tentare più di rimetterli nel consorzio umano, è l’ultima parola, l’ultimo segno di vita che ci sia giunto da loro”.

E’ venuto da questa testimonianza, contenuta nell’opera “16 ottobre 1943” di Giacomo Debenedetti, il primo approccio con la tragedia delle persecuzioni degli Ebrei italiani nel corso della seconda guerra mondiale. Di qui il desiderio di conoscere più a fondo una realtà tanto aberrante, meglio – se fosse stato possibile – udirla dalle parole di chi era stato vittima di tanta perfidia.

E’ nata così a Frassinelle l’idea di incontrare una delle poche persone che ha vissuto in prima persona lo strazio di quei giorni, riuscendo miracolosamente a salvarsi. Con questo spirito, e con la volontà di avvicinarsi concretamente al dramma della Shoah, l’assessore alla cultura Stefania Ferro ha deciso, insieme ad alcune collaboratrici de Il Punto (semestrale del comune) di chiedere a Lala Lubelska, residente a Badia Polesine sopravvissuta a Mauthausen, di portare la sua testimonianza anche a Frassinelle Polesine.

Per colui che ha la fortuna di ascoltare, la testimonianza di chi è sopravvissuto diviene una sorta di incommensurabile “privilegio”. E questo è risultato tanto più vero in quanto Lala Lubelska, incontrata poco più di un anno fa a Frassinelle, non è più con noi: ha infatti cessato di vivere il 7 luglio del 2006.

In chi l’ha conosciuta rimarrà comunque vivo il suo ricordo. Ancora riecheggiano infatti nella mente le parole della sua prima narrazione, seguita da un viaggio in sua compagnia per visitare il campo di concentramento dove era stata prigioniera.

Per chi ha conosciuto Lala Lubelska il ricordo diviene pertanto impegno forte a non dimenticare e trasmettere alle nuove generazioni il monito che nasce dai giorni cupi dell’infame persecuzione.

Era il 17 febbraio del 2006 quando la dolce signora badiese è stata ospite a Frassinelle, presso la sede municipale. Dalle sue labbra abbiamo appreso le annotazioni fondamentali della sua biografia.

Lala Lubelska nasce a Lodz nel 1926, trascorre la sua adolescenza insieme alla numerosa famiglia in Polonia. Nel 1939 inizia la vita del ghetto, con tutte le privazioni e le difficoltà ad esso connesse. Viene poi deportata insieme alle sorelle gemelle Sara e Rifka in diversi campi di concentramento in Germania e Austria.

L’ultima esperienza è legata al campo di sterminio (dal 1942 infatti il campo viene “attrezzato” con camere a gas e forni crematori) di dove sarà liberata nel giugno del 1945 dagli alleati.

Riemerge la speranza, la vita prende finalmente un corso sereno e nel 1947 sposa l’uomo che ha conosciuto nel campo di concentramento di Flossenberg: è Giancarlo Cicogna, ed insieme a lui costruisce la sua nuova famiglia in Italia, a Badia Polesine.

La testimonianza di Lala Lubelska, nitida e disincantata, è stata, per chi ha avuto la fortuna di conoscerla, uno di quei doni che non possono non destar stupore. Dalle sue parole, che hanno ripercorso anche gli aneddoti più raccapriccianti (bimbi nascosti e poi dimenticati in nicchie scavate nei muri, madri separate dai propri figli, uomini e donne ridotti a bestie, le botte inflitte dai Kapò, gli esperimenti sugli ebrei, la sofferenza della fame e soprattutto della sete, le camere a gas, gli stenti, il desiderio di morte come fine del supplizio) è trapelata una immensa forza d’animo. La forza di chi ha toccato il fondo e si è risollevato.

L’incontro di Frassinelle, coinvolgente quanto mai, ha fatto nascere l’idea di una visita al campo di Mauthausen, per avvicinarci ulteriormente ad una realtà la cui conoscenza non può che generare iniziative di impegno affinché tanto orrore non abbia più a ripetersi. E così, un gruppo di Frassinelle, accompagnato dalla minuta signora badiese, ha raggiunto Mauthausen nell’aprile 2006.

L’esperienza è stata delle più toccanti. La signora è stata guida esemplare del gruppo che l’ha seguita pedissequamente in giro per il campo, ascoltando il suo racconto in ogni minimo e spesso drammaticamente truce particolare.

Dopo il viaggio un periodo di silenzio. Da alcuni ragazzi del gruppo, che avevano scattato diverse foto al campo, è seguita l’idea di una serata, una come tante che si trascorrono in compagnia per rivivere insieme momenti e ricordi di un viaggio ancora vivo nella memoria.

Ma Lala non ha potuto prendere parte all’incontro … Dopo il viaggio le condizioni di salute infatti si sono rapidamente aggravate… finché è venuta a mancare il 7 luglio del 2006.

Si capisce allora l’importanza della sua testimonianza che va preservata. A Frassinelle si raccolgono le foto, le informazioni, le parole di quel 23 aprile del 2006. Ne esce una mostra fotografica dal titolo “Memorie in controluce – Racconto di un viaggio con Lala a Mauthausen” organizzata dal comune di Frassinelle Polesine – Assessorato alla cultura, con il patrocinio della Provincia.

La mostra viene allestita a Badia Polesine nel giorno in cui alunni e professori del Liceo Balzan onorano la loro concittadina con l’intitolazione dell’aula magna. È una giornata di grande festa, in cui si ricorda una persona che ha avuto il coraggio di raccontare, attraverso la sua personale Shoah, quella del suo popolo.

La mostra fotografica si presenta come percorso lineare che si snoda nel campo di Mauthausen: a parlare sono le foto di Cinzia Ferro, Federico Alberghini, Giovanni Grego e quelle messe a disposizione dalla famiglia Cicogna.

A parlare è Lala stessa che, con il linguaggio del ricordo, accompagna l’osservatore in questo suo ultimo viaggio. I colori forti, che caratterizzano il percorso espositivo sono stati scelti appositamente per conferire al racconto e alla memoria stessa un’accezione positiva. In fondo la lezione che Lala ha insegnato a tutte le persone che l’hanno conosciuta si colora di tinte intense e cela dentro sé un’importante esortazione.

Un’esortazione forte, gridata al mondo, a non scordare e far proprio il vero senso del vivere!

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Come citare questo articolo

Valentina Merlini. “Quel viaggio con Lala Lubelska”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/quel-viaggio-con-lala-lubelska/

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