Il nostro territorio è ricco di oratori e piccole cappelle che sorgono nei luoghi più impensati: ai margini di qualche strada secondaria, in qualche periferia di paese, al limitare di un crocevia, oppure in aperta campagna, come la Chiesetta di San Genesio, nel comune di Stienta.
Il ricordo di questa Chiesetta mi è particolarmente caro, perché mi porta indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia, quando la religiosità era molto sentita e vissuta, e si manifestava nel rispetto delle tradizioni, nell’assiduità alle cerimonie di culto e nella partecipazione alle processioni.
Ed è appunto il ricordo dell’annuale processione che si fa luce nella mia mente. Erano tempi di guerra e la gente, tra paura e speranza, si raccomandava alla Madonna, a quella di San Genesio in particolare che si riteneva miracolosa. In determinate festività, partiva dalla Chiesa parrocchiale di Stienta, una lunga processione orante con lo stendardo della Vergine portato alternativamente dai confratelli del S.S. Sacramento. Seguivano le donne, i bambini e le bambine vestite di bianco (il vestito della Prima Comunione) poi un carro addobbato a festa trainato dai buoi su cui veniva posta la statua della Madonna. La accompagnava il Parroco, (ricordo Mons. Tarcisio Cappato, un bell’uomo, alto e solenne con i paramenti sacri delle grandi feste) e chiudevano il corteo gli uomini, alcuni portavano la bicicletta a mano per il ritorno.
La strada era lunga: Stienta, Via Maffei, Ponte Fiocco, Via Argine Valle costeggiando lo Scolo e finalmente il lungo stradone sterrato e polveroso e, in fondo, ecco la Chiesetta bianca della Madonna di San Genesio.
Ed è così, con questi ricordi e questo spirito che il 15 agosto dello scorso anno, festa dell’Assunzione di Maria, sono tornata a San Genesio per assistere alle funzioni religiose. Avevo convinto le mie amiche Giuliana e Luisa, a seguirmi per riscoprire insieme tesori dimenticati in un luogo dove ancora oggi regnano solo i rumori della natura.
Era in corso quel pomeriggio una manifestazione con la presenza delle autorità civili e religiose e dei rappresentanti della Croce Rossa, che aveva fatto dono di un pulmino alla comunità stientese. Sono cambiate tante cose a Stienta, sono sorte belle case e ville, interi villaggi specialmente nelle zone limitrofe al Centro e alle Zampine. C’è molto benessere dove un tempo c’era tanta povertà. Stienta sembra un paese nuovo.
Nulla però è cambiato a San Genesio: lo stradone lungo è forse meno polveroso, ma come allora non è ricoperto da asfalto; il fiume, lo Scolo Vecchio che lo fiancheggia, non ha mutato sembianze e ancora oggi, scorrendo oltre la chiesa, si insinua nella campagna ubertosa; le tre case, gli alti pioppi e la Chiesetta bianca sono ancora al loro posto, in un angolo di terra sperduto, fedeli testimoni di un passato che resiste e della nostra memoria.
Non sappiamo di preciso quando sia sorto l’Oratorio di San Genesio (Sinesio o Sinisio?). La sua antica origine, XII secolo, si allaccia ad una leggenda che racconta di un contadino, il quale, in sogno o nella realtà, vide la Vergine che gli affidò il compito di costruire una cappella in suo onore. Il contadino scolpì una statuetta della Vergine in legno e la pose su una vite. Alla statuetta, non si sa quando e come, si sostituì un affresco della Madonna col Bambino, dipinto su un muro esterno di una casa.
Ci pensarono poi i monaci Benedettini – che da tempo risiedevano alle “Caselle” di Gaiba – a costruire una Cappella per inglobare il muro affrescato e proteggerlo dalle intemperie. Con la soppressione dei monasteri e nel susseguirsi degli anni, l’oratorio passò dai Benedettini, ai marchesi Fiaschi, poi ai conti Camerini, quindi, ai signori Barotto proprietari del fondo, sotto la giurisdizione dell’Arciprete di Stienta.
La primitiva cappellina, in tempi diversi venne restaurata ed ampliata fino a raggiungere l’attuale dimensione di una bella Chiesa con l’altar maggiore dedicato alla Madonna Assunta e altari laterali con statue ed affreschi che rappresentano San Luigi, Sant’ Eurosia, San Gaetano, San Biagio, San Francesco, Gesù Bambino, il Primato di Pietro, San Mauro Abate e la Sacra Famiglia.
Non sappiamo perché la chiesa sia stata intitolata a San Genesio. Di lui si hanno poche notizie: si sa che era un mimo il quale – ai tempi di Diocleziano, mentre nell’anfiteatro si svolgevano i giochi alla presenza dell’imperatore – si esibiva parodiando il Sacramento del Battesimo, con parole volgari e grossolane. Improvvisamente fu colpito da una luce abbagliante che era la grazia di Dio. Si convertì, ricevette il Battesimo e si professò cristiano subendo quindi il martirio con la pena capitale.
Esisteva un quadro del Santo appeso ad una parete della Chiesa, ma anni fa venne asportato e se ne sono perdute le tracce.
E’ stato importante per me questo ritorno: quei luoghi e quegli spazi, nel silenzio discreto della natura, si sono popolati di immagini care. E poi lì ho ritrovato tanti vecchi amici in un clima di cordialità e amicizia, doti queste che contraddistinguono la gente di Stienta, la stessa gente che ho conosciuto e amato negli anni della mia giovinezza.
Ma una visita a S. Genesio la consiglio anche a chi non ha ricordi da preservare, una tappa per scoprire il sapore di un luogo esclusivo: appartato e discreto, S. Genesio si presenta ancora oggi come un angolo di mondo in cui il tempo sembra essersi fermato per dare, a chi lo raggiunge, sensazioni di pace nel dolce ambiente della campagna polesana.
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Come citare questo articolo
Brunetta Rossi. “Ritorno a San Genesio”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/ritorno-a-san-genesio/