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STORIA - TRADIZIONI

Rovigo e la Grande Guerra

Dai documenti dei Consorzi di Bonifica, la testimonianza di una situazione angosciante vissuta in Polesine nel novembre del 1917

di Lorenzo Maggi

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 48–51

Ottant’anni fa, nel giugno del 1918, l’esercito italiano era impegnato a contenere l’ultima grande offensiva austriaca contro la linea di difesa rappresentata dal monte Grappa e dal Piave, fiume questo divenuto simbolo della prima guerra mondiale, superato poi vittoriosamente dalle nostre truppe il 24 ottobre dello stesso anno.

Anche la provincia di Rovigo, terra di retroguardia, visse momenti davvero problematici nel corso della grande guerra. Particolarmente angosciante fu la situazione determinatasi nel 1917, quando l’esercito austriaco sbaragliò le nostre difese a Caporetto, minacciando un’avanzata senza ostacoli.

In vista di questa temuta ipotesi si pensò che il Polesine poteva costituire un’utile barriera per bloccare le truppe nemiche. E ciò grazie al naturale ostacolo rappresentato dai fiumi, i cui argini, nella peggiore delle ipotesi, potevano essere tagliati per allagare vaste aree e bloccare così l’avanzata del nemico.

Rovigo divenne pertanto il centro nevralgico di una supposta azione di contenimento dell’avanzata austriaca, e tutta la provincia dovette sottostare ad una rigida disciplina militare, con una consistente limitazione della libertà di movimento dei singoli cittadini.

Ma vediamo come le carte d’archivio raccontano il particolare clima che si respirava a Rovigo dopo la disfatta di Caporetto1.

Alla metà di novembre del 1917 l’aria si era fatta molto pesante e serpeggiava la convinzione che ci si doveva preparare al peggio. Rovigo era stata dichiarata zona di guerra e, come tale, soggetta a regole ferree, tanto che i civili non si potevano spostare se privi di appositi lasciapassare. I resti della Seconda armata dell’esercito italiano si stavano radunando a Lendinara, e molti reparti muovevano alla volta del Polesine, dove si intendeva procedere alla loro riorganizzazione. Venivano allestiti in tutta fretta ospedali militari e si organizzavano treni armati, mentre ci si apprestava a fortificare l’argine destro dell’Adige. I piani militari prevedevano anche la possibilità di allagare una parte della provincia, per arrestare un’eventuale avanzata austriaca.

La situazione era talmente problematica che il commissario del Consorzio per la bonificazione Polesana a destra di Canalbianco e Po di Levante2, Antonio Cantutti, decise di convocare i presidenti dei consorzi con sede in città: con una missiva, datata 13 novembre 1917, invitò i presidenti di tutti i consorzi di bonifica con sede a Rovigo a riunirsi quattro giorni dopo “per concretare (sono le sue testuali parole) una linea di condotta comune di fronte alla situazione presente” causata dagli “ultimi eventi militari”.

Pertanto la mattina di Sabato 17 novembre si incontrarono i presidenti, o i loro delegati, dei consorzi per la bonifica Polesana e Padana, S. Giustina, Bresega, Campagna Vecchia Superiore ed Inferiore, Pontecchio e Due Selve, Gavello e Dragonzo, e Borsea. Fra gli altri3, presenti: Giovanni Battista Casalini (presidente in quel momento sia del Consorzio di Santa Giustina che del Bresega), Urbano Ubertone (segretario del Bresega), Antonio Campo, gli ingegneri Carlo Marchi e Luigi Crocco.

La riunione si tenne a Palazzo Angeli, dove dal 1905 avevano sede i Consorzi Santa Giustina, Bresega ed il Consorzio di bonifica Polesana. (Nel 1928, trasferiranno i loro uffici presso Palazzo Bonanome in piazza Garibaldi, già sede della Cassa di Risparmio).

Dopo una discussione, che nel verbale viene definita “matura”, i convenuti decisero che era necessaria una linea di condotta comune che, nel precipitare degli eventi, potesse assicurare la continuità amministrativa degli enti e la salvaguardia del personale. Si temeva, infatti, che da un momento all’altro potesse arrivare un ordine di sgombero immediato.

Innanzitutto si stabilì che gli atti amministrativi e i documenti più importanti dei vari consorzi fossero trasferiti oltre il Po, a Bologna, il più presto possibile, “per dare maggiore tranquillità a coloro che restano” (sembra di capire che molti stessero lasciando la città). Dal verbale si desume inoltre che alcuni consorzi (il Santa Giustina, il Bresega e la Bonifica Polesana) avevano già valutato la possibilità di un trasferimento ed avevano preso accordi con un consigliere del Consorzio Santa Giustina, Gino Giolo, il quale si era offerto di ospitare la documentazione nella sua casa di Bologna e presso la sede del Consorzio per la Bonifica Renana, anch’essa a Bologna.

I convenuti presero anche in considerazione l’opportunità di individuare un luogo, fuori dalla città, dove trasferire temporaneamente le sedi consortili per poter assicurare comunque la continuità di un servizio indispensabile. Se i consorzi avessero cessato la loro attività si poteva mettere a rischio il raccolto dell’annata agraria successiva, e ciò avrebbe avuto ripercussioni terribili sulla popolazione, già provata da requisizioni militari e stato di guerra.

Al personale d’ufficio si decise di dare immediatamente un sussidio straordinario corrispondente ad un mese di stipendio aumentato del 20% per ogni persona a carico, perché potessero mettere al sicuro le loro famiglie. Si stabilì poi che ogni presidente avesse a sua disposizione una “congrua somma” da distribuire con un provvedimento d’urgenza al personale di campagna, nel caso arrivasse l’ordine di “sgombero imposto”. Fermo restando che il personale tutto, sia d’ufficio che di campagna, doveva rimanere al proprio posto fino a quando non fosse arrivato un ordine contrario dall’autorità militare.

Dal verbale, nonostante la compostezza delle affermazioni e il tono formale e distaccato, traspare una profonda angoscia ed un forte senso del dovere, nella certezza che anche in quei frangenti l’opera dei consorzi rimaneva indispensabile.

Quella stessa mattina di sabato 17 novembre la deputazione del Consorzio Santa Giustina, con molti assenti giustificati dalle “tristissime condizioni della viabilità”, deliberò di trasportare a Bologna, a casa del deputato Giolo, la documentazione, nonché di corrispondere al personale le somme stabilite nella riunione fra consorzi appena conclusa.

Le decisioni dei consorzi erano in linea con quelle prese, in quegli stessi giorni, da altre istituzioni rodigine. Infatti anche il Direttivo dell’Accademia dei Concordi il 20 novembre inviò a Firenze un primo carico di dipinti. Successivamente, il 19 dicembre, verranno spediti a Lucca manoscritti ed incunaboli.

Anche il Vescovo della Diocesi di Adria e Rovigo, Mons. Anselmo Rizzi, preoccupato per la piega assunta dagli avvenimenti, e paventando una catastrofica invasione del Polesine, ordinò a tutti i Parroci di accentrare presso la sede della Curia i principali arredi sacri, e con lettera del 30 novembre 1917 comunicò al Sindaco di Rovigo la propria decisione di trasferire dal Seminario allo stesso Vescovado i quadri del “Legato Silvestri”.

A quel punto, però, gli archivi di almeno due consorzi avevano già lasciato Rovigo. Il 22 novembre infatti il segretario del Consorzio di Santa Giustina, Angelo Lucchiari, spedì a Bologna quattro sacchi di documentazione raccolta un po’ alla rinfusa: si trattava perlopiù dei registri dei verbali, ma c’era anche il prezioso catastico Grimani del 1665 e la documentazione più recente indispensabile agli usi amministrativi: i ruoli dei contribuenti, le pratiche dei mutui da pagare…. Il 24, quindi due giorni dopo, i documenti erano già al sicuro a Bologna in via Zamboni, nella casa del deputato Giolo, dove erano arrivati nel frattempo anche quelli del Consorzio Bresega.

Grande dunque l’apprensione che si visse in quei giorni in tutto il Polesine. Ma le sorti della guerra erano destinate a mutare: la linea del Piave, grazie al sacrificio di tanti nostri soldati, tenne, e il temuto ordine di sgombero immediato non arrivò mai.

Ad quasi un anno di distanza dalla temuta avanzata austriaca, che aveva determinato lo spostamento a Bologna dei documenti dei Consorzi polesani, l’esercito italiano dava vita alla definitiva controffensiva superando il Piave il 24 ottobre 1918 e sfondando le linee nemiche a Vittorio Veneto. Il 4 novembre l’Austria firmava l’armistizio a Villa Giusti.

Il 29 dicembre 1918 anche per la Provincia di Rovigo veniva decretata la fine dello stato di guerra. Si poteva quindi tornare alla normalità e, l’anno successivo, nei primi giorni di aprile del 1919, i quattro sacchi di tela con tutta la documentazione fecero ritorno a Rovigo. Il presidente del Consorzio Giambattista Casalini diede ordine al segretario di rimetterli al loro posto in ufficio.

NOTE

1 Le notizie qui riportate sono state ricavate in gran parte dall’Archivio Storico del Consorzio di Bonifica Adige Canalbianco di Rovigo.

2 Era questo un Consorzio speciale nato il 13 novembre 1890 con lo scopo di riunire i consorzi elementari interessati alla bonifica della riva destra del Canalbianco, un ‘consorzio di consorzi’ insomma. L’anno dopo, nel 1891, era nato anche il Consorzio per la bonificazione Polesana a sinistra di Canalbianco e Po di Levante, che ebbe vita più breve (fu infatti soppresso nel 1904, a differenza del primo che in seguito andrà a costituire l’attuale Consorzio di bonifica Padana-Polesana). Entrambi i consorzi furono presieduti da Giovanni Battista Casalini, a lungo presidente anche del Consorzio Santa Giustina.

3 Per la Bonifica Polesana intervennero il commissario Antonio Cantutti, il segretario Bononi e l’ing. Marchi; per la Bonifica Padana Gustavo Bazzani e l’ing. Pedinelli; per il Santa Giustina il presidente G.B. Casalini e il deputato Pietro Ferrari; per il Bresega lo stesso Casalini, il deputato Ermenegildo Gasparetto e il segretario Ubertone; per il Campagna Vecchia Inferiore il presidente Luigi Crocco coi deputati Antono Campo e Marino Marinelli; per Campagna Vecchia Superiore il presidente Luigi Nagliati; i consorzi di Pontecchio e Due Selve, Gavello e Dragonzo e Borsea sono rappresentati dal segretario Napoleone Candiollo (Archivio del Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco, Archivio del Consorzio Bresega, b. 99, verbale della seduta 17 novembre 1917).

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Come citare questo articolo

Lorenzo Maggi. “Rovigo e la Grande Guerra”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-e-la-grande-guerra/

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