Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

S. Maria in Fiesso

Ricorre quest'anno il terzo centenario della ricostruzione definitiva del tempio avviata da don Bernardino Micario nei primi anni del '600 e conclusa da don Antonio Sivieri nel 1691. Di particolare pregio il soffitto a cassettoni e l'"altare zàlo"

di Wadis Ferracini

Ventaglio Novanta n. 4 1991 pp. 46–49

Quest'anno, come testimonia la lapide posta nel 1691, cade il 3° centenario del definitivo ampliamento apportato alla chiesa di S. Maria in Fiesso, peraltro già riedificata su ancora più remote fondamenta nel bel mezzo del XV secolo. Lo afferma il ben documentato don Alberino Gabrielli ne "La Settimana" del 12.2.1984, sotto il titolo "Le nostre parrocchie". Dallo scritto si apprende, tra l'altro, che la stessa chiesa e quella di S. Silvestro in Tessarolo (per i fiessesi "Fiesso Vecchio"), vennero fatte ricostruire dal conte Francesco Sacrati dopo le visite pastorali compiute nel 1434 dal vescovo di Ferrara, Giovanni da Tossignano, che trovò la chiesa di Fiesso "alluvionata e inaccessibile". L'intervento di ripristino fu molto celere, tanto che nell'aprile del 1449, i due templi apparvero totalmente rinnovati a mons. Del Legname che ebbe modo di visitarli.

Ci sembra ora il caso di dire che la locuzione "mòrs tùa vita mèa" trova una conferma pure in questo contesto, in quanto le "fortune" della chiesa di Fiesso furono dovute alla soppressione della parrocchia di S. Donato (1403) e alla scomparsa pieve di S. Silvestro, sul cui infausto evento non vengono riportate né date, né cause, ma che andrebbe attribuito, come risulta invece per S. Donato, a calamità naturali del XVI secolo.

L'antica chiesa di S. Maria era completamente diversa dalla attuale: don Gabrielli precisa anche che aveva l'altare maggiore dalla parte opposta ed era dotata di porte che davano sul cimitero posto a mezzogiorno (attuale area di parcheggio). Vien altresì detto che mentre gli abitanti di Fiesso (anticamente Flexo) andavano via via crescendo, le caratteristiche di quella che in origine deve essere stata soltanto una chiesuola rimasero tali fino alla radicale ricostruzione realizzata nel secondo decennio del 1600 dall'ingegnoso milanese don Bernardino Micario (rettore dal 1609 al 1640). Ad esso, oltre al campanile riedificato nel 1620 (e definito nel 1621 una "eminentissima torre" dal Guarini) si deve soprattutto l'alta navata centrale con il pregevole soffitto a 96 cassettoni con altrettante tele riproducenti scene della Madonna dal battesimo allo sposalizio ed episodi della vita del compatrono S. Carlo Borromeo.

I dipinti (fatti restaurare oltre trent'anni fa da don Mario Bisaglia), fanno ancor più risaltare l'elemento architettonico che va collocato, come ci diceva don Mario Mora, nel quadro dei sovvertimenti artistico-letterari del Primo Rinascimento; essi vengono attribuiti ad una scuola ferrarese del XVII secolo, mentre secondo voci tramandateci, sarebbero dovute al fiessese Carlo Bonone o Bononi (1569-1632) e al nipote Lionello.

La chiesa, così superbamente rinnovata, venne consacrata l'8 settembre 1622, data alla quale risale probabilmente la sagra del luogo.

Va però detto che essa, vanta anche un altro invidiabile "tesoro", ossia quell'"altare zàlo" (monumento nazionale) proveniente dalla citata chiesa di S. Silvestro. Si tratta di un'opera lignea, patinata d'oro zecchino, attribuita ad un abile intarsiatore anonimo del '500 (e se provenisse dalla bottega dell'allora contemporaneo lendinarese Lorenzo Canozzi – 1425-1477 – ?), la quale presenta 3 cupole bizantine sormontate da angeli, con sottostanti nicchie con 5 apostoli. Va purtroppo segnalato che ben 7 delle 8 statuette costituirono ambite prede di un furto d'arte consumato nella notte del 14.1.1978, titolare mons. Mario Mora, che ricorse poi a fedeli riproduzioni.

Questo capolavoro d'intaglio e il soffitto a cassettoni, meriterebbero certamente una maggiore valorizzazione e un novero più attento tra i beni artistici polesani.

Ritorniamo ora al 1691, allorché la chiesa, dopo anni di lavori, venne portata alle attuali dimensioni da Don Antonio Sivieri (rettore dal 1673) che, ben sostenuto dai pur poveri parrocchiani, fece costruire le navate laterali, il presbiterio, il coro e la facciata. Prima che l'ingrandito tempio venisse consacrato da mons. Antonio Polin, passarono però, chissà perché, ben 197 anni!

Sarà intanto il caso di ricordare che la parrocchia di Fiesso apparteneva, secondo documenti del 1109 e del 1181, alla curia romana e che secoli dopo, a seguito della ben nota "guerra del sale" (1482-1484), la fascia che va da Ospitaletto a S. Donato passò sotto il ducato estense, mentre il resto del territorio fiessese rimase civilmente soggetto alla repubblica di Venezia.

Ecclesiasticamente, invece, la parrocchia appartenne alla diocesi di Ferrara fino al 1818, passando quindi a quella di Adria. Carlo Lezziero, nell'opuscolo intitolato "Fiesso Umbertiano e la sua chiesa" (Cittante, 1936), precisa anzi che "L'Arcipretura di Fiesso fu sempre riguardata come la più antica e la più cospicua della Diocesi Ferrarese, tanto che nell'ultimo Sinodo Diocesano tenuto dal card. Mattei nel 1771, il nostro arciprete teneva il primo posto e quello dei Sette Polesini il secondo". Egli riporta pure che l'artistica tribuna semicircolare in legno per il coro è del lendinarese Silvio Sòa.

Veniamo ora a fasti e nefasti di questo secolo. Va innanzitutto detto che nel 1911 mons. Eraclio Mazzocco, titolare dal 1903 al 1939, fece impreziosire l'interno della chiesa da Augusto Pagliarini (1872-1960), definito il più fecondo decoratore del '900 ferrarese: a memoria di tali abbellimenti fu posta un'epigrafe nel presbiterio, accanto a quella sulla consacrazione del 1888.

Tutti gli affreschi del Pagliarini (12 medaglioni con gli Apostoli, trascrizione delle virtù teologali, finte scanalature delle colonne portanti, ecc.), vennero però letteralmente cancellati dai restauri fatti eseguire da don Mario Bisaglia, tra lo stupore dei fiessesi che ne rimasero addolorati, anche perché venne contemporaneamente smontato l'organo a canne ed altresì smantellata la relativa loggetta. Nell'occasione furono rimosse anche le sopraccitate lapidi del presbiterio. Va inoltre detto che dello strumento, che sarebbe stato depositato presso gli "Organi Ruffatti" di Padova, sembra si siano perse le tracce.

Concludiamo questo servizio con una nota di merito all'indirizzo dell'attuale rettore della parrocchia, mons. Giacomo Prandini, il quale, proprio quest'anno, è riuscito a far restaurare l'alquanto malandata facciata della chiesa e, subito dopo, pure le fiancate. L'inaugurazione di queste opere, inserita nel contesto delle celebrazioni del centenario, sono state fatte coincidere con l'8 settembre, giorno più solenne della tradizionale sagra della Natività di Maria.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Wadis Ferracini. “S. Maria in Fiesso”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/s-maria-in-fiesso/

Pubblicità