Le pagine di questa importante rivista “Ventaglio Novanta”, giunta al 46° numero, hanno ospitato le biografie di numerosi personaggi illustri che, a vario titolo, hanno avuto legami con la nostra Terra polesana onorandola e facendo emergere il carattere forte, determinato e generoso della gente del Polesine. A buon diritto, quindi, è doveroso presentare la figura di una giovane donna che nella sua pur breve vita ha onorato e continua a onorare il Polesine.
Parlo di santa Maria Chiara Nanetti, canonizzata a Roma il 1° ottobre 2000 dal beato Giovanni Paolo II insieme a un numeroso gruppo di 120 cristiani martiri in Cina.
Forse non molti sanno che santa Maria Chiara è la prima e unica santa di origine polesana. La Diocesi di Adria-Rovigo, infatti, ha due santi protettori: San Bellino e sant’Apollinare, ma nessuno dei due è nato in Polesine.
Questo bellissimo esempio di giovane di animo ardente e spirito coraggioso – al punto da affrontare il martirio con la prontezza gioiosa di chi lo aspettava da tempo – merita non solo di essere conosciuta, ma venerata, amata e posta a modello per la nostra gioventù, sempre più disorientata e sfiduciata in questa società quanto mai complessa.
Clelia Nanetti, divenuta poi, Madre Maria Chiara, nasce in riva al Po a S. Maria Maddalena (Rovigo) il 9 gennaio 1872 da modesti possidenti terrieri nel Palazzo Pepoli detto il “Palazzone”, in seguito distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Dopo la sua nascita, la famiglia si stabilisce a Medelana nel ferrarese, quindi effettua un altro trasferimento definitivo a Francolino sempre nella provincia di Ferrara.
Terza di cinque fratelli (di cui il maggiore diviene frate Barnaba dell’Ordine dei Frati Minori e sarà missionario anche lui in Cina, dove subirà molti patimenti) Clelia fin da bambina manifesta disgusto per la vanità e le cose del mondo, e verso i dodici anni sente l’attrazione per la vita consacrata. E’ lo stesso fratello frate che la consiglia a farsi suora.
I biografi la descrivono di carattere “ribelle e altero, alta di statura, occhi grigi e vivaci e volto ovale, capelli lunghi fino oltre le spalle e portamento disinvolto e fiero. Sempre allegra, era ricolma di molte belle doti, fra cui la lealtà, rettitudine di mente e serenità di giudizio.
Era bella. Si racconta che una sera di carnevale dovette acconsentire al desiderio dei genitori di partecipare a una festa da ballo. Era guardata e invidiata. Ma a un certo punto Clelia si rincantucciò in angolo e pianse”1.
Clelia sente in sé una chiamata divina e, con l’aiuto del fratello Barnaba e del Ministro generale dei Frati Minori, a 20 anni parte per Roma ed entra tra le suore Francescane Missionarie di Maria, un giovane Istituto fondato dalla beata francese Madre Maria della Passione e ispirato alla spiritualità di San Francesco d’Assisi.
Nel 1892 veste l’abito religioso prendendo il nome di Maria Chiara, la figlia spirituale di San Francesco. Da Roma si trasferisce per il noviziato in Francia a Chà-telets, dove c’era una vasta attività agricola e di allevamento di animali. Qui Maria Chiara è contenta di vivere perché le ricorda la terra natale2.
Durante il noviziato vengono assegnati a Maria Chiara lavori duri quali raccogliere le patate, battere il grano sulle aie, accudire le mucche, raccogliere il fieno, tagliare la legna, tenere il giardino in ordine, oltre, naturalmente, dedicarsi allo studio delle lingue, frequentare la scuola di soccorso sanitario e le lezioni di economia domestica. Soprattutto, tanta preghiera.
Devotissima alla Madonna, sceglie per sé i lavori più umili e più duri compiendoli con il sorriso sulle labbra ed esercitandosi a correggere alcuni moti della sua indole vivace3. Il clima della Bretagna però non le giova: ha un inizio di malattia cardiaca, per cui dopo anni viene trasferita a Vanves, presso Parigi, dove guarisce perfettamente. Va anche in Belgio, ad Anversa, dove effettua per alcuni mesi corsi di taglio e cucito.
A Vanves ha l’incarico anche di guardarobiera, che svolge con la delicatezza necessaria vista la grande povertà in cui vivevano le suore che, come lei, possedevano un solo abito religioso. Bisognerebbe avere spazio sufficiente per riportare le sue lettere ai familiari (che una volta partita dalla sua casa di Francolino, non vide più) ai superiori e quello che hanno scritto di lei le sue consorelle, per capire a fondo la bellezza dell’anima consacrata di Maria Chiara.
Lo stesso giorno in cui emette i voti perpetui (novembre 1898) la Madre Fondatrice le comunica la sua partenza per la missione in Cina, con altre sei suore.
Maria Chiara nel 1899 si imbarca assieme alle consorelle, a dieci frati missionari e a mons. Fogolla per la Cina, dove giunge dopo tre mesi di viaggio alla meta finale: Tai-yuen-fu. Ad attenderla al suo arrivo per un saluto purtroppo breve, trova il fratello Barnaba che poi non vedrà più.
Alla “casa San Pasquale”, titolo della Missione, Maria Chiara trascorre un anno e due mesi, dedita al bucato dei padri, alla chiesa, alla cucina e alle piccole orfanelle cinesi. Poi la bufera della persecuzione dei fanatici “boxers” si scatena inesorabile e cruenta sulla Missione.
Il vescovo mons Gregorio Grassi con il coadiutore mons. Fogolla esorta le suore a indossare abiti cinesi per tentare di salvarsi, ma Maria Chiara, con voce forte grida: “Fuggire? Oh no, siamo venute per dare la vita per Gesù, se occorre”. E quando il 9 luglio 1900, per ordine del crudele viceré Yushocu, viene condotta con le altre suore, con inganno, nel cortile del tribunale di Tai.yuen-fu dai “boxers” dove erano radunati altri missionari e fedeli cinesi, Maria Chiara, intuendo la fine, è la prima a dare la vita con la decapitazione, fedele al suo motto” Sempre avanti, avanti sempre”. In quella carneficina trovano la morte una folta schiera di martiri: tre vescovi, quattro sacerdoti, catechisti, sette suore, un fratello religioso, undici laici del terzo Ordine di San Francesco, tutti vittime dell’odio anticristiano.
Le teste, troncate dai corpi, furono issate su picche ed esposte a Nord della città. I cadaveri vennero gettati alla rinfusa in una fossa comune. In seguito, nel luogo del martirio di Santa Maria Chiara Nanetti a Tai-yuen-fu fu eretto un monumento in memoria dei testimoni della fede, ma venne demolito durante la persecuzione comunista di Mao Zedong che diede vita alla Repubblica Polare Cinese.
Nella nostra Diocesi di Adria-Rovigo, chi ha fatto conoscere santa Maria Chiara Nanetti è stata la Famiglia Missionaria della Redenzione, un’istituzione di suore consacrate, nata dalla passione per la missione di un sacerdote rodigino, Don Achille Corsato, che non poté mai realizzare il suo sogno missionario per motivi di salute.
Le Missionarie della Redenzione hanno sede a Rovigo e hanno assunto a propria protezione Santa Maria Chiara Nanetti, di cui era stato già molto devoto Don Achille. Ora queste Missionarie hanno fatto conoscere questa nostra giovane Santa polesana ovunque esse operano, per cui è venerata nella missione di Caititè in Brasile e in Burundi dove, alla periferia della città di Gitega, nel quartiere di Yoba, è sorta dieci anni fa una parrocchia affidata alle Missionarie della Redenzione e dedicata a santa Maria Chiara Nanetti.
Recentemente è stato prodotto un documento-film su santa Maria Chiara Nanetti, a cura dell’equipe del Tpo di Occhiobello, sotto la regia di Ferdinando de Laurentis. Per il filmato, girato nelle varie località dove la Santa Maria Chiara visse, è stato scelto come titolo il motto della Santa “Avanti sempre, sempre avanti”.
Anche il Comune di Rovigo ha voluto onorare la giovane Santa Martire dedicandole una via nei pressi del Cimitero cittadino. Grazie all’attività delle Missionarie della Redenzione, sempre più diffusa e intensa, sta entrando nel cuore di tanti credenti della Diocesi di Adria-Rovigo, e il nostro Vescovo mons. Lucio Soravito de Franceschi ha proposto questa generosa figlia della nostra Terra polesana quale compatrona della Diocesi.
NOTE
2. Chatelets era un’antica residenza dei vescovi di Saint-Brieuc, confiscata dalla rivoluzione francese, abbandonata, acquistata dalla Madre Fondatrice e rimessa a nuovo fra immani fatiche per essere sede di preghiera e di formazione in un paesaggio che invita alla contemplazione e alla pace.
3. Cfr. Giuseppe Buono, op. cit., pagg. 177-178.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “Santa Maria Chiara Nanetti”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/santa-maria-chiara-nanetti/