Pubblicità

ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Scrittura al femminile

A cura dell’Arci, tre riusciti incontri in Sala Celio con autrici rodigine

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 166–167

Il fascino della scrittura femminile. Poesia, romanzo, saggistica: tre linguaggi con in comune l’arte sensibile del comunicare. I Circoli Arci ‘Il tempo ritrovato’, Galileo Cavazzini e Ridada, in collaborazione con la Provincia di Rovigo, hanno organizzato tre incontri, in sala Celio, per presentare al pubblico altrettante autrici rodigine e i loro scritti.

Ha ‘aperto le danze’ l’appuntamento con Margherite nude di Maria Isabella Tomasello, insegnante e affezionata all’opera di Emily Dickinson, alla cui percezione si sente vicina, introdotta da Sergio Garbato. “La scrittura al femminile ha la peculiarità di essere fatta di quotidianità. Di tempo in cui la donna riflette su se stessa, arrivando ad amare o a odiare le proprie peculiarità, ad analizzarsi profondamente. Cosa che un uomo non fa. Scrittura – osserva Garbato – che è più un’esigenza che un modo di apparire, che diviene momento di condivisione con gli altri, occasione di scambio di sensazioni, stati d’animo, sentimenti”.

“Margherite nude” è una raccolta di poesie minuta e importante, fatta di molti momenti della vita di una donna: l’amore, i sentimenti, i ricordi, le riflessioni.

E’ un volumetto ricco di immagini dissimili, che descrivono il mondo delle donne, la loro quotidianità, gli oggetti che fanno compagnia e animano la casa, le situazioni intime come la nascita di un figlio. “La relazione tra cose e situazioni legate alla sensualità e alla sessualità è molto forte – aggiunge Garbato – e il ventre e l’ovaio sono il centro di un mondo in cui solo la donna può entrare, che solo lei può capire appieno e manifestare. Nella poesia non c’è progressione di un tracciato narrativo lo scritto nasce per immagini che spesso sembrano non aver alcun nesso logico tra loro. E’ la sensibilità di chi scrive a creare la trama; e le emozioni suscitate in chi legge sono la chiave di interpretazione”.

Nel secondo appuntamento in sala Celio, ha invece trovato spazio il romanzo Back for good – Tornare per sempre di Viviana Segantin. “Cosa spinge a partire? Ad affrontare un viaggio che spaventa, una nuova esperienza di vita? Cosa costringe irrefr enabilmente a superare ostacoli e tensioni per andare contro l’ignoto? La vita, a volte, offre la possibilità di essere capita, assaporata e racchiusa nel ricordo. Offre la possibilità di perdersi per ritrovarsi, di capire fino in fondo ciò che siamo e a cosa aspiriamo veramente, mettendoci alla prova, facendoci percorrere strade in salita, puntellate di ostacoli”. Così la giornalista Elisabetta Zanchetta ha introdotto l’opera di Viviana.

“Ero quasi al termine dell’università: avevo finito gli esami ed ero in un vicolo cieco con la tesi per delle incomprensioni. L’Erasmus in quel momento ha rappresentato la mia “salvezza” scolastica, lo sbocco “miracoloso” della mia carriera universitaria! Questa vicissitudine è narrata anche all’inizio del mio romanzo che, prendendo spunto dalla realtà, poi si stacca dall’autobiografia e si snoda per percorsi indipendenti” queste le parole dell’autrice, che aggiunge:

“L’Erasmus, un’esperienza che senz’altro rifarei e che consiglio vivamente a tutti gli studenti universitari. L’Erasmus cambia le persone perché fa crescere e maturare, allarga le conoscenze: quelle scolastiche ma soprattutto quelle di vita. Per molti è la prima esperienza importante lontano dalla famiglia; il primo momento in cui ci si mette alla prova e si afferma la propria autonomia e la propria indipendenza. Si impara a contare su se stessi e quindi sì, si diventa un po’ più grandi e un po’ più responsabili. Poi certo c’è anche chi lo vive all’opposto, con gli eccessi e la trasgressione, ma io ho visto più persone prenderlo nel verso giusto”.

Quello di Silvia, protagonista del romanzo di Viviana Segantin, è un viaggio soprattutto interiore, un viaggio introspettivo rischioso, dove occorre dimenticare le proprie radici, rimettersi in gioco, cambiare pelle, sovrascrivere un’altra storia alla propria storia per riconoscersi, alla fine del viaggio, ancora se stessi. La storia di Silvia, è un concentrato di emozioni. Un uragano di stati d’animo, un fuoco alimentato dalle sensazioni che una nuova esperienza, quella dell’Erasmus, le fanno conoscere, mentre si trova lontano da casa. Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, intreccio di tante storie con diversi volti, sembianze, caratteri, che vanno a comporre una preziosa esperienza di vita.

Gran finale, poi, con ‘Ganzèga’, saggio di Chiara Crepaldi in collaborazione con Paolo Rigoni. Come riafferrare il passato, per farlo rivivere nel gusto per la ricerca tra le pieghe dei ricordi, da parte dei giovani? Sembra che Chiara Crepaldi abbia trovato la ricetta giusta per proporre ai propri alunni (è insegnante all’istituto Alberghiero di Adria), un modo per far rivivere quel mondo, apparentemente lontano ma scomparso materialmente nel giro di poco più di 50 anni, con il gusto di trarne la chiave di lettura del presente. ‘

Ganzèga’ non è soltanto un saggio che contiene modi di dire, ricordi, immagini agresti di un tempo. E’ un prezioso cilindro dove ognuno di noi, improvvisandosi prestigiatore, usando la bacchetta magica dell’interesse della riscoperta delle proprie radici, può estrarre il perché di ogni gesto, legato in passato allo scorrere del tempo, al divenire delle stagioni, a segnali celesti, al linguaggio della terra, alla coltivazione e al riposo dei campi. Sei anni di ricerche, dal 2000 al 2006, portate avanti da insegnante e ragazzi, che svelano attraverso la voce, testimonianza di molti anziani che già non ci sono più, da dove nascono i proverbi, il significato di termini come ‘bombasin’, ‘brusavecia’, ‘polenta infasolà’, facendo appassionare a una ritualità che “non aveva soltanto un significato autoreferenziale, bensì rappresentava eventi di vita vissuta, ben lontani da un revival meramente folkloristico”.

‘Ganzèga’ è sinonimo di festa, di banchettare durante un pranzo o una cena dopo che la costruzione della casa è stata ultimata. Il volume vuol scongiurare quello che alcuni autori definiscono “l’incedere del nulla”, in un mondo in cui l’unico antidoto sembra incidere, nero su bianco, attraverso “racconti immobili nel tempo”. In realtà, quello di Chiara Crepaldi, è un mondo in continuo movimento, che è nato prima di noi ma che continua a vivere, a cambiare, a cambiarci, non appena la nostra mente si posa sulla finestra del passato, desiderosa di capire chi siamo e dove stiamo andando.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Scrittura al femminile”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/scrittura-al-femminile/

Pubblicità