Pubblicità

POESIA

Sole d’inverno

di Elio Trombini

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 111–114

SOLE D’INVERNO

Sole d’inverno, lei è partita, nel suo tepore cerco ristoro. Come da un giro rituale falla tornare, fa’ ch’io ti senta nel suo respiro. Già piovono falde soffici e bianche sul mio digiuno… Domani giacigli di neve e pianti di fronde avranno labbra di gelida luce su cui gemere. Sole d’inverno falla tornare…

FANCIULLA STRANIERA

Fanciulla straniera, finché non saremo noi, finché non sarò io a stringere quella mano disperatamente tesa e riconoscerla mia, non ci saranno voli di colombe. Il tuo sguardo, sentiero di muschio, non annoderà capi di luce sulla cruna dei giorni. Finché sarà mio l’egoismo e solo tua l’inutile passione non ci sarà pace o figlia. Su ogni frontiera tu sarai sempre vittima e io carnefice.

(Primo premio al concorso “Quinta Stagione” di Lama di Ceregnano, Ottobre 2002)

TUTTO E’ RIMASTO INCOMPIUTO

Sotto le vesti sei eterna primavera che dilegua ogni tenebra, ma è già tardi… Tutto è rimasto incompiuto; la voglia manifesta di un incontro, la tua immagine così perfetta che al potere di bellezza nulla devi aggiungere se non di esistere, l’incanto degli occhi che si ergono a scatti per illudere ancora la verità.

POLESINE – ALLUVIONE 1951

Nell’aria che fa palpitare odo ancora l’onda rabbiosa ferire. Sulle corde del vento l’ira del fiume strozzava di fango ogni grido. Le braccia protese cercavano l’aria, dall’ombra umida delle case rideva la morte.

Ancora risento i sospiri di mamma alitare preci alle stelle e il mio animo zittire sotto lo scialle, non la voce del suo grembo che mi parea di pianto, …finchè il sonno mi consolò d’oblio.

All’alba più non mi era accanto frenetica oltre la riva: “Papà è là giù” gridava e subito, veloce, senza ricomporsi la sua bocca arsa sul mio viso acerbo depose disperata la verità…

(Prima classificata alla rassegna poetica Gruppo Autori Polesani, quartiere Tassina – Rovigo – Settembre 2001)

IL CANTO DI ALLORA

Dalla torre dove il tempo era scandito ironizzano voli di rondini. Il canto di allora ha frantumato le rocce.

Iridate pupille non accendono più le gemme dei tigli, solo brandelli di memoria artigliano con ali di rovi la carne.

Tu che vibrante prendevi il mio cuore per mano ora non senti come trafigge. La catena forgiata di baci s’è disciolta in anelli di fumo.

VORREI…

Vorrei sentire il tuo viso il suo canto di luce, risvegliare lunghi silenzi appesi a respiri di foglie per non rimpiangere più miraggi di turchine lontananze.

…SESTO GIORNO

Esplose improvvisa la voglia di Dio e l’Eden fu pieno di luce. Adamo non vide l’ardore del cosmo, un’assenza infinita chiudeva i confini… finché amorosa la destra divina, da lembi di cielo creò pupille di donna… e il prodigio continua…

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Elio Trombini. “Sole d’inverno”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/sole-dinverno/

Pubblicità