Si sta perfezionando il gemellaggio tra Omisalj, piccolo centro croato e la cittadino bassopolesana di Taglio di Po. Per tale ragione, il sindaco di Taglio di Po, prof. Vincenzo Melone, che ha raggiunto con una delegazione l’altra sponda dell’Adriatico, è impegnato a definire gli ultimi dettagli. Ma vale la pena di raccontare, per sommi capi, le motivazioni che hanno fatto scattare la molla di una esigenza che, con i tempi che corrono, con i funesti venti di guerra, potrebbe originare della facile ironia.
Ebbene, Omisalj, che è un piccolo centro turistico croato, fino a poco tempo fa viveva una vita tranquilla, forse per il privilegio che gli derivava dalla sua felice posizione geografica, nella ex Repubblica Jugoslava. Ma l’anelito di libertà e di riscatto che pervade le popolazioni dei Paesi dell’Est europeo, anziché coinvolgere positivamente il piccolo centro, ne sconvolge i meccanismi del suo collaudato sistema di vita. La granitica Repubblica Jugoslava, si sgretola in nome di mai sopiti nazionalismi e fanatismi religiosi, e Omisalj, anche se non coinvolta direttamente nel conflitto, vive gli orrori della guerra fratricida, manifestando generosità nell’accogliere gruppi, sempre più numerosi, di profughi, che cercano rifugio ed assistenza.
Al dramma ed all’esodo del popolo croato, assiste impotente un tagliolese, Beppe Crepaldi, che ha modo di leggere da vicino, negli occhi dei profughi, perlopiù donne, vecchi e bambini, la disperazione e la paura. Crepaldi, che a Omisalj è di casa, perché da anni frequenta case di amici, ne è toccato profondamente, ma non si ferma lì. Si organizza, portando personalmente aiuti di ogni genere, coinvolge amici e parenti e poi il Comune, il parroco, Padre Attilio, la Caritas, un gruppo organizzato di anziani. A questo punto gli aiuti diventano un piccolo ruscello: nel mare della necessità, si cementano amicizie tra le due popolazioni, ci si ospita a vicenda, gli uni capiscono le difficoltà degli altri, i fine-settimana di tanti tagliolesi sono finalizzati a recare aiuti a persone, cui i giorni della settimana non dicono più niente, tranne che reclamare un reale bisogno continuo.
A Omisalj, dunque, si è attesi, ma soprattutto ogni qual volta si arriva, si crede fermamente di poter cominciare a tracciare il difficile sentiero della Pace. Non a caso il sindaco Melone, parlando a nome della comunità, in attesa di ufficializzare un momento di aggregazione tra le due cittadinanze che già si sentono molto vicine, proprio alla vigilia della partenza dell’ultimo convoglio umanitario, ha detto: “Vogliamo aiutarli a superare un momento difficile, affinché possano far fronte ad un momento ancora più difficile della loro storia, venendo incontro alle difficoltà economiche in cui si dibattono. Il nostro augurio è che la Croazia raggiunga gli obiettivi di indipendenza e di valutazione della propria storia in un rapporto di parità con le altre repubbliche europee; pensiamo quindi che la nostra solidarietà possa servire, anche se in minima parte, a raggiungere lo scopo”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Matteo Giordano. “Storia di un gemellaggio”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/storia-di-un-gemellaggio/