Tutto iniziò quasi per caso, trent'anni fa, quando alcuni giovani, che avevano come riferimento i gruppi ricreativi della parrocchia, decisero di organizzare una scampagnata in bicicletta alla volta di Sant'Elena d'Este, con pic-nik nel parco di Villa Cumani.
Una vecchia foto ingiallita, con i bordi consunti, documenta ancora la fresca allegria di quella escursione che compattò un gruppo di giovani facendo scaturire la promessa, non solo di ripetere a cadenza annuale l'esperienza cicloturistica, ma di mettere a punto un programma di viaggi da effettuare nel corso dell'anno.
Francesca Fornari e Vittorino Massaro, coadiuvati da Dino Braggion e Sandro Pasqualini, divennero ben presto i referenti di queste riuscite escursioni in pullman, alla cui guida per anni si pretese sempre Raul Ferracin, ritenuto non solo abile autista, ma per la sua poliedrica personalità anche valido animatore turistico, dotato di conoscenze e sensibilità tali da riuscire quanto mai gradito al gruppo.
Vivi nella memoria restano in particolare i primi soggiorni sulla neve alla "Casa Rossa" di Asiago, ove l'estasi dei monti innevati e il buonumore dell'allegra comitiva hanno costituito una base unica per intrecciare amicizie durature e mettere a punto nuovi progetti.
Agli occhi di molti si trattava di gite organizzate come puro relax, piacevoli sotto il profilo del positivo utilizzo del tempo libero, in anni in cui poche erano le occasioni di evasione. Ma, come d'incanto, si scopriva poi che tali iniziative risultavano utilissime per consolidare rapporti di vita comunitaria, lievito di altre iniziative più impegnative sotto il profilo socio-culturale da realizzare poi a Lusia. Al ritorno dalle piacevoli escursioni ci si raccoglieva in una sala della parrocchia messa a disposizione da don Settimo, per dibattiti, conferenze, per organizzare mostre e momenti di animazione del paese.
Si infittivano frattanto le occasioni di nuove uscite da Lusia, con escursioni varie, non poche delle quali avevano obiettivi dichiaratamente culturali, come le visite alle Ville Venete, o le giornate dedicate alle città d'arte e storia, quali Roma, Firenze, Caserta e Pompei, tanto per fare qualche esempio.
E sempre c'era il piacere di vivere esperienze comunitarie genuine, ricavando momenti di vera vita di gruppo, magari improvvisando un pranzo per cinquanta persone presso un rustico abbandonato, con una maxi grigliata all'aria aperta. Il piacere dello stare insieme era autentico e reale l'allegria dei commensali, pronti ad intonare i canti della tradizione veneta.
Anno dopo anno, mentre gli album delle foto a ricordo delle mitiche gite divenivano più spessi, si rinnovava l'impegno di nuove partenze con nuove destinazioni. Ma mai veniva dimenticata la tradizionale scampagnata in bici al parco di S. Elena d'Este. E, con lo scorrere degli anni, ai ragazzi di ieri si affiancavano frattanto giovanissime reclute, in diversi casi proprio i figli dei promotori delle prime esperienze di uscita collettiva dal paese.
Ancora oggi a Lusia, grazie ad un'iniziativa nata trent'anni fa, resta viva la consuetudine di organizzare viaggi collettivi. E, come allora, con tali escursioni si intende non solo utilizzare il tempo libero mediante momenti di svago e conoscenza del patrimonio artistico ed ambientale del nostro Paese, ma trovare occasioni di coesione al di sopra di ogni schieramento politico o di parte. L'esperienza trentennale conferma infatti che l'occasione di vivere in modo comune un'intera giornata, in un clima di festosa collaborazione, rinsalda i vincoli di amicizia, ampliando la disponibilità di tutti i partecipanti a continuare, anche successivamente, ad impegnarsi in progetti comuni a favore della collettività del proprio paese.
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Come citare questo articolo
Viviana Segantin. “Trent’anni di escursioni”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/trentanni-di-escursioni/