“Salve, o mio Canal Bianco
ove l’acque tue quete
del Tartaro e dell’Emissario
nella mia dolce verde Canda
disposandosi, il battesimo prendi,
e tra i biondi salci e acacie in fiore,
lemme lemme te’n vai
fino all’Adriatico mar che t’attende”.
Vogliamo iniziare con questi versi di Michelangelo Ballinetti (poeta, letterato, Accademico dei Concordi, nato a Canda nel 1867, morto a Rovigo nel 1956) il nostro breve itinerario turistico che ci porterà a scoprire alcuni scorci di Canda, ridente paese che si adagia sulla riva sinistra del Canalbianco, proprio dove questo fiume nasce, partorito dalle acque del Tartaro e dell'Emissario, che qui confluiscono.
Scorci, dicevamo, rappresentativi del tipico paesaggio polesano, in cui non mancano aspetti architettonici degni del nostro interesse per il loro valore urbanistico e storico.
Su tutti spicca la villa Nani Mocenigo, attribuita a Vincenzo Scamozzi, realizzata nel 1584 nel centro del paese, volutamente a ridosso dell'argine del Canalbianco, attraverso il quale veniva raggiunta dai nobili proprietari veneziani.
Di questo pregevole edificio ha parlato ampiamente il professor Leobaldo Traniello nel quinto volume di questa rivista, a cui rinviamo. Qui ricordiamo il suo vasto parco, ornato da statue in pietra dei colli Berici attribuite alla bottega degli Albanese di Vicenza, l'oratorio gentilizio, la casa padronale e le scuderie e, all’interno, gli affreschi attribuiti a Mengozzi Colonna.
Ma a Canda vi sono altri edifici interessanti da visitare. Proprio a pochi passi dalla villa Nani Mocenigo vi è il palazzo dei conti Loredan, fatto costruire da questa nobile famiglia nella prima metà del '500 quale dimora per i loro soggiorni estivi. Sulla facciata del fabbricato, restaurato recentemente ed adibito a sede municipale, spiccano due balconi a bifora, impreziositi al centro da una colonna corinzia sulla quale è scolpito lo stemma dei vecchi proprietari.
A poca distanza, al centro della piazza, sorge villa Trombini, elegante edificio a tre piani, costruito verso il 1725-26 dalla famiglia Trombini. Ha una facciata armoniosa, al centro della quale spiccano i tre portali ad arco sovrapposti, sormontati da un frontone, con abbaino e incorniciati ai lati da due alti camini.
Ancora nella piazza vi è la villa Bettini, costruita tra la fine del cinquecento e i primi del seicento.
Finché siamo nei paraggi, possiamo dare un'occhiata alla chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo e, da quanto risulta dalle visite pastorali, consacrata nel 1486. L'attuale edificio, però, risale alla fine del diciottesimo secolo. Ha un grande rosone sulla facciata e all'interno un altare in marmo pregiato, portato dall'abbazia della Vangadizza di Badia Polesine, un soffitto dipinto da Sebastiano Santi di Murano e un maestoso dipinto di scuola veneta del diciottesimo secolo raffigurante l’Arcangelo San Michele che uccide il dragone.
Del tardo settecento è la villa Adami (ora Scaranaro) che si trova a ponente della piazza, sull'argine del Canalbianco, sede militare durante la dominazione austriaca. Ha una facciata lineare sulla quale spicca una decorazione in terracotta raffigurante una Madonna col Bambino.
In via Gorghi, sulla strada per Badia Polesine, si incontrano vari edifici non privi di pregio: Ca' Tommasi, del tardo seicento, tipico palazzetto a tre piani con due portali ad arco e due camini laterali, molto diroccati; Ca' Raspi con un'ampia corte, un oratorio ed un grande rustico laterale; Ca' Campagnole con gli alti portici laterali, ora chiusi, e Ca' Giovanelli alquanto in degrado.
Un altro edificio interessante si può vedere in via Roma, sulla strada per Castelguglielmo: è villa Rigobello (ora Tasso) con un bel rustico laterale.
Ecco, quindi, un'occasione per trascorrere un interessante pomeriggio alla scoperta di caratteristici scorci architettonici che ingentiliscono il nostro Polesine.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Un pomeriggio a Canda”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-pomeriggio-a-canda/