Tra le località della provincia che possono vantare antiche radici storiche, un ruolo non secondario va riconosciuto a Trecenta, antico borgo romano identificato col nome di Annejanum, probabilmente dalla via Annia che intersecava questa parte del Polesine. Connessa alla viabilità romana è anche la derivazione dell'attuale nome, dato che il paese, caposaldo lungo la via Annia, era dotato di una stazione di sosta con cambio dei cavalli, distante centumtriginta milia da Rimini. E proprio da triginta deriva il nome di Trecenta.
In epoca meno remota, al tempo delle Signorie, la storia locale si lega ai destini di alcune famiglie emiliane, quella dei Contrari innanzitutto che nel 1409 ebbero da Nicolò III d'Este un'investitura sul territorio; a costoro seguirono nel 1575, per via ereditaria, i Pepoli e successivamente gli Spalletti i cui discendenti, tuttora esistenti, hanno progressivamente allentato i vincoli con il paese alto polesano.
Testimonianza primaria della nobiliare presenza di queste aristocratiche famiglie, sorge a Trecenta il Palazzon, eminente costruzione oggi attigua al centro progressivamente dilatatosi, ma un tempo sufficientemente e significativamente discosto dal cuore del paese.
Un edificio di una certa imponenza, realizzato nel 1687, secondo i canoni dell'architettura emiliana, dall'architetto bolognese Giuseppe Antonio Torri. Da allora il Palazzon per oltre due secoli ha rappresentato un aristocratico punto di riferimento nell'alto Polesine. Poi il progressivo abbandono, fino a snaturare del tutto l'uso dell'immobile adibito a magazzino, destinando l'elegante salone dei ricevimenti addirittura ad essiccatoio di piante di tabacco.
Oggi quasi d'incanto si è compiuto il miracolo: dopo lunghi anni di incuria ed abbandono, il Palazzon è tornato a risplendere, recuperato quale eloquente testimonianza storica ed architettonica, di sicuro rilievo tra i beni culturali ed ambientali del Polesine. Merito questo di un oculato intervento voluto dalla Regione Veneto che, utilizzando idonei fondi della Comunità Europea, ha provveduto ad una radicale opera di consolidamento e restauro, affidata all'ing. Claudio Giarola e all'arch. Marco Lucat, con la collaborazione dell'arch. Eleonora Masi. Un bene che la Regione ha ottenuto nel 1987 senza alcun impegno economico, in seguito ad una cessione gratuita effettuata dalla S.A.P. (Società Agricola Polesana) dei Conti Spalletti.
Esternamente ciò che colpisce dell'immobile è il suo netto emergere sul territorio, da cui deriva la denominazione di Palazzon, attribuitagli fin dalla prima fase della costruzione. Le caratteristiche estetiche delle facciate (sia l'anteriore che la posteriore tra di loro abbastanza simili) sono alquanto limitate, individuabili innanzitutto nel gioco dei volumi con l'avanzamento laterale di due corpi che assumono l'aspetto di torri, elemento architettonico questo tipico dell'architettura militare emiliana; una certa eleganza viene poi conferita al palazzo dal cornicione dentellato, mentre molto semplice appare il portale, sottolineato da una cornice in cotto che, disegnando un arco a tutto sesto, delimita il portone centrale sopra una scalinata a semicerchio.
Non è dunque un concetto di gentile accoglienza il motivo ispiratore del palazzo trecentano, il quale, almeno esteriormente, intende dare una netta immagine di forza, di robustezza e di difficile accesso. Sopra il seminterrato, evidenziato dal basamento in cotto su cui sembra poggiare l'edificio, si innalzano tre piani, caratterizzati da severe finestre simmetriche, ed un sottotetto che prende luce da aperture ovali progettate in linea con le finestre sottostanti.
A tanto rigore e severità dell'esterno fa da sorprendente riscontro l'eleganza ariosa e raffinata dell'interno, che trova la sua massima espressione nel salone d'onore e nella scala elicoidale.
Il Salone d'onore, a cui si accede direttamente dai due ingressi anteriore e posteriore dell'edificio, vuole certamente stupire ed affascinare il visitatore con la sua magniloquenza. Si eleva di ben 14 metri dal pavimento, e si presenta impreziosito da decorazioni a stucco riproducenti cigni, putti ed altri motivi di ispirazione tipicamente barocca. Un artistico ballatoio, delimitato da colonnine lignee artisticamente intagliate, corre tutt'intorno all'ampia sala, ad un'altezza mediana, arricchendo la scenografia dell'insieme. Ricercate decorazioni a mosaico sul pavimento a terrazzo veneziano completano l'appagante visione del grande salone che nei secoli passati più volte fu teatro di aristocratiche memorabili feste.
L'altro aspetto artistico di grande pregio dell'edificio, realizzato alla fine del '600, è costituito dlla scala elicoidale che, elevandosi con elegantissime volute, partendo dallo scantinato raggiunge il sottotetto. Una realizzazione architettonica leggiadra e per certi aspetti ardita, che, come il salone centrale, contrasta vivamente con la semplicità e la mancata ricercatezza delle facciate esterne.
Da una visita al Palazzon di Trecenta si può ricavare l'impressione che il progettista si sia per così dire sdoppiato, indossando i ruvidi panni del militare quando ha ideato gli esterni, e scegliendo invece vesti finemente lavorate di seta e broccati per disegnare la raffinata dimensione degli interni.
Ma una visita alla nobiliare costruzione dei Pepoli non può prescindere da una discesa negli scantinati, un tempo ambienti per la servitù e le cucine, oggi, dopo l'attento e funzionale recupero, ideali per approntare servizi di prima accoglienza. Qui predomina il rustico calore del cotto che caratterizza tutte le stanze delimitate da robusti soffitti a volta. Alcune passerelle di nuova costruzione permettono il passaggio da un'ala all'altra del seminterrato, in seguito a intelligenti scavi, realizzati negli ambienti centrali, che hanno portato alla luce una antica pavimentazione, sottostante un paio di metri al piano di calpestio.
È questa una vera e propria scoperta, realizzata in seguito a degli "assaggi" eseguiti nel corso dei lavori di recupero dell'immobile per verificare la consistenza delle fondamenta. Si è così giunti a conoscere che il palazzo si erge su una struttura preesistente, che è stata identificata come una chiavica destinata a scolare le acque della zona nel Tartaro. Una scoperta questa che arricchisce di ulteriori notizie la storia del Palazzon, facendo retrocedere di alcuni secoli la primitiva struttura presente in loco.
Fervono frattanto nello storico palazzo di Trecenta i lavori di completamento dei restauri che riporteranno l'immobile all'originale splendore e ne consentiranno la completa fruizione. Premessa questa indispensabile perché il Palazzon torni a rappresentare un importante punto di riferimento per Trecenta e l'alto Polesine.
Nel frattempo occorrerà però studiare il modo più idoneo per renderlo vivo nel tessuto sociale, individuando una destinazione d'uso connessa con opportunità turistiche e di rilancio dei beni ambientali del territorio che, nelle strette vicinanze, sono rappresentati dal fiume Tartaro-Canalbianco e dai caratteristici gorghi, da anni in attesa di una proposta turistica che li valorizzi.
Le foto a corredo dell'articolo sono tratte dalla pubblicazione "Il recupero di palazzo Pepoli di Trecenta" edita dalla Regione Veneto durante l'intervento di restauro.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Una visita al “Palazzon””. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-visita-al-palazzon/