Circa ottanta studenti dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia hanno partecipato nel mese di gennaio ad un seminario residenziale nel Delta del Po, finalizzato alla formulazione di proposte operative per la gestione delle risorse presenti nel territorio, sia in riferimento agli aspetti economici e sociali, che a quelli culturali, storici e ambientali.
La ricerca è stata coordinata da Giovanni Campeol, titolare del corso di geografia urbana e regionale presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia in collaborazione con Philipe Pypaert, funzionario dell'Unesco Venice Office.
Una convergenza di interesse scientifico e numerose affinità metodologiche nello studio della pianificazione e della gestione del territorio sono alla base del progetto, che si inscrive nella continuità di una ricerca avviata nel 1988 in Belgio e riguardante Comuni rurali e peri-urbani della Wallonia, regione meridionale francofona del Belgio.
Partendo dallo studio del materiale bibliografico e cartografico esistente, è stata fatta una accurata analisi della situazione attuale nell'area dei cinque Comuni interessati dal Parco del Delta, coinvolgendo la realtà locale attraverso un'indagine sociologica.
Una nutrita serie di uscite e di incontri con operatori politici, socio-culturali ed economici ha consentito ai partecipanti, non solo una migliore conoscenza dell'ambiente fisico e naturale, ma soprattutto ha dato modo di approfondire le problematiche e le logiche sociali legate alla pianificazione delle risorse, per uno sviluppo compatibile con la situazione territoriale.
Per un primo approccio, in collaborazione con l'assessore alla cultura del Comune di Rovigo, prof. Gabbris Ferrari, gli organizzatori hanno programmato presso il Museo Civico di Rovigo due interessanti lezioni, tenute dal dott. Raffaele Peretto, direttore dello stesso museo, e dal dott. Adriano Mazzetti, direttore dell'Accademia dei Concordi.
Durante l’incontro sono stati approfonditi specifici settori dell’evoluzione naturale e della storia del Delta Padano, soffermandosi soprattutto sul rapporto uomoambiente alla luce di quanto emerso dalle più recenti ricerche paleoambientali e archivistiche, non trascurando i riferimenti alle metodologie di indagine.
In particolare è stato evidenziato come il Delta antico fosse un crocevia di interessi e di commerci con l’intera Europa, in una realtà instabile per le numerose variazioni dei corsi dei fiumi e governata da deboli equilibri naturali, ma con la quale l’uomo ha saputo integrarsi, arrivando a significative trasformazioni del paesaggio per adattarlo alle proprie esigenze di vita.
I marcati interventi operati dalla moderna tecnologia hanno consentito una migliore convivenza degli abitanti del Polesine con i problemi della sicurezza idraulica ma, rispetto al passato, si ha l’impressione di una minore consapevolezza della necessità di una gestione territoriale integrata. Questo non solo perché è profondamente mutato il ritmo delle nostre consuete abitudini, ma anche perché i risultati delle soluzioni proposte sono spesso ipotetici e lontani rispetto alle aspettative della popolazione.
C’è comunque l’esigenza di essere protagonisti del proprio decollo, anche economico. Oltre alla necessità di costruire il consenso della popolazione sulla base di criteri oggettivi di sostenibilità, condivisi dalla maggioranza degli abitanti e degli operativi socio-economici, nell’incontro conclusivo è stato ricordato che bisogna amministrare in modo oculato le risorse naturali, perché durino nel tempo. Solo così le opportunità di sviluppo potranno diventare realtà.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Uno sviluppo sostenibile per il Delta del Po”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/uno-sviluppo-sostenibile-per-il-delta-del-po/