Nei parchi gentilizi, durante la stagione autunnale, quando le foglie abbandonano progressivamente la loro dimora lasciando spogli gli alberi, la vista si spinge oltre i rami scuri, per osservare, con stupore, l’apparire di edifici di rilievo nascosti durante l’estate dalla fitta vegetazione.
E’ quanto succede a Crespino per villa Pio Falcò, oggi Longhi, la cui facciata principale, orientata verso levante, manifesta l’importanza del grande edificio specie nel corpo centrale avanzato, caratterizzato da due grandi loggiati sovrapposti, coronati da un piano attico privo di aperture.
La villa, tinteggiata di un rosa che un tempo doveva essere molto carico ma che oggi, non più ravvivato da decenni, appare alquanto sbiadito, si delinea nel parco oltre la cancellata che dà sulla piazzetta XX Settembre. Uno slargo questo noto ai cultori di memorie patrie per essere stato infaustamente scelto, al tempo del dominio napoleonico, per giustiziare il povero pescivendolo Veneri, accusato di aver sobillato la cittadinanza in una sollevazione antigovernativa.
La villa, più volte rimaneggiata ed ampliata nel corso dei secoli, subì una consistente ristrutturazione in epoca neoclassica, allorché l’attenzione dell’ignoto architetto che presiedette ai lavori si concentrò in particolare sulla parte centrale che si presenta avanzata e di tutto rilievo, mentre le due ali laterali, sviluppate su tre piani più il sottotetto, appaiono alquanto lineari e prive di ricercatezza.
L’appariscente avancorpo è definito da una cornice marcapiano e da un cornicione modanato, che si sviluppa al di sotto delle tre finestrelle chiuse del sottotetto (piano attico). I due loggiati sovrapposti presentano ognuno cinque grandi arcare (tre sul fronte e due laterali) intervallate da lesene con capitelli dorici al piano terra e ionici al piano superiore.
Al pianterreno l’androne centrale, ideato per un’accoglienza di tutto rispetto nei confronti degli illustri ospiti che un tempo frequentavano il palazzo, è oggi utilizzato come officina dell’azienda agricola i cui terreni si stendono a nord-ovest del complesso architettonico. Anche il soffitto a cassettoni manifesta l’importanza del grande spazio destinato all’accoglienza degli ospiti.
Sulla sinistra è ubicato l’accesso all’ampia scala che porta al piano nobile, ove si apre un vasto salone, il cui alto soffitto presenta purtroppo vari crolli. Sono comunque tuttora visibili interessanti zone affrescate con decori di gusto neoclassico, che si ritrovano anche nelle stanze successive, molto meno danneggiate del salone centrale.
Nella parte posteriore del grande edificio si trova un secondo giardino fiancheggiato dai locali di servizio. Un grazioso portale ad arco policentrico, con stemma dei principi Pio apre alla parte rustica dell’azienda sul lato sud, ove si trova la parte oggi adibita ad abitazione.
A Crespino la villa dei principi Pio Falcò si presenta dunque come un’importante realtà architettonica del passato; una costruzione tra le più significative del Polesine, per la quale urgono interventi di recupero, studiando magari forme di azione sinergiche tra il pubblico ed il privato, utili a fermare il degrado del tempo, prima che la situazione degeneri in modo insanabile.
Ma come si spiega la presenza nel ridente paese rivierasco di un complesso architettonico tanto importante?
La risposta va cercata nel periodo estense-pontificio, quando il territorio crespinese divenne dominio di nobili casate, tra cui si ricordano i Turchi di Ferrara, i Marchesi Bevilacqua e i Signori Pio di Modena; e ancora i Sarti-Savonarola di Ferrara, i Pasetti, i Bonafede, i Mosti e i Bonassa.
Gli investimenti fondiari, che precedettero la costruzione di vari importanti edifici, erano giustificati dalla feracità della campagna, resa fertile, oltre che dalla presenza del fiume Po, da tre corsi d’acqua quali il Collettore Zucca, lo scolo Colombara, e Marcadello che solcavano il territorio.
La villa Pio Falcò prende il nome dai Pio, Signori di Modena, che si fregiavano anche del nome di Savoia dal 1450, quando Alberto Pio abbandonò le schiere di Francesco Sforza per passare a quelle dei Savoia, ottenendo da costoro l’onore di unire al nome del propio casato quello dei futuri re d’Italia.
Dal ramo Pio-Savoia, trapiantato a Ferrara, derivò Carlo Emanuele, divenuto cardinale nel 1604. Ma fu suo nipote, Carlo Junior, anch’egli cardinale, nominato vescovo di Ferrara nel 1655 che entrò in possesso dei beni di Crespino: egli infatti concorse alla divisione del patrimonio della famiglia Turchi, a seguito dell’estinzione di questa per mancanza di eredi maschi.
Le proprietà crespinesi erano costituite, oltre che dalla spendida villa, da vasti possedimenti terrieri. E non mancava un collegamento diretto con il Po (allora non imbrigliato dall’alto argine che oggi separa il paese dalla zona golenale) mediante un percorso detto “Strada dei Cardinali”, utilizzata oltre che dal cardinale Carlo anche da altri alti dignitari ecclesiastici dei casati dei Pio e dei Savoia. Portava all’approdo fluviale, che costituiva il punto di arrivo e partenza più utilizzato per i collegamenti tra Crespino e il ferrarese, al di là del Po, divenuto parte integrante dello Stato Pontificio dal 1598.
Dalle cartine geografiche antiche, disegnate a mano, e conservate nell’archivio parrocchiale si intuisce l’importanza di Crespino nel corso dei secoli. Fra l’altro si coglie come la villa dei Principi Pio sia stata preceduta, già intorno alla metà del ‘400 da un primo edificio tipicamente “estense” di proprietà dei Turchi.
Ultimo discendente della casata Pio fu il Principe Francesco Falcò, spagnolo che succedette allo zio Carlo e visse alla Corte di Madrid. Alla morte di Francesco la proprietà passò al principe Gisberto Pio ed immediatamente alla sua morte, avvenuta nel 1776, alla figlia Maria Isabella della Concezione sposata col Marchese don Antonio Valcarcel, di cui rimase vedova nel 1790.
In epoca austriaca, proprietario della villa crespinese risulta Giovanni Pasquale Falcò Valcarcel, ancora livellario della “mensa” arcivescovile di Ravenna, retaggio questo risalente all’epoca feudale quando la chiesa ravennate estendeva il suo potere sulla zona.
La visita alla villa di Crespino può suggerire ulteriori itinerari, ben oltre il Polesine, alla ricerca di altri beni di pregio architettonico appertenuti al casato dei Pio: un’altra villa Pio Falcò si trova ad Imbersago, sul colle Mombello, vicino al lago di Como.
Ma la sede principale dei Pio fu la città di Modena, mentre dalla fine del XIV secolo scelscero Carpi, dando vita a una piccola e splendida corte rinascimentale alloggiata nel prestigioso castello impreziosito da varie torri.
Sempre in terra emiliana, nella campagna ferrarese a circa un chilometro dal centro di Tresigallo, troviamo il “Palazzo Principi di Savoia”, costruito nel XVI secolo, come edificio di sovrintendenza ai possedimenti della zona: è formato da un corpo principale a due piani, affiancato da una torre laterale, nella quale si conservano tracce di affreschi del ‘500.
Va poi ricordato lo splendido complesso barocco fatto costruire nel 1665 a Tivoli dal già citato cardinale Carlo Pio di Savoia, denominato “Borgo Pio”, costituito da una lunga strada rettilinea, fiancheggiata ai due lati da cinque gruppi identici di case, che sfocia nella pittoresca piazza del teatro a forma di ellisse detta “Piazza Padella”.
Lo stesso cardinale portò a termine a San Gregorio da Sassola, paese della comunità montana di Tivoli, il Convento di S. Maria Nuova e la costruzione di un maniero, poi denominato “Castello Brancaccio” dai principi che ne divennero proprietari.
L’auspicio è che dalla vista di complessi architettonici tanto illustri e ben conservati possa originarsi lo stimolo idoneo a dare vita ad un’azione concertata, in grado di avviare l’attesa azione di recupero della villa dei Principi Pio Falcò di Crespino.
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Come citare questo articolo
Daniele Milan. “Villa Pio Falcò a Crespino”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-pio-falco-a-crespino/